Nebbia, umidità e smog: perché l’inverno può peggiorare la qualità dell’aria?

Con l’arrivo dell’inverno, soprattutto nelle grandi città come Milano, Torino, Bologna e molte altre, ma anche nell'area della Pianura Padana, la qualità dell’aria tende spesso a peggiorare.
Nebbia, umidità elevata e temperature molto basse in determinate aree favoriscono un maggiore accumulo degli inquinanti vicino al suolo, rendendo più difficile la loro dispersione. Ma qual è il legame tra queste condizioni meteorologiche e lo smog?
Perché in inverno aumenta lo smog nelle grandi città e in Pianura Padana?
Uno dei fattori principali che favorisce l'aumento dello smog durante l'inverno è la presenza di aria fredda e stabile. Durante i periodi di alta pressione, infatti, il vento risulta essere il più delle volte più debole e i movimenti verticali dell’atmosfera diminuiscono.
Gli inquinanti prodotti dal traffico, dagli impianti di riscaldamento presenti in città e dalle attività industriali tendono in questo modo a rimanere intrappolati nei bassi strati dell’atmosfera, anziché disperdersi nell'aria.
A questo si aggiunge un fenomeno tipico dell'inverno: l’inversione termica. In condizioni normali, l’aria più calda tende a salire, in modo da favorire il rimescolamento atmosferico. Quando si verifica un’inversione, invece, uno strato di aria molto più calda si trova al di sopra dell'aria fredda presente vicino al terreno. Questa sorta di barriera va a limitare il ricambio dell’aria e può contribuire all’accumulo degli inquinanti nelle nostre città.
Nebbia e umidità: che cosa cambia?
A determinare la formazione della nebbia è soprattutto quando l’aria raggiunge la saturazione di vapore acqueo e il vapore condensa in minuscole goccioline sospese. La presenza della nebbia, da sola, non significa che l’aria sia inquinata ma, nelle giornate con scarsa ventilazione e condizioni atmosferiche stabili, può favorire l’accumulo dello smog.
Anche la presenza massiccia di umidità può influire sulla qualità dell’aria che ci circonda. Le goccioline d’acqua e il vapore acqueo favoriscono solitamente alcune reazioni chimiche tra le sostanze inquinanti, in modo da contribuire alla formazione di particolato secondario, una componente delle polveri sottili. In alcune condizioni, questo processo va ad aumentare la concentrazione di PM2.5 e PM10.
È importante fare però una distinzione tra nebbia e smog: sono due fenomeni molto diversi, anche se possono avere luogo contemporaneamente. Una giornata con visibilità ridotta non significa che ci siano elevati livelli di inquinamento, così come un cielo molto limpido non garantisce necessariamente una buona qualità dell’aria.
Perché la Pianura Padana è molto esposta?
La conformazione geografica della Pianura Padana contribuisce a rendere il problema più evidente. Circondata dalle Alpi e dagli Appennini, la pianura è caratterizzata da periodi di ventilazione molto debole, soprattutto durante l'inverno. Gli inquinanti quindi fanno più fatica a disperdersi e possono accumularsi per periodi piuttosto lunghi.
Il traffico, il riscaldamento, le attività produttive e altre fonti emissive favoriscono il carico di inquinamento. Le condizioni climatiche non creano gli inquinanti, ma possono essere un fattore importante nel determinare la concentrazione nell’aria che respiriamo.
Quando può migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città?
Un cambiamento climatico, come una perturbazione improvvisa caratterizzata anche dalla presenza di venti e piogge, può favorire il ricambio dell’aria riducendo le concentrazioni degli inquinanti.
Durante il periodo invernale, quindi, non è soltanto la quantità di emissioni a determinare la qualità dell’aria, ma anche il modo in cui si riesce a disperderle. Per conoscere la situazione nella propria città, è possibile consultare i bollettini ufficiali sulla qualità dell’aria e le rilevazioni delle centraline.






