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Caldo estremo e cambiamento climatico: 50 anni fa temperature simili erano quasi impossibili

Le ondate di calore che stanno colpendo l’Europa non dipendono soltanto dalla presenza dell’anticiclone. Secondo una nuova analisi scientifica, lo stesso tipo di configurazione atmosferica avrebbe prodotto temperature molto più basse nel 1976 e persino nel 2003.
Sostenibilità16 Luglio 2026 - ore 13:01 - Redatto da Redazione Meteo.it
Sostenibilità16 Luglio 2026 - ore 13:01 - Redatto da Redazione Meteo.it

Il caldo estremo che è stato registrato in Europa nelle ultime settimane è uno degli esempi più evidenti di come il cambiamento climatico stia modificando rapidamente le temperature del continente.

Secondo uno studio pubblicato il 26 giugno 2026 da World Weather Attribution, un gruppo internazionale specializzato nell’analisi del rapporto tra eventi meteorologici estremi e riscaldamento globale, appena cinquant’anni fa temperature simili sarebbero state praticamente impossibili da raggiungere nel mese di giugno.

La ricerca ha analizzato l’ondata di calore che ha interessato l’Europa occidentale tra il 18 e il 29 giugno 2026, concentrandosi sui tre giorni e sulle tre notti più caldi registrati nelle aree maggiormente colpite. Francia, Germania, Italia, Spagna e Inghilterra meridionale hanno sperimentato valori compresi tra 5 e 12 °C sopra le medie stagionali.

Giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale

I dati del servizio europeo Copernicus confermano la portata eccezionale dell’evento. La temperatura media sulla terraferma europea nel giugno 2026 è stata di 19,14 °C, circa 1,78 °C sopra la media del periodo 1991-2020. Nel complesso, si è trattato del secondo giugno più caldo mai osservato in Europa.

Nell’Europa occidentale, invece, giugno 2026 è risultato il più caldo dall’inizio delle rilevazioni, con una temperatura media di 20,74 °C, superiore di 3,06 °C rispetto alla media climatica recente. Numerosi Paesi hanno inoltre superato record mensili e, in alcune località, anche record assoluti di temperatura.

L’ondata di calore è stata favorita da una persistente area di alta pressione, accompagnata dalla risalita di aria molto calda dal Nord Africa. I cieli sereni e il forte irraggiamento solare hanno contribuito ad aumentare ulteriormente le temperature. Ma l’anticiclone, da solo, non spiega l’intensità raggiunta dal caldo.

Perché 50 anni fa questo caldo sarebbe stato quasi impossibile?

Gli studiosi hanno confrontato il clima attuale con quello del 1976, anno in cui furono stabiliti diversi record europei, e con quello del 2003, ricordato per una delle ondate di calore più gravi della storia recente del continente.

Il risultato è netto: nel clima del 1976, un’ondata di calore come quella del giugno 2026 sarebbe stata virtualmente impossibile nel mese di giugno e altamente improbabile anche nel pieno dell’estate.

Con la stessa configurazione atmosferica, cinquant’anni fa le temperature diurne sarebbero state mediamente:

  • circa 3,5 °C più basse nel 1976;
  • circa 2 °C più basse nel 2003.

Anche le temperature notturne sarebbero risultate inferiori:

  • di circa 2,4 °C rispetto al 1976;
  • di circa 1,3 °C rispetto al 2003.

Questo significa che non è necessario avere un anticiclone completamente diverso rispetto al passato per produrre nuovi record. È cambiata la temperatura di partenza dell’atmosfera: una configurazione meteorologica già conosciuta agisce oggi all’interno di un clima più caldo.

Lo stesso anticiclone oggi produce temperature più elevate

La circolazione atmosferica osservata durante l’ondata di calore del giugno 2026 non è completamente nuova. Situazioni caratterizzate da alta pressione e correnti meridionali provenienti dal Nord Africa si verificavano anche nei decenni passati. La differenza è che l’atmosfera, gli oceani e il suolo partono oggi da condizioni mediamente più calde.

