Crimini contro l’ambiente, via libera dell’Onu al trattato internazionale

Con 83 voti favorevoli, 12 contrari e 27 astensioni, i Paesi dell’Onu hanno votato per l’adozione del primo trattato internazionale contro i reati ambientali. Si tratta di una decisione importante visto che questo nuovo trattato permetterà di disciplinare il traffico illegale di fauna e flora selvatica, compreso il legname e prodotti derivati, ma anche l’estrazione e il traffico illegale di minerali e metalli preziosi e il traffico illecito di rifiuti.
Onu contro i reati ambientali: arriva un nuovo trattato
Lo scorso 23 ottobre 2026, a Vienna in occasione della Cop13 della Convenzione di Palermo, i Paesi dell'ONU hanno votato con una stragrande maggioranza il primo trattato internazionale contro i crimini ambientali. Tra i Paesi che hanno promosso il trattato 11 sono dell'America Latina e dell'Africa con il Brasile in pole position, mentre tra i voti contrari ci sono quelli del Giappone, Stati Uniti, Arabia Saudita e Venezuela.
Con 83 sì, 12 no e 27 astensioni, i Paesi dell'ONU hanno votato a favore del primo trattato internazionale contro i reati ambientali; un trattato che dovrà successivamente essere integrato nella Convenzione di Palermo e che è stato studiato per disciplinare una serie di attività che gli esperti indicano come "crimini di serie A".
Tra i Paesi contrari gli Stati Uniti d'America che hanno votato contro il trattato. In realtà gli USA hanno tentato dapprima di modificare una serie di emendamenti, ma le loro richieste sono state tutte respinte. Nonostante la richiesta da parte di Washington di rivalutare tutto il trattato, i Paesi dell'ONU hanno votato con una grande maggioranza il trattato anche se non è ancora approvato in maniera definitiva.
Il voto positivo, infatti, ha dato il via ai negoziati per elaborare un nuovo protocollo internazionale, che andrebbe ad aggiungersi ai tre già previsti dalla Convenzione di Palermo, dedicati alla tratta di persone, al traffico di migranti e alle armi da fuoco.
Oni contro i reati ambientali, perché?
Come mai è stato votato un trattato contro i crimini ambientali? Il problema è legato alla presenza di diverse attività illegali che riguardano il traffico illegale di fauna e flora selvatica, il traffico del legname, ma anche l’estrazione e il traffico illegale di minerali e metalli preziosi e il traffico di rifiuti.
Dati alla mano, secondo l'ONU si parla di un giro d’affari da miliardi di dollari all'anno. Le organizzazioni criminali, complice la presenza di legislazioni nazionali differenti, sono in grado di raggirare il problema potendo contare anche su controlli insufficienti e tanta corruzione.
Alice Pasqualato, esperta di politiche sui reati ambientali della Wildlife Conservation Society, ha sottolineato: "Per decenni, a livello internazionale, il traffico di legname, di oro e metalli preziosi o di rifiuti è stato trattato come un crimine di serie B: una questione ambientale, più che una forma di criminalità organizzata. Il diritto internazionale non gli riconosceva lo stesso status di altri reati transnazionali, come il traffico di droga o di armi".
Infine l'esperta di politiche sui reati ambientali ha aggiunto: "Siamo davanti a un momento storico nella lotta ai reati ambientali. Questa decisione segna una svolta. Ora dobbiamo fare in modo che questo protocollo riconosca tutte le forme più gravi di criminalità ambientale e dia agli Stati gli strumenti concreti per collaborare".






