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Vaccino anti Covid-19, quanto dura la protezione?

Per i primi 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale la protezione rimane ottima. Ecco quando serve fare la terza dose e quali sono le eccezioni
{icon.url}10 Novembre 2021 - ore 07:21 Redatto da Redazione Meteo.it
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10 Novembre 2021 - ore 07:21 Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Pixabay)

Mentre la campagna vaccinale globale continua, le informazioni a disposizione a proposito dell’efficacia sul lungo periodo delle formulazioni anti Covid-19 sono sempre di più. Anche se stabilire con precisione il livello di protezione dopo vari mesi dal completamento del primo ciclo vaccinale non è semplice, ora è già possibile affermare con un'ottimo livello di certezza che dopo 6 mesi i vaccini di Pfizer-Biontech, Moderna e AstraZeneca garantiscono ancora una protezione dal virus decisamente buona.

Se si guarda a periodi di tempo più lunghi, invece, si rende necessaria almeno una dose booster, ossia aggiuntiva rispetto al primo ciclo. E la domanda scientifica a cui le autorità sanitarie italiane (e non) sono chiamate a dare una risposta è dopo quanto tempo dalla precedente iniezione sia utile e necessario procedere con l'ulteriore dose. Il tutto conciliando questioni di durata della protezione con la prevista risalita dei contagi nel periodo invernale, e tenendo conto che le somministrazioni di massa richiedono un certo tempo per essere svolte.

Il punto sulla campagna vaccinale

Che si parli di quarta ondata o di semplice rialzo dei contagi, è evidente come in Europa nelle ultime settimane il numero dei casi positivi registrati e le ospedalizzazioni per infezione da Sars-Cov-2 stiano ricominciando a crescere. Nonostante in questo momento l’Italia rappresenti un esempio virtuoso per stato di avanzamento della campagna vaccinale, è importante mantenere alto il livello di attenzione, anche per evitare nuove restrizioni e chiusure.

Tra le misure di prevenzione del contagio più efficaci, come dimostrano i dati pubblicati dall’Istituto superiore di sanità, non ci sono solo mascherine e distanziamenti, ma soprattutto il vaccino e la protezione che garantisce. A oggi ha completato il ciclo vaccinale - monodose o in doppia dose a seconda della formulazione somministrata - l’83% della popolazione italiana sopra i 12 anni d'età. C’è poi un ulteriore 2% che è in attesa della seconda dose, e che quindi risulta già parzialmente protetto.

(foto: Unsplash)

I vaccinati però non sono tutti nella stessa condizione, perché la campagna di vaccinazione in Italia è iniziata oltre 10 mesi fa: di conseguenza, alcuni hanno ancora a disposizione mesi di protezione offerta, mentre altri potrebbero avere una quantità di anticorpi non più sufficiente a garantire protezione e quindi avere necessità di una nuova dose di vaccino. Proprio per questo motivo, già da qualche settimana sono partire le nuove somministrazioni - chiamate booster o terze dosi - cominciando dai più fragili e da chi come gli operatori sanitari e gli anziani ha completato già da molto tempo il primo ciclo vaccinale.

La durata della copertura vaccinale

Tutti i vaccini con il passare del tempo perdono di efficacia nel prevenire l’infezione e le conseguenti complicanze, e per questo moltissimi necessitano di un richiamo. Quello che cambia tra i diversi vaccini (incluse in particolare le diverse formulazioni anti Covid-19) è il tempo che è sensato lasciare intercorrere tra le somministrazioni, che varia in base alla malattia e al tipo specifico di formulazione utilizzata. Per esempio, ci sono vaccini come l’antitetanica che necessitano di un richiamo ogni 10 anni, mentre altri come quelli contro l’influenza devono essere rinnovati ogni anno. Nel caso della pandemia di Sars-Cov-2, poi, a tutto ciò si unisce anche la questione delle varianti del virus stesso, che aggiungono un elemento di complessità.

(foto: Pixabay)

A supportare la teoria della decadenza dell’efficacia vaccinale nel tempo c’è l’incremento dei contagi tra i vaccinati soprattutto tra gli anziani e gli over 65, ossia coloro che si sono sottoposti per primi al ciclo vaccinale. Se durante la primavera scorsa avevano una possibilità di contrarre il virus circa 25 volte inferiore rispetto a un non vaccinato, dopo 6 mesi questo valore scende a 2,5 volte. A ridurre l’efficacia contribuisce anche la diffusione di varianti, che possono condizionare o ridurre l’azione immunizzante dei vaccini.

Rispetto a qualche mese fa, le informazioni che abbiamo a disposizione per stabilire il periodo di immunità dopo la somministrazione dei vaccini sono molte di più. In generale si può affermare, senza timore di smentita, che il ciclo vaccinale completo garantisce un ottimo livello di protezione almeno nei 6 mesi successivi alla somministrazione dell’ultima dose. Dettagli più specifici non sono ancora chiari e soprattutto variano a seconda delle caratteristiche individuali della persona, dato che non tutti rispondiamo allo stesso modo all'iniezione vaccinale, e della tipologia di vaccino. Ecco allora un recap di quello che sappiamo finora.

I dettagli, formulazione per formulazione

Pfizer-Biontech: le due dosi di vaccino anti Covid-19 garantiscono un elevatissimo livello di efficacia contro i ricoveri (intorno al 90%) per almeno 6 mesi. Facendo riferimento ai risultati di vari studi condotti negli Stati Uniti, al termine di questo periodo tende a decadere in maniera significativa l’immunità dei vaccinati nei confronti delle forme leggere o moderate del virus. Al contrario, la protezione rimane molto elevata anche oltre i 6 mesi nei confronti della possibilità che si manifestino sintomi gravi.

Moderna: anche in questo caso le analisi mostrano un ottimo livello di protezione nei confronti di almeno 6 varianti del Sars-Cov-2, compresa la delta, una volta raggiunto il termine dei 6 mesi dalla seconda somministrazione. Il vaccino, insomma, mette al riparo con efficacia superiore al 90% da ospedalizzazione e decesso. Leggermente inferiore è invece la percentuale per quello che riguarda il contagio, pur rimanendo su valori ritenuti sufficienti.

(foto: Unsplash)

AstraZeneca: rispetto agli altri 2 vaccini, quello prodotto dall’azienda di Oxford offre una protezione leggermente inferiore, con livelli di protezione che variano tra il 67% e il 75%  a seconda della variante. Nonostante ciò, questa protezione tende a rimanere costante per i primi 6 mesi dopo la somministrazione delle due dosi. Tra gli aspetti negativi il fatto che chi ha ricevuto una sola dose del vaccino ha una copertura molto bassa, che supera di poco il 30%.

Johnson & Johnson: tra tutti i vaccini contro il Covid-19 somministrati in Italia, è quello che desta più preoccupazione per quello che riguarda la durata dell’immunizzazione. Il vaccino monodose della casa farmaceutica Janssen (gruppo Johnson & Johnson), come riportato dall’azienda produttrice, garantisce un’efficacia del 79% per le infezioni e dell'81% per i ricoveri. La protezione, però, diminuisce già dopo 2 mesi dalla somministrazione in maniera significativa, determinato la necessità dell'iniezione di una dose aggiuntiva. Questa dose supplementare verrà iniettata impiegando i vaccini a mRna di Pfizer e Moderna, non essendo più disponibile la formulazione Johnson & Johnson.

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