Il cambiamento climatico non deve quindi necessariamente “creare” l’anticiclone per influire sull’evento. Può amplificarne gli effetti, facendo sì che la stessa configurazione produca temperature più alte, notti meno fresche e periodi di caldo più difficili da sopportare.

Secondo World Weather Attribution, nel 2003 un caldo diurno paragonabile a quello del 2026 sarebbe stato circa dieci volte meno probabile. Le temperature notturne osservate nel giugno 2026 sarebbero state addirittura più di cento volte meno probabili nel clima del 2003.

Perché le notti calde sono particolarmente pericolose?

Le temperature minime elevate rappresentano uno degli aspetti più preoccupanti delle nuove ondate di calore. Quando durante la notte il termometro non scende abbastanza, l’organismo non riesce a recuperare dallo stress termico accumulato nelle ore diurne. Il rischio aumenta soprattutto per anziani, bambini, persone con patologie cardiovascolari, respiratorie o renali e per chi vive in abitazioni poco ventilate.

Il caldo prolungato può provocare disidratazione, colpi di calore e peggiorare condizioni mediche già esistenti. L’Europa è inoltre particolarmente vulnerabile per l’invecchiamento della popolazione e per la presenza di città ed edifici progettati quando le ondate di calore erano meno intense e frequenti.

Durante l’evento analizzato, circa il 45% delle città europee considerate ha raggiunto o superato soglie critiche dell’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), utilizzato per valutare lo stress termico combinando temperatura e umidità.

Il ruolo delle città e delle isole di calore

Le aree urbane possono diventare ancora più calde rispetto alle zone rurali circostanti a causa del fenomeno conosciuto come “isola di calore urbana”. Asfalto, cemento, tetti e superfici scure assorbono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente nelle ore serali. La scarsa presenza di alberi, la densità degli edifici e il calore prodotto da traffico e condizionatori possono impedire alle temperature di diminuire durante la notte.

Per questo motivo gli effetti del riscaldamento globale risultano particolarmente evidenti nelle grandi città, dove si concentrano anche le persone maggiormente esposte.

Tra le misure indicate dagli esperti ci sono l’aumento delle aree verdi, la creazione di zone ombreggiate, l’utilizzo di materiali capaci di riflettere maggiormente la radiazione solare, il miglioramento dell’isolamento degli edifici e l’apertura di spazi pubblici climatizzati durante le emergenze.

Quali conseguenze per l’Italia?

L’Italia è tra i Paesi europei maggiormente esposti ai rischi delle ondate di calore, sia per la posizione geografica nel Mediterraneo sia per l’elevata presenza di persone anziane.

Nel giugno 2026, le condizioni di alta pressione sono state accompagnate anche da precipitazioni inferiori alla media in molte zone italiane. Terreni più asciutti possono favorire un ulteriore aumento delle temperature, perché una quota minore dell’energia solare viene utilizzata per far evaporare l’acqua presente nel terreno.

Il caldo persistente può inoltre aumentare la domanda di energia elettrica, mettere sotto pressione le reti di distribuzione, aggravare il rischio di incendi e creare problemi per agricoltura, trasporti e servizi sanitari.

Le ondate di calore diventeranno sempre più frequenti?

Secondo gli scienziati, con l’aumento della temperatura media globale eventi considerati eccezionali nel secolo scorso stanno diventando progressivamente più probabili.

Nell’Europa occidentale le temperature massime estreme di giugno stanno aumentando a un ritmo stimato pari a circa tre volte quello del riscaldamento medio globale. Anche le minime notturne aumentano rapidamente, a una velocità approssimativamente doppia rispetto alla media mondiale.

Ciò non significa che ogni estate sarà necessariamente più calda della precedente in ogni singola località. La variabilità meteorologica continuerà a produrre periodi più freschi, temporali e differenze tra una regione e l’altra. La tendenza di fondo, però, rende sempre più probabili ondate di calore intense, anticipate e prolungate.

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