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Il buco dell’ozono torna a crescere: è grande 80 volte l’Italia. Perché?

L'estensione del buco dell'ozono ha superato i 25 milioni di chilometri quadrati e la crescita è stata particolarmente rapida dalla fine di agosto. Cosa è successo? La parola agli esperti.
Ambiente18 Settembre 2026 - ore 14:45 - Redatto da Redazione Meteo.it
Ambiente18 Settembre 2026 - ore 14:45 - Redatto da Redazione Meteo.it

Il buco dell’ozono è tornato a crescere ed oggi è grande 80 volte l’Italia. Gli scienziati hanno stimato che il buco sopra l’Antartide ha raggiunto dimensioni insolitamente ampie per questo momento della stagione.

Secondo i dati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service il 12 settembre 2026 la sua estensione ha superato i 25 milioni di chilometri quadrati e la crescita è stata particolarmente rapida dalla fine di agosto, con un’estensione di circa 5 milioni di chilometri quadrati superiore alla media del periodo. Come mai? Cosa è successo nell'ultimo periodo?

Perché il buco dell’ozono si è allargato così rapidamente?

Il buco dell’ozono è tornato a crescere ed oggi è grande 80 volte l’Italia. Era già successo nel settembre 2025 quando si stimava che avesse raggiunto un’area considerevole, intorno ai 20 milioni di chilometri quadrati.

Il record storico resta quello di 29,9 milioni di chilometri quadrati, registrato alla fine di settembre del 200o, ma le previsioni del Copernicus Atmosphere Monitoring Service indicano la possibilità di un ulteriore aumento nei prossimi giorni. Come mai è arrivato a queste dimensioni così in fretta? Cosa è successo negli ultimi giorni?

Pare che il fenomeno sia legato alla normale dinamica stagionale dell’Antartide. Il buco dell’ozono compare ogni anno durante la primavera australe, indicativamente tra agosto e novembre, e tende a raggiungere la massima estensione tra metà settembre e metà ottobre. Insomma tutto normale.

Il Copernicus Atmosphere Monitoring Service calcola come area del buco le zone situate a sud dei 60 gradi di latitudine in cui la quantità totale di ozono scende al di sotto delle 220 Dobson Unit, l’unità utilizzata per misurare la concentrazione di ozono lungo una colonna atmosferica. Durante l’inverno antartico, le temperature estremamente basse della stratosfera favoriscono la formazione delle nubi stratosferiche polari. Quando arriva nuovamente la luce solare, il cloro e il bromo presenti nell’atmosfera vengono attivati attraverso reazioni chimiche che accelerano la distruzione dell’ozono.

Questo per spiegare come mai, nel 2026, la rapida crescita dell’area è coincisa con un brusco calo delle temperature minime nella stratosfera, a circa 20 chilometri di quota. La colpa delle dimensioni raggiunte oggigiorno è quindi soprattutto della combinazione tra condizioni meteorologiche e processi chimici.

Buco dell'ozono: gli ultimi dati non significano che recupero si sia fermato

Cosa ancor più importante: gli scienziati ci tengono a sottolineare che le dimensioni raggiunte nel 2026 non indicano necessariamente un’inversione della tendenza di lungo periodo. Altri parametri importanti, tra cui la concentrazione minima di ozono e il deficit complessivo della massa di ozono, risultano vicini ai valori medi stagionali. Questo suggerisce che l’ampia estensione osservata quest’anno possa essere legata soprattutto alla variabilità meteorologica della stagione.

Sul lungo periodo, infatti, lo strato di ozono mostra segnali di lento recupero dopo la drastica riduzione delle sostanze chimiche responsabili della sua distruzione, grazie soprattutto al Protocollo di Montreal del 1987, che ha portato alla progressiva eliminazione dei clorofluorocarburi.

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