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Tornado in Italia: quali aree sono a rischio e perché

Pianura Padana e Triveneto anzitutto, ma anche le coste di Lazio e Toscana, la Puglia, la Sicilia e la Campania. C'entra la conformazione del nostro territorio, ma anche il riscaldamento globale

{icon.url}26 Ottobre 2020 - ore 07:58 Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Niccolò Ubalducci/Flickr)

Ce lo insegna la storia, anche recente: il territorio italiano è esposto a un rischio non trascurabile di trombe d'aria, che si concentrano soprattutto in alcune aree del paese e che - a causa del riscaldamento globale - tendono a farsi progressivamente sempre più intense e violente.

Solo negli ultimi anni sulla nostra penisola si sono abbattuti tornado di notevole forza e violenza, tanto da essere quasi paragonabili in intensità media a quelli che interessano le grandi pianure degli Stati Uniti, anche se meno frequenti. Gli scienziati classificano le trombe d'aria in base alla cosiddetta scala Fujita avanzata (Enhanced Fujita scale, EF), che si basa sulla velocità del vento ed etichetta tutti gli eventi con un livello da 0 a 5. Solo nell'ultimo decennio si sono contati in Italia oltre una ventina di tornado di grado EF2 o superiore, ossia con venti dai 178 km/h in su.

Tra gli eventi più recenti ci sono il tornado di Taranto del 2012 (EF3, oltre i 218 km/h) e quello di Mira e Dolo nei pressi di Venezia nel 2015 (EF4, con raffiche superiori ai 267 km/h), oltre alla tromba d'aria di Arcore nel 2001. E guardando più indietro nel tempo ci sono eventi estremi come a Broni (Pavia) nel 1957, o la Tromba del Montello (Treviso) del 1930 che raggiunse il livello EF5, con raffiche oltre i 500 km/h e che fece 23 vittime. Poi ancora il Friuli nel 1867, la Brianza nel 1910, il trevisano nel 1930, il veneziano nel 1970, la zona di Otranto nel 1832 e nel 2012, Catania (1884 e 1968), Roma in più di un'occasione e poi il devastante tornado che l'8 dicembre 1851 colpì il versante orientale della Sicilia provocando mezzo migliaio di vittime.

Gli effetti della Tromba del Montello (foto: Wikimedia Commons)

Complessivamente le statistiche indicano una media di poco inferiore alla quarantina di trombe d'aria all'anno da EF0 in su (per la precisione 37), ma con punte anche del doppio. Il trend, affermano gli esperti, non è di crescita del numero di questi eventi, bensì della loro intensità, anzitutto a causa dell'aumento delle temperature medie (soprattutto dei mari). Un tema che quindi si allaccia strettamente con il riscaldamento globale, e che rende più ancora soggetti di noi alle trombe d'aria paesi come il Regno Unito e i Paesi Bassi, per restare nel Vecchio Continente.

(foto: Domenico Palesse/Ansa)

Una mappa del rischio

Sul nostro territorio nazionale il rischio tornado non è distribuito in modo uniforme. Anzi, c'è una forte variabilità sia in senso geografico sia stagionale, e ciascuna area ha i propri periodi di più alta probabilità di sviluppare violente trombe d'aria. L'autunno, comunque, è in generale la stagione più problematica. La mappatura del rischio tornado si basa su almeno due elementi: da un lato i dati storici degli eventi estremi, che indicano quali situazioni potrebbero ripetersi (qui alcune mappe probabilistiche ricavate con questo criterio), e dall'altra uno studio delle dinamiche dell'atmosfera, che danno una spiegazione scientifica ai fenomeni stessi.

La zona ritenuta a maggior rischio assoluto è la Pianura Padana, dove l'aria fredda che scende dall'arco alpino provenendo da nord-ovest può scontrarsi con quella calda e umida che risale da sud verso nord lungo il mar Adriatico. Queste condizioni, capaci di generare gli eventi più estremi, possono verificarsi in Friuli Venezia Giulia e soprattutto in Veneto nelle province di Vicenza, Treviso e Venezia tra giugno e novembre, con un picco a settembre. E la stessa dinamica può interessare anche le parti pianeggianti della Lombardia (tra giugno e ottobre, con picco ad agosto), del Piemonte orientale e dell'Emilia Romagna (tra aprile e agosto), sfruttando la combinazione tra i contrasti termici e l'effetto-pianura, con l'assenza di asperità nel terreno che consente alle trombe d'aria di rafforzarsi via via. Anche se la Pianura Padana è molto più piccola rispetto alle grandi distese statunitensi, infatti, è comunque abbastanza vasta da determinare un effetto analogo.

Una tromba d'aria a Ostia nel 2018 (foto: Carlo Lannutti/LaPresse)

Sono tendenzialmente più deboli, invece, i tornado che si formano sulla costa tirrenica, dove lo scontro tra masse d'aria con caratteristiche diverse è in generale meno violento. Ciononostante, nelle regioni del basso mar Tirreno come Campania e Lazio si possono formare trombe d'aria tra ottobre e novembre, mentre nella parte più settentrionale (Toscana e Liguria) il periodo è più esteso e va da giugno a dicembre.

Infine, il sud. In Sicilia e in Calabria si possono generare forti contrasti tra le masse d'aria calda che risalgono dall'Africa e quelle fredde che scendono provenendo da nord-ovest, con un contrasto di umidità e temperatura che raggiunge il suo picco a novembre. Una dinamica simile interessa anche la Puglia - incluse le parti interne del Salento - con un rischio massimo nel mese di ottobre, e solo eccezionalmente il Molise e l'Abruzzo.

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