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Incendi, stagione sempre più lunga: quasi 500 roghi prima dell'estate. Il report di Legambiente

La crisi climatica e il caldo record stanno ampliando il periodo di rischio incendi in Italia, con roghi sempre più frequenti anche prima dell'estate.
Ambiente17 Luglio 2026 - ore 16:54 - Redatto da Redazione Meteo.it
Ambiente17 Luglio 2026 - ore 16:54 - Redatto da Redazione Meteo.it

L’emergenza incendi in Italia si sta estendendo oltre il periodo estivo a causa degli effetti della crisi climatica e del continuo aumento delle temperature.

I roghi vengono registrati sempre più spesso in diverse aree del Paese anche durante primavera e inverno, prima dell’avvio ufficiale della campagna Antincendio Boschivo prevista dal 15 giugno al 15 ottobre 2026. Il fenomeno è stato evidenziato dal rapporto “Italia in fumo 2026” di Legambiente.

Incendi, quasi 500 roghi prima dell'estate: il report di Legambiente

Lo studio analizza l’andamento degli incendi nei primi mesi del 2026 e raccoglie un bilancio relativo al 2025. Il documento propone inoltre 14 interventi rivolti al Governo per migliorare prevenzione e gestione del rischio incendi.

L’Italia affronta un inizio 2026 segnato da un forte aumento degli incendi boschivi, con 469 episodi registrati tra gennaio e il 15 giugno, il 36,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Le fiamme hanno già distrutto 9.545 ettari di territorio, una superficie equivalente a migliaia di campi da calcio, prima ancora dell’avvio ufficiale della stagione antincendio. I dati, elaborati da Legambiente sulla base delle informazioni del sistema europeo EFFIS, rappresentano un segnale di allarme.

Secondo il report, il trend attuale potrebbe portare a superare il drammatico bilancio del 2025, quando andarono persi oltre 96 mila ettari di vegetazione. Anche la distribuzione geografica degli incendi sta cambiando, coinvolgendo aree del Nord e del Centro Italia considerate in passato meno esposte.

In Piemonte e Liguria sono stati registrati importanti aumenti delle superfici bruciate, mentre in Toscana un vasto incendio nel territorio di Lucca ha causato ingenti danni ambientali. Anche Lazio, Abruzzo e Umbria hanno registrato diversi episodi nella prima parte dell’anno.

Nel Mezzogiorno la situazione più critica riguarda Sicilia e Calabria, con migliaia di ettari distrutti e numerosi roghi già prima dell’estate. Seguono Campania, Puglia, Sardegna e Basilicata, tutte interessate da incendi significativi. La Sicilia risulta inoltre la regione con la maggiore perdita di aree protette appartenenti alla rete Natura 2000.

A livello provinciale, tra i territori più colpiti emergono anche zone del Nord come Imperia, Torino e Vercelli. Nel Sud restano particolarmente gravi i dati di Agrigento, Trapani e Reggio Calabria, tra le province con le maggiori superfici devastate dalle fiamme.

Incendi nel 2025, il bilancio: Sud zona più colpita

Nel 2025 gli incendi hanno colpito duramente il territorio italiano, con 96.517 ettari devastati dalle fiamme, una superficie quasi raddoppiata rispetto ai 50.525 ettari bruciati nel 2024.

I roghi hanno coinvolto 637 comuni distribuiti in 16 regioni e nella provincia autonoma di Bolzano, mentre Friuli-Venezia Giulia, Marche, Veneto e provincia di Trento non hanno registrato incendi rilevanti. Il Sud Italia è stata l’area maggiormente interessata dal fenomeno, concentrando l’87% dei terreni distrutti, pari a circa 83.993 ettari.

Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata e Sardegna sono risultate le regioni più colpite per estensione dei danni. In particolare, la Sicilia ha visto aumentare drasticamente la superficie bruciata, arrivando a circa 50.690 ettari contro i 17.547 dell’anno precedente.

Incrementi significativi sono stati registrati anche in Basilicata e Abruzzo, dove le aree interessate dagli incendi hanno superato ampiamente il doppio dei valori del 2024.

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