Clima: come il Super El Niño inciderà sulla perdita di ghiaccio marino artico e sull'inverno 2026-2027

La copertura di ghiaccio marino nell’Artico sta mostrando un marcato calo, con i dati satellitari più recenti che indicano la seconda estensione più ridotta mai osservata per questo periodo di metà aprile. Questa situazione precoce viene seguita con grande attenzione dagli esperti.
Nel frattempo, l’area del Pacifico tropicale si sta orientando verso lo sviluppo di un intenso episodio di El Niño. Si tratta di un fenomeno climatico capace di influenzare a distanza anche le regioni polari. Le interazioni tra oceano e atmosfera possono infatti alterare gli equilibri climatici su vasta scala.
Clima, come il Super El Niño inciderà sulla perdita di ghiaccio marino artico
Con l’avanzare della stagione di scioglimento del 2026, gli esperti prevedono che un possibile Super El Niño possa incidere in modo significativo sull’estensione e sul volume del ghiaccio marino artico.
Le anomalie termiche nelle acque tropicali, infatti, interagiscono con le regioni polari creando condizioni atmosferiche in grado di modificare i modelli climatici globali. Questo legame potrebbe influenzare anche il comportamento del vortice polare stratosferico nelle prossime stagioni.
In un approfondimento pubblicato da Severe Weather Europe, il meteorologo Andrej Flis analizza la situazione attuale dell’Artico e l’evoluzione dell’ENSO. L’analisi si concentra anche sui meccanismi fisici che collegano il riscaldamento delle aree tropicali alla riduzione del ghiaccio marino. Vengono inoltre valutate le possibili conseguenze sul lungo periodo, in particolare per l’inverno 2026-2027.
L’Artico è un vasto oceano, privo di grandi masse continentali, ed è il più piccolo, meno profondo e più freddo tra gli oceani del pianeta. Proprio per la sua posizione e le sue caratteristiche, ha un ruolo chiave nel determinare gli equilibri climatici stagionali. Il ghiaccio marino segue un ciclo naturale: inizia a sciogliersi tra fine marzo e aprile, raggiunge il minimo verso settembre e poi torna a crescere da ottobre.
Nel 2026 il volume risulta già inferiore rispetto all’anno precedente. Le proiezioni indicano un picco stagionale più basso rispetto a diversi anni recenti. Questa condizione rende la calotta più fragile e vulnerabile a eventuali condizioni meteorologiche sfavorevoli.
Se il trend continuerà, non si esclude il raggiungimento di un nuovo minimo storico alla fine dell’estate. L’arrivo di un Super El Niño potrebbe intensificare ulteriormente questo processo di perdita di ghiaccio.
I possibili effetti sull'inverno 2026-2027
Il fenomeno El Niño rappresenta la fase calda dell’oscillazione ENSO, un sistema climatico dell’Oceano Pacifico equatoriale che alterna periodi caldi e freddi ogni 1-3 anni. Durante questa fase si verificano importanti variazioni nella pressione atmosferica e nella circolazione tropicale, con effetti che si propagano su scala globale, soprattutto quando l’evento è particolarmente intenso.
Le più recenti analisi mostrano che le aree fredde stanno progressivamente scomparendo, mentre gran parte del Pacifico presenta già temperature superiori alla norma. Nelle prossime settimane è atteso un ulteriore riscaldamento nelle zone centrali e orientali dell’oceano.
Questo aumento è legato alla presenza di una onda di Kelvin calda in risalita sotto la superficie marina. Queste onde possono trasportare grandi quantità di calore negli strati più profondi, modificando sensibilmente le temperature oceaniche.
Le rilevazioni indicano anomalie termiche significative tra circa 100 e 250 metri di profondità. I modelli climatici più aggiornati suggeriscono lo sviluppo di un evento molto intenso nei prossimi mesi.
Secondo le proiezioni, i valori potrebbero superare la soglia di +2°C. In tal caso si parlerebbe di un vero e proprio Super El Niño entro il 2026.
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