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Covid-19, come si vive senza olfatto?

Uno dei primi possibili sintomi dell'infezione da Sars-Cov-2 è la perdita (temporanea) della sensibilità olfattiva: la pandemia ha fatto riscoprire una disfunzione sensoriale di cui tante persone soffrono in modo permanente

{icon.url}6 Gennaio 2021 - ore 08:37 Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Richard Ecsedi/Unsplash)

Non poter apprezzare il profumo del cibo in tavola, o delle preparazioni mentre si sta cucinando. Non sapere se si è puliti e profumati a dovere, o se invece si emana un cattivo odore. Non avere aromi che fanno tornare alla mente i ricordi, e non percepire se c'è una fuga di gas, qualcosa che brucia, qualche alimento marcito nel frigorifero, un cibo avariato o l'odore dei fiori. Spesso declassato a quinto dei cinque sensi in ordine di importanza, l'olfatto è ritenuto di solito poco rilevante in termini di qualità della vita. Ma vivere senza, per un periodo o per sempre, significa di fatto non solo essere più esposti ad alcuni pericoli, ma anche non potersi godere una parte delle cose belle della quotidianità.

Nell'ultimo anno si è parlato molto di riduzione della sensibilità olfattiva o della sua perdita totale (in termine tecnico, anosmia) per via della pandemia. La temporanea compromissione dell'olfatto, infatti, è uno dei primi sintomi del Covid-19 in buona parte delle persone infettate dal Sars-Cov-2, tanto che l'improvvisa perdita di questo senso è considerata un campanello d'allarme al pari di altri sintomi tipicamente influenzali come la febbre, la tosse o l'ostruzione delle vie nasali.

Le evidenze scientifiche dell'anosmia da Covid-19

Insieme alla riduzione del gusto, la perdita di olfatto o la sua drastica riduzione (detta iposmia) è uno dei sintomi più comuni in assoluto dell'infezione da nuovo coronavirus, ma per fortuna nella grandissima maggioranza dei casi si tratta di un effetto che sparisce in poche settimane. Complessivamente si stima che l'anosmia colpisca tra un terzo e la metà delle persone con Covid-19, asintomatici inclusi. Una ricerca condotta in Lombardia, per esempio, ha quantificato l'incidenza nel 42%. Tuttavia, va detto, non esiste una correlazione diretta tra il non sentire gli odori e l'essere infetti o infettivi: soprattutto in fase di guarigione, infatti, si può continuare a non sentire gli odori anche dopo che il virus è stato sconfitto.

(foto: Sweet Louise/PixaBay)

Sulla durata dell'anosmia, le analisi scientifiche svolte non sono tutte esattamente concordi, ma si può sintetizzare il risultato complessivo dicendo che nella maggioranza dei casi dura meno di un mese. Per esempio, uno studio tutto italiano condotto nel nordest su oltre 200 pazienti ha valutato che entro 4 settimane l'olfatto è stato ripristinato nel 90% circa di chi lo aveva perso. Mentre un'analoga ricerca statunitense ha stimato un recupero totale per il 50% dei pazienti, mentre il 40% aveva avuto solo dei miglioramenti. In entrambi i casi, comunque, è stato stabilito che circa un decimo dei pazienti non aveva avuto miglioramenti, o addirittura era peggiorato nel corso del mese di osservazione.

Anche se si tratta di una minoranza (nemmeno tanto piccola, a conti fatti) di persone con strascichi a medio e lungo termine, gli scienziati stanno conducendo ulteriori ricerche per capire in che modo esattamente il Sars-Cov-2 finisca per compromettere i recettori sensoriali di olfatto e gusto. Al momento non ci sono infatti né terapie specifiche né soluzioni d'altro genere, eccezion fatta per la cosiddetta riabilitazione olfattoria, in cui si addestra l'epitelio del naso con una serie di odori intensi, in modo che - con un po' di allenamento - possa recuperare del tutto o in parte la propria funzionalità.

