FacebookInstagramXWhatsApp

Frane ad alta quota: c'entra il riscaldamento globale

L'aumento delle temperature incide sulla stabilità dei pendii, la conferma di una ricerca scientifica italiana
Ambiente19 Aprile 2021 - ore 09:52 - Redatto da Redazione Meteo.it
Ambiente19 Aprile 2021 - ore 09:52 - Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Kfuhlert/Pixabay)

Tra i numerosi problemi collegati al riscaldamento globale e all'inquinamento atmosferico, dalla pericolosità dei voli aerei alla mortalità diretta, non va sottovaluta nemmeno l'instabilità dei pendii, con il conseguente aumento del rischio di frane ad alta quota. Un tema che ha meritato anche una recente pubblicazione scientifica sulla rivista specialistica Earth Surface Processes and Landforms, uscito a febbraio di quest'anno.

Il gruppo di ricerca che ha firmato lo studio è noto come River Basin Group, costituito da ricercatori della facoltà di Scienze e tecnologie dell'università di Bolzano insieme a geologi dell'università tedesca di Potsdam. Un lavoro che è partito dall'analisi delle modificazioni strutturali delle montagne, valutando l'impatto determinato dall'aumento delle temperature e dai fenomeni meteorologici.

Cosa sta accadendo?

Le frane rappresentano una reale minaccia per le persone e più in generale per gli animali, causando disagi, danni e - in alcuni casi - mietendo vittime. La pericolosità negli ultimi anni è progressivamente cresciuta, tanto che sempre più aree sono considerate a rischio. Gli stessi alpinisti si sono accorti, ripercorrendo i medesimi percorsi tra le rocce da un anno all'altro, che qualcosa sta via via cambiando. Anzitutto con la ben nota scomparsa dei ghiacci che prima coprivano le rocce, ma anche con le pareti rocciose che cambiano aspetto e diventano friabili. Insomma, capita sempre più spesso di vedere parti di montagna instabili e pericolanti.

Ma l'aspetto più grave di tutti è determinato, indirettamente, dallo scioglimento dei ghiacci: l'acqua che ne deriva tende a infiltrarsi nelle rocce e crea il fenomeno noto come frost-crack (chiamato così sia nelle rocce sia negli alberi), ossia delle rotture che si creano quando l'acqua - all'arrivo della stagione fredda - si ricongela e si espande. Ripetuto ciclicamente e su larga scala, questo fenomeno sta creando mutamenti irreversibili nella struttura delle montagne, a partire dalla perdita di compattezza.

(foto: Kanenori/Pixabay)

Le osservazioni del nuovo studio scientifico

Anche se il fenomeno in sé non è certo una novità di questi mesi, la già citata ricerca italo-tedesca è un'ulteriore conferma della criticità della situazione. Già il titolo, in questo senso, è emblematico: Pronounced increase in slope instability to global warming (L'aumento pronunciato dell'instabilità dei pendii a causa del riscaldamento globale). A colpire ancora di più è il fatto che questo studio sia stato condotto specificamente nel nostro paese.  Le modificazioni geologiche valutate, infatti, sono quelle dei pendii nel bacino del rio Solda, in Val Venosta.

Le cause a monte di queste problematiche, ancora troppo poco discusse, risiedono senz'altro nel cambiamento climatico, e più in particolare nell'aumento delle temperature medie. Il che, come noto, è a sua volta imputabile all'inquinamento ambientale, ossia all'immissione nell'aria di anidride carbonica e altre sostanze inquinanti, soprattutto tramite processi di combustione. Oggi sappiamo che anche un incremento di un solo grado centigrado può avere effetti devastanti non solo sugli ecosistemi, ma pure sulla sicurezza delle aree di montagna. Le previsioni per il futuro sono tutt'altro che incoraggianti: anche se tutto filasse liscio, cioè secondo quanto previsto dall'accordo di Parigi, entro il 2100 ci sarà comunque un aumento della temperatura media tra gli 1,5°C e i 2°C.

(foto: Unsplash)

Connesso con il riscaldamento globale è anche l'aumento dei fenomeni meteorologici violenti, soprattutto quelli di più forte intensità. Temporali, tornado, grandinate e venti forti sono un'ulteriore minaccia per la stabilità dei pendii. A preoccupare, dal punto di vista dell'incolumità delle persone, è l'impossibilità di prevedere fenomeni come frane e smottamenti, e di conseguenza il rischio è molto difficile da gestire.

