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Il telescopio James Webb inquadra tre pianeti gassosi di dimensioni incredibili e lontanissimi dalla loro stella

Le recenti immagini del James Webb hanno portato a pensare che vi possano essere teorie differenti sulla formazione dei giganti gassosi lontani dal nostro Sistema Solare.
Spazio3 Marzo 2026 - ore 20:29 - Redatto da Meteo.it
Spazio3 Marzo 2026 - ore 20:29 - Redatto da Meteo.it

Occhi puntati sul telescopio James Webb e sulle sorprendenti scoperte che aiuta a  realizzare. Ultimamente ha immortalato ben tre pianeti gassosi di dimensioni incredibili e lontanissimi dalla loro Stella.

Il nuovo studio degli esopianeti, o meglio dei giganti gassosi di grandi dimensioni situati a notevole distanza dalla loro stella madre, sta mettendo in forte discussione alcuni aspetti delle teorie tradizionali sulla formazione planetaria, suggerendo scenari più complessi. Ecco le ultime notizie

Il Telescopio James Webb inquadra tre pianeti gassosi: lo studio sorprendente

Le ultime osservazioni del telescopio James Webb hanno aperto nuovi modi di vedere l'Universo e di pensare a come tutto possa aver avuto origine. Le immagini di tre pianeti gassosi di dimensioni incredibili e lontanissimi dalla loro Stella hanno creato parecchio scalpore nella comunità scientifica.

Il telescopio ha immortalato Epsilon Indi Ab, un pianeta gigante osservato direttamente grazie agli strumenti a infrarossi. Tale pianeta gassoso, situato a meno di 12 anni luce dalla Terra, ha una massa circa sei volte superiore a quella di Giove ed è considerato uno degli esopianeti più freddi e antichi mai fotografati in modo diretto.

Poterlo ammirare in tutto il suo splendore e poter così studiare ha già determinato il raggiungimento di un traguardo importante, proprio perché avere immagini dirette di pianeti così deboli e lontani è tecnicamente molto complesso. Ciò che però ha creato scompiglio sono le teorie emerse dopo la presentazioni delle varie immagini.

Come mai? Ebbene, a differenza di molti esopianeti scoperti negli anni passati, si è potuto comprendere come Epsilon Indi Ab orbiti a una distanza di circa 15 Unità Astronomiche dalla sua stella, Epsilon Indi. Tale distanza è paragonabile a quella che separa il Sole da Saturno nel nostro Sistema Solare. Un dato, questo, davvero importante e sorprendente che ha messo in discussione molte teorie di diversi scienziati.

Altro pianeta studiato? HR 8799, situato a circa 130 anni luce dalla Terra. Qui il James Webb ha analizzato tre, e in alcuni casi quattro, enormi pianeti gassosi che orbitano a grande distanza dalla loro stella. In questo caso si è potuto apprendere come le loro dimensioni imponenti e le orbite molto ampie suggerissero che avrebbero potuto formarsi attraverso meccanismi differenti rispetto ai giganti gassosi del Sistema Solare. Forse le leggi che conosciamo e che riguardano la formazione di pianeti molto vicini a noi non valgono per pianeti a distanze gigantesche.

Come si sono formati pertanto questi pianeti? Secondo gli scienziati potrebbero aver avuto origine anche tramite le instabilità gravitazionali nel disco proto-planetario. Come si è arrivati a questa ipotesi? Grazie al sistema dell’infrarosso di James Webb si è potuto studiare le atmosfere dei vari pianeti presi in esame.

Cosa si è scoperto? Ebbene che in alcuni era presente una molecole come il solfuro di idrogeno (H₂S), un elemento che offre indizi preziosi sulla composizione chimica e sulle condizioni ambientali presenti durante la loro formazione.

L'evoluzione dei pianeti: le teorie rivoluzionarie provenienti dalle immagini del James Webb

Ebbene sì, le immagini catturate dal telescopio James Webb hanno creato teorie rivoluzionarie che dovranno essere confutate, ma che mettono in discussione la creazione e l'evoluzione dei pianeti gassosi lontani dal nostro sistema solare. Gli scienziati hanno modo ora di scoprire nuovi processi di formazione ed evoluzione planetaria, ampliando il quadro delle possibili architetture dei sistemi planetari nell’universo.

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