Clima e ambiente: i 100 anni che hanno cambiato l’Italia secondo l’Istat

In cento anni l’Italia ha cambiato volto. Il territorio, il clima, il modo di produrre energia, la gestione dei rifiuti e il rapporto con l’ambiente raccontano un Paese profondamente diverso rispetto a quello di inizio Novecento. A fotografare questa trasformazione è l’Istat con la pubblicazione “Ambiente ed energia”, diffusa il 5 giugno 2026 nell’ambito delle “Storie di dati” dedicate al Centenario dell’Istituto.
La radiografia verde dell’Istat mostra come l’Italia sia passata da un Paese prevalentemente agricolo a una realtà sempre più urbanizzata, industrializzata e sempre più chiamata a confrontarsi con gli effetti del cambiamento climatico. Un percorso lungo cento anni che riguarda tutto il territorio nazionale, dalle grandi città alle aree interne, dalle zone agricole alle coste, fino alle montagne e alle foreste.
Ambiente ed energia: la fotografia dell’Italia in 100 anni
Il report Istat racconta le trasformazioni ambientali ed energetiche dell’Italia attraverso dati storici che coprono un arco temporale molto ampio. Al centro ci sono l’uso del suolo, la crescita dell’urbanizzazione, l’evoluzione del sistema energetico, il ruolo delle fonti rinnovabili e la gestione dei rifiuti.
Uno dei dati più significativi riguarda il territorio. Negli ultimi 100 anni, la superficie agricola si è ridotta in modo netto: nel 1925 occupava circa il 70% del territorio italiano, mentre nel 2025 è scesa a poco meno del 40%. Nello stesso periodo, la superficie forestale è aumentata da poco meno del 20% al 33,6%.
Si tratta di un cambiamento profondo, che racconta la trasformazione economica e sociale dell’Italia. L’abbandono di molte aree rurali, la crescita delle città, lo sviluppo delle infrastrutture e la modifica degli stili di vita hanno ridisegnato il paesaggio del Paese.
Territorio italiano: meno agricoltura, più foreste e urbanizzazione
La riduzione delle aree agricole non significa solo meno campi coltivati. Indica anche una diversa organizzazione del territorio italiano. In molte aree interne e montane, l’abbandono delle attività agricole tradizionali ha favorito l’espansione delle superfici forestali.
Allo stesso tempo, la crescita urbana ha aumentato la pressione sul suolo, soprattutto nelle pianure, nelle aree costiere e attorno ai grandi centri abitati. Città come Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Bologna, Firenze, Genova e Bari rappresentano oggi poli urbani molto più complessi rispetto a un secolo fa.
Il consumo di suolo resta uno dei temi centrali per il futuro ambientale dell’Italia. Strade, edifici, aree industriali e infrastrutture hanno modificato il paesaggio e reso alcuni territori più vulnerabili agli effetti degli eventi meteo estremi.
Clima in Italia: il cambiamento climatico entra nella vita quotidiana
Il tema del clima attraversa l’intera lettura dell’Istat. L’Italia, come il resto dell’area mediterranea, è sempre più esposta agli effetti del cambiamento climatico. Aumentano l’attenzione per le temperature, la frequenza delle ondate di calore, la siccità, la gestione dell’acqua e la fragilità dei territori.
Il clima non è più soltanto una questione scientifica o ambientale, ma un fattore che incide sulla vita quotidiana delle persone. Influenza l’agricoltura, la produzione energetica, la salute, la qualità dell’aria, la disponibilità idrica e la sicurezza delle città.
Negli ultimi anni, fenomeni come caldo intenso, temporali violenti, alluvioni improvvise e, al tempo stesso, lunghi periodi senza pioggia hanno reso evidente quanto il territorio italiano debba adattarsi a condizioni sempre più variabili.
Energia in Italia: dal carbone alle rinnovabili
In cento anni è cambiato profondamente anche il modo in cui l’Italia produce e consuma energia. Il sistema energetico nazionale è passato da un modello basato su carbone e legna a una fase dominata da petrolio e gas naturale, fino alla crescita sempre più importante delle fonti rinnovabili.
Secondo l’Istat, tra il 2005 e il 2024 la quota delle energie rinnovabili sul consumo interno lordo di energia è passata dal 7% al 21%. Un cambiamento rilevante, che mostra il peso crescente di solare, eolico, idroelettrico, bioenergie e altre fonti pulite nel mix energetico del Paese.