Le aree più colpite, dove prestare attenzione

Questa serie di criticità, fortunatamente, almeno per ora non riguarda tutte le località montane. Da quanto ne sappiamo, infatti, il pericolo di frane e lo sgretolamento dei pendii interessa principalmente le aree in alta quota, grossomodo sopra i 2.500 metri di altitudine. I centri abitati dovrebbero essere mediamente più al sicuro, almeno per i prossimi anni, ma già ora occorre mantenere alta l'attenzione.

(foto: Hans/Pixabay)

I sentieri e i percorsi di montagna frequentati da turisti e amanti dell'alpinismo, invece, sono i luoghi che preoccupano di più. Soprattutto quando ci si trova nelle immediate vicinanze di un ghiacciaio, dove non a caso durante la primavera e l'estate si registra un aumento di fenomeni come la caduta di massi e il flusso di detriti.

Per tentare di arginare il problema, le soluzioni non sono molte. Una, di ampio respiro, è quella di contrastare in tutti i modi possibili il riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Mentre, focalizzandosi sulla questione specifica, una possibilità è di mappare le aree ad alta quota con i maggiori pericoli, in modo da potere intervenire con misure di prevenzione specifiche di caso in caso, così da ridurre al minimo il numero di incidenti e vittime.

Articoli correlatiVedi tutti


  • Meteo, bollettino sulle ondate di calore per il 7 agosto 2026: 26 città da bollino rosso in Italia
    Clima6 Agosto 2026

    Meteo, bollettino sulle ondate di calore per il 7 agosto 2026: 26 città da bollino rosso in Italia

    Ancora tutta Italia in allerta meteo caldo di livello massimo: 26 città da bollino rosso, mentre una sola città passa al bollino giallo.
  • Maltempo, allerta meteo gialla per temporali venerdì 7 agosto: le regioni colpite
    Clima6 Agosto 2026

    Maltempo, allerta meteo gialla per temporali venerdì 7 agosto: le regioni colpite

    Allerta meteo gialla venerdì 7 agosto 2026 in Calabria, Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto.
  • Meteo weekend: dominio dell’anticiclone africano, ma attenzione ai temporali intensi. Le previsioni
    Clima6 Agosto 2026

    Meteo weekend: dominio dell’anticiclone africano, ma attenzione ai temporali intensi. Le previsioni

    Caldo e piogge nel secondo weekend di agosto 2026: la quarta ondata di calore non molla la presa, ma arrivano i primi temporali di stagione.
  • Meteo, allerta caldo estremo il 6 agosto 2026 in 27 città: Italia da bollino rosso
    Clima5 Agosto 2026

    Meteo, allerta caldo estremo il 6 agosto 2026 in 27 città: Italia da bollino rosso

    Scatta l'allerta meteo caldo il 6 agosto 2026 in Italia: da Nord a Sud, gran parte delle città sono da bollino rosso.
Ultime newsVedi tutte


Meteo: caldo estremo fino a Ferragosto, solo una breve pausa. Ecco dove
Tendenza6 Agosto 2026
Meteo: caldo estremo fino a Ferragosto, solo una breve pausa. Ecco dove
La tendenza meteo per il weekend e l'inizio della prossima settimana, quella che ci condurrà al Ferragosto, vede ancora temperature molto elevate
Meteo, l'ondata di caldo si conferma duratura
Tendenza5 Agosto 2026
Meteo, l'ondata di caldo si conferma duratura
Le attuali proiezioni non mostrano una vera modifica della circolazione con una prosecuzione del caldo fuori scala per molti giorni, compresa la settimana di Ferragosto
Meteo, la calura non mollerà la presa. I dettagli
Tendenza4 Agosto 2026
Meteo, la calura non mollerà la presa. I dettagli
Dopo una lieve attenuazione al Nord grazie ad un flusso di aria leggermente più fresca, probabile nuovo rinforzo dell’anticiclone africano entro Ferragosto
Mediaset

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Agosto ore 02:07

Copyright © 1999-2020 RTI S.p.A. Direzione Business Digital - P.Iva 03976881007 - Tutti i diritti riservati.

Rispetto ai contenuti e ai dati personali trasmessi e/o riprodotti è vietata ogni utilizzazione funzionale all'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa. È altresì fatto divieto espresso di utilizzare mezzi automatizzati di data scraping.

Per la pubblicità Mediamond S.p.a. RTI spa, Gruppo Mediaset - Sede legale: 00187 Roma Largo del Nazareno 8 - Cap. Soc. € 500.000.007,00 int. vers. - Registro delle Imprese di Roma, C.F.06921720154