Cos'altro può provocare la perdita dell'olfatto

Complessivamente, senza considerare l'effetto del Covid-19, si stima che circa una persona ogni 20 soffra di anosmia almeno per una parte della propria vita. Le cause possono essere moltissime: altre infezioni virali (dal raffreddore all'influenza stagionale), sinusiti croniche, tumori e in particolare polipi, traumi cranici e malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. Ma anche questioni più strettamente meccaniche come ostruzioni all'interno del naso, deviazioni del setto, e pure danni all'epitelio dovuti a sintomatologia nasale, causata magari da un'allergia. E possono diventare anosmiche quelle persone che soffrono di altre condizioni più o meno gravi, dall'epilessia alla schizofrenia, dalle emicranie alla sindrome di Kallman e alle malformazioni congenite del bulbo olfattivo.

Secondo le statistiche pre-pandemia, si stima che solo il 3% delle persone che soffrono di perdita dell'olfatto siano nate anosmiche, mentre tutte le altre sviluppano questa condizione nel corso della vita. Oltre all'invecchiamento - che riduce la capacità sensoriale e rallenta la rigenerazione delle cellule dell'epitelio nasale se vengono danneggiate - possono contribuire determinate categorie di farmaci e le anestesie totali. In generale gli uomini ne soffrono più delle donne, e per tutti quanti la diagnosi è una delle fasi più complicate: richiede tempo ed esami molto specifici, tanto che si stima esista pure un problema di sottovalutazione dell'incidenza reale.

(foto: Battlecreek Coffee Roasters/Unsplash)

Un circolo vizioso che parte dal naso

I piccoli e grandi limiti del vivere quotidianamente senza olfatto hanno spesso conseguenze complesse. Oltre a quelle dirette e più intuitive, infatti, la disfunzione olfattiva determina una serie di effetti a cascata. Per esempio, l'incapacità di annusare il cibo provoca alterazioni dell'appetito: non solo tutto quanto in bocca comincia a somigliare a sabbia o cartone, ma anche il senso di fame viene alterato. Si continua a percepire di solito la differenza tra dolce e salato, tra acido e amaro, ma diventa difficile o proprio impossibile distinguere i singoli sapori. Non a caso, l'anosmia si può accompagnare a un'importante perdita di peso, o più spesso a un'alimentazione squilibrata e malsana che finisce per far magiare di più e portare all'obesità.

(foto: Dana Tentis/PixaBay)

L'anosmia è associata anche a un depauperamento delle relazioni interpersonali. Diventa infatti più difficile godere della felicità delle occasioni conviviali, e pure il rapporto con il proprio partner più esserne compromesso. I sentimenti dominanti in pubblico sono spesso preoccupazione e imbarazzo, a cui fanno seguito tristezza e a volte pure depressione, accentuata dal non provare più lo stesso piacere davanti al cibo e nelle relazioni intime amorose. E da ultimo, ma non per importanza, la mancanza di odori compromette tanto i ricordi felici quanto il vivere nuove esperienze, provocando ulteriore frustrazione e perdita di empatia.

A complicare ulteriormente le cose sono poi due questioni, rispettivamente di carattere scientifico e sociale. La prima è che il meccanismo olfattivo è ancora poco compreso e conosciuto, e di conseguenza non esistono né terapie specifiche né ausili equivalenti a ciò che gli occhiali sono per la vista o gli apparecchi acustici sono per l'udito. Insomma si è irrimediabilmente condannati a non poterci fare alcunché. L'altra questione riguarda il rapporto con gli altri, e con i medici in particolare. Nella sensibilità collettiva, la perdita di olfatto è solo un problema minore, non grave, e chi non ne soffre tende a sminuirne la portata e le implicazioni. Anche, dicono i pazienti, quando si tratta di rapportarsi con i dottori. Chissà che il dramma della pandemia abbia perlomeno il piccolo risvolto positivo di portare le persone a prestare più attenzione e sensibilità nei confronti di chi, per poco tempo o in modo perenne, non può sentire gli odori.

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