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Cinque secoli di dati dagli alberi mostrano un aumento delle precipitazioni estreme nel Mediterraneo

Una ricerca spagnola pubblicata su Climate of the Past ha analizzato cinque secoli di piogge nel Mediterraneo attraverso gli anelli di accrescimento di alberi secolari: ecco cosa è emerso
Sostenibilità27 Gennaio 2026 - ore 16:41 - Redatto da Meteo.it
Sostenibilità27 Gennaio 2026 - ore 16:41 - Redatto da Meteo.it

Il bacino del Mediterraneo è interessato da una crescente instabilità climatica, caratterizzata da piogge violente alternate a lunghi intervalli di aridità, con fenomeni molto più frequenti e intensi rispetto a quelli registrati negli ultimi cinquecento anni. Questa dinamica emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista Climate of the Past, che ha esaminato l’andamento delle precipitazioni nel Mediterraneo occidentale su un arco temporale molto esteso.

Lo studio evidenzia come l’equilibrio climatico della regione stia cambiando rapidamente, aumentando il rischio di alluvioni improvvise e crisi idriche, con effetti rilevanti sugli ecosistemi, sull’agricoltura e sulla gestione delle risorse idriche.

Precipitazioni estreme nel Mediterraneo, l’analisi dei dati dagli alberi

Lo studio ha ricostruito l’evoluzione delle precipitazioni negli ultimi 520 anni, dal XVI secolo fino ai giorni nostri, analizzando le informazioni climatiche conservate negli anelli di accrescimento di alberi molto antichi.

I risultati mostrano che nel corso dei secoli il regime delle piogge è stato caratterizzato da forti oscillazioni, ma che tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila si è registrato un aumento evidente sia della frequenza sia dell’intensità degli eventi estremi, includendo periodi eccezionalmente piovosi e fasi di grave siccità, rispetto ai valori medi di lungo periodo.

La ricerca è stata coordinata da Marcos Marín-Martín, esperto di scienze ambientali e geografia del Museo Nacional de Ciencias Naturales del CSIC. I ricercatori hanno utilizzato la dendrocronologia per ricostruire le condizioni idroclimatiche passate della catena iberica nella Spagna orientale, superando così i limiti temporali delle misurazioni meteorologiche moderne.

L’analisi si è concentrata su pini di alta montagna, come Pinus sylvestris e Pinus nigra, specie particolarmente sensibili alla disponibilità d’acqua e quindi ideali per questo tipo di studi.

Grazie a una rete di campioni che include alberi con diversi secoli di vita, è stato possibile ottenere una serie continua e accuratamente calibrata delle precipitazioni, tra le più lunghe mai prodotte per il Mediterraneo occidentale. Secondo gli autori, l’aumento degli eventi estremi osservato negli ultimi decenni è coerente con gli effetti del riscaldamento globale.

Questi risultati, spiegano, sono in linea con le proiezioni sul cambiamento climatico e rappresentano un riferimento essenziale per valutare la capacità di adattamento degli ecosistemi e la fragilità delle risorse idriche. Le conclusioni rafforzano inoltre quanto già evidenziato dai rapporti dell’IPCC, che identificano il Mediterraneo come una delle aree più vulnerabili alla crescente instabilità climatica.

Precipitazioni intense nel Mediterraneo: cosa rivela l’analisi climatica degli ultimi cinque secoli

La ricerca presenta una delle analisi più complete mai condotte sulle piogge del Mediterraneo occidentale, ricostruendo il loro andamento dal 1505 al 2024. Diversamente da molti studi precedenti, che si basavano soprattutto su indicatori di siccità, questo lavoro esamina direttamente le quantità annuali di precipitazioni, offrendo una fotografia più chiara dell’evoluzione climatica nel lungo periodo.

I risultati confermano che l’alternanza tra fasi piovose e periodi aridi è sempre stata una caratteristica della regione, con cicli che in alcuni casi sono durati anche diversi decenni.

Ciò che emerge come elemento nuovo è però la forza e la concentrazione degli eventi estremi negli anni più recenti, che superano quanto documentato nella maggior parte delle fonti storiche. I ricercatori sottolineano che episodi eccezionali si sono verificati anche tra il XVI, il XVIII e l’inizio del XIX secolo, ma che tra la fine del Novecento e i primi decenni del Duemila si osserva un aumento senza precedenti sia della frequenza sia dell’intensità degli estremi, sia piovosi sia siccitosi.

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