La transizione energetica resta però una sfida aperta. L’Italia deve continuare a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, aumentare l’efficienza energetica, rafforzare le reti e accelerare la diffusione delle tecnologie pulite.
Produzione elettrica e fonti rinnovabili
Il cambiamento è evidente anche nella produzione elettrica. In un secolo, l’Italia ha aumentato enormemente la propria capacità produttiva, accompagnando la crescita industriale, lo sviluppo delle città e l’aumento dei consumi domestici.
Oggi le rinnovabili hanno un ruolo molto più importante rispetto al passato. Nel 2024 coprono una quota significativa della produzione elettrica nazionale, accanto al gas naturale e alle importazioni di energia.
Il dato racconta un Paese in transizione. Da una parte cresce il contributo delle fonti pulite, dall’altra resta la necessità di garantire continuità, sicurezza energetica e prezzi sostenibili per famiglie e imprese.
Rifiuti in Italia: meno discariche, più riciclo
Un altro capitolo centrale riguarda i rifiuti. Anche in questo settore l’Italia è cambiata molto. La produzione di rifiuti urbani resta elevata, ma è profondamente mutato il modo in cui vengono gestiti.
Secondo i dati Istat, nel 2024 la produzione urbana è stata pari a 508 kg per abitante. Dal 1996 al 2024 la quota di rifiuti conferiti in discarica è scesa dall’83% al 15%, mentre riciclo e compostaggio sono saliti dal 6% al 55%.
È uno dei cambiamenti più importanti nella gestione ambientale del Paese. La crescita della raccolta differenziata, il potenziamento degli impianti e la maggiore sensibilità dei cittadini hanno ridotto il peso delle discariche, anche se restano differenze significative tra Nord, Centro e Sud Italia.
Le differenze tra Nord, Centro e Sud
La trasformazione ambientale ed energetica dell’Italia non è stata uniforme. Le differenze territoriali restano evidenti. Il Nord ha spesso mostrato una maggiore capacità impiantistica nella gestione dei rifiuti e una più alta densità industriale ed energetica. Il Centro presenta situazioni molto diverse tra grandi città, aree interne e zone costiere. Il Sud e le Isole hanno un enorme potenziale legato a sole, vento e risorse naturali, ma devono ancora colmare alcuni ritardi infrastrutturali.
La transizione ambientale riguarda quindi tutto il Paese, ma con priorità diverse. In Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte pesano soprattutto urbanizzazione, consumo di suolo, qualità dell’aria e pressione industriale. Nel Lazio, in Toscana e nelle Marche sono centrali la gestione urbana, il turismo, le aree agricole e la tutela del paesaggio. In Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna diventano fondamentali energia rinnovabile, gestione dell’acqua, protezione delle coste e rafforzamento degli impianti ambientali.
La radiografia verde dell’Istat
La pubblicazione dell’Istat non è soltanto una raccolta di numeri. È una vera radiografia verde dell’Italia, utile per capire come il Paese sia cambiato e quali sfide dovrà affrontare nei prossimi anni.
Il quadro che emerge è quello di una nazione che ha consumato più energia, costruito di più, modificato il proprio paesaggio e aumentato la pressione sull’ambiente. Allo stesso tempo, l’Italia ha sviluppato nuove tecnologie, migliorato la gestione dei rifiuti, aumentato le foreste e avviato un percorso di transizione energetica.
Il punto decisivo sarà trasformare questi cambiamenti in una strategia più stabile e duratura. La tutela del territorio, l’adattamento al cambiamento climatico, la crescita delle rinnovabili, la riduzione degli sprechi e una gestione più efficiente delle risorse saranno elementi centrali per il futuro.
Italia e ambiente: cosa ci dicono i dati Istat
I dati Istat raccontano un secolo di trasformazioni profonde. L’Italia del 2026 è molto diversa da quella del 1925: meno agricola, più urbanizzata, più forestale in alcune aree, più energivora, ma anche più consapevole della necessità di cambiare modello.
Clima, ambiente ed energia sono oggi temi strettamente collegati. Non riguardano solo gli esperti, ma la vita quotidiana dei cittadini, le scelte delle imprese, le politiche dei territori e il futuro delle nuove generazioni.
La “radiografia verde” dell’Istat mostra che il cambiamento è già avvenuto. La sfida, ora, è decidere come governarlo.






