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Clima, entro il 2050 quasi metà della popolazione mondiale sarà esposta a caldo estremo. Lo studio

Repubblica Centrafricana, Nigeria, Sud Sudan, Laos e Brasile saranno tra i Paesi più colpiti dall’aumento delle temperature estreme. Ma non solo. La nuova ricerca di Oxford.
Sostenibilità27 Gennaio 2026 - ore 16:50 - Redatto da Meteo.it
Sostenibilità27 Gennaio 2026 - ore 16:50 - Redatto da Meteo.it

Una recente ricerca condotta dall’Università di Oxford avverte che il cambiamento climatico potrebbe avere effetti drammatici sulla popolazione globale in meno di 15 anni. Secondo lo studio, se la temperatura media del pianeta dovesse salire di 2°C rispetto all’era preindustriale, entro il 2050 circa 3,79 miliardi di persone si troverebbero a vivere in aree caratterizzate da caldo estremo.

Gli scienziati spiegano che si tratta di uno scenario tutt’altro che remoto, anzi è ritenuto sempre più realistico dalla comunità scientifica. L’aumento delle temperature renderebbe molte regioni difficilmente abitabili, con gravi conseguenze sulla salute umana, sull’economia e sull’accesso alle risorse.

Clima, entro il 2050 metà della popolazione sarà esposta a caldo estremo: lo studio

Lo studio dell’Università di Oxford pubblicato su Nature Sustainability lancia un allarme serio sugli effetti del riscaldamento globale, che secondo i ricercatori avrà conseguenze molto pesanti per la popolazione mondiale.

Le aree destinate a registrare gli aumenti più estremi di temperature pericolose includono Paesi come Repubblica Centrafricana, Nigeria, Sud Sudan, Laos e Brasile, mentre in termini di numero di persone coinvolte l’impatto maggiore riguarderà India, Nigeria, Indonesia, Bangladesh, Pakistan e Filippine.

Le nazioni caratterizzate da climi tradizionalmente freddi, pur partendo da valori più bassi, subiranno variazioni percentuali molto elevate nel numero di giornate di caldo estremo, che in alcuni casi arriveranno a più che raddoppiare.

Confrontando i dati del periodo 2006-2016, quando l’aumento medio globale era di circa +1°C rispetto all’era preindustriale, i ricercatori stimano che un riscaldamento di +2°C porterebbe a un incremento del 100% delle giornate eccessivamente calde in Paesi come Austria e Canada, del 150% nel Regno Unito, in Svezia e in Finlandia, del 200% in Norvegia e addirittura del 230% in Irlanda.

Un problema centrale è che edifici e infrastrutture in queste regioni sono stati pensati per trattenere il calore e limitare la ventilazione, rendendoli poco adatti a gestire temperature più alte. Di conseguenza, anche aumenti relativamente contenuti rischiano di provocare effetti molto più gravi rispetto a quelli osservati in aree già abituate al caldo e meglio attrezzate dal punto di vista economico e tecnologico.

Secondo Jesus Lizana, autore principale dello studio, gran parte della crescita della domanda di raffrescamento e riscaldamento avverrà prima del superamento della soglia di 1,5°C, rendendo indispensabili interventi di adattamento rapidi, come l’installazione diffusa di sistemi di climatizzazione già nei prossimi anni.

Tuttavia, le temperature continueranno a salire nel tempo se il riscaldamento globale raggiungerà i +2°C, rendendo ancora più urgente la necessità di trasformare il settore edilizio. Per centrare l’obiettivo delle emissioni nette zero entro il 2050, conclude lo studio, sarà fondamentale ridurre drasticamente le emissioni degli edifici e allo stesso tempo progettare soluzioni più resilienti per affrontare il caldo crescente.

Gli effetti sui consumi

L’intensificarsi delle ondate di caldo estremo porterà a un forte incremento dei consumi energetici legati all’uso di impianti di climatizzazione, con un conseguente aumento delle emissioni, mentre in Paesi dal clima freddo come Canada e Svizzera la necessità di riscaldamento tenderà progressivamente a ridursi.

L’analisi si basa sugli indicatori noti come “gradi giorno di raffreddamento” e “gradi giorno di riscaldamento”, strumenti ampiamente impiegati negli studi climatici e nelle previsioni meteo per valutare quando è necessario raffreddare o riscaldare gli ambienti al fine di garantire condizioni termiche sicure per le persone.

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