Alaska, risolto il mistero dell’uovo d’oro negli abissi: la sfera ha una spiegazione

Il mistero dell’“uovo d’oro” trovato nei fondali del Golfo dell’Alaska ha finalmente una spiegazione. Gli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration, la NOAA, hanno identificato lo strano oggetto sferico individuato alla fine dell’estate del 2023 durante un’esplorazione oceanica a oltre 3.200 metri di profondità.
La massa dorata, liscia e compatta, aveva subito incuriosito gli esperti e alimentato diverse ipotesi sulla sua origine. A distanza di due anni e mezzo dal ritrovamento, le analisi hanno chiarito che non si trattava né di un uovo né di un organismo sconosciuto, ma di un residuo biologico appartenente a un anemone di mare gigante, il Relicanthus daphneae.
Cos’è l’uovo d’oro trovato nel Golfo dell’Alaska
Secondo gli scienziati della NOAA, la sfera dorata era la porzione cellulare con cui l’anemone gigante era ancorato alla superficie rocciosa del fondale. L’oggetto era stato scoperto durante una missione con un veicolo sottomarino a controllo remoto, un ROV, e poi recuperato per essere studiato in laboratorio.
Il campione è stato successivamente inviato allo Smithsonian, dove è stato catalogato nella collezione di zoologia degli invertebrati. Proprio l’analisi approfondita del materiale ha permesso agli studiosi di arrivare all’identificazione.
The science -- and excitement -- of discovery:
— NOAA (@NOAA) April 22, 2026
Scientists reveal identity of mysterious ‘golden orb’ collected during NOAA expedition
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via @NOAAResearch & NOAA @oceanexplorer #GoldenOrb pic.twitter.com/TdpAkFVPlC
Le analisi Noaa sulla sfera dorata
L’identificazione dell’“uovo d’oro” è stata possibile grazie a un lavoro combinato di analisi morfologiche e genetiche. I primi esami avevano mostrato una struttura fibrosa, senza una chiara anatomia animale, ma con la presenza di cnidociti, cellule urticanti tipiche degli cnidari.
Un elemento importante è arrivato dall’individuazione delle spirocisti, cellule caratteristiche del gruppo degli Hexacorallia. Questo dettaglio ha orientato gli scienziati verso un’origine biologica legata a questo gruppo di organismi marini.
Le prime analisi genetiche, però, non erano state sufficienti a risolvere il caso. Il campione risultava contaminato da materiale appartenente ad altri organismi, rendendo più difficile l’identificazione.
Il ruolo del sequenziamento genetico
Per chiarire definitivamente l’origine della sfera, i ricercatori hanno dovuto ricorrere al sequenziamento completo del genoma. Questa analisi più avanzata ha rivelato una forte presenza di DNA riconducibile al Relicanthus daphneae, un anemone di mare gigante che vive negli ambienti profondi.
Il confronto con un altro campione simile, raccolto nel 2021, ha poi confermato l’identità dell’oggetto. L’“uovo d’oro” era quindi ciò che restava della parte con cui l’anemone si fissava al fondale.
Perché il mistero dell’uovo d’oro era così difficile da risolvere
Il caso si è rivelato più complesso del previsto. Gli scienziati pensavano che le procedure di routine sarebbero bastate per identificare rapidamente il campione, ma la sua particolare composizione ha richiesto competenze diverse.
Sono stati coinvolti esperti di morfologia, genetica, biologia degli abissi e bioinformatica. Anche lo Smithsonian National Museum of Natural History ha partecipato al lavoro di analisi, confermando l’importanza della collaborazione scientifica nello studio degli organismi marini più difficili da classificare.
Cosa insegna la scoperta dell’uovo d’oro negli abissi
La scoperta dell’“uovo d’oro” dimostra quanto gli ecosistemi degli abissi siano ancora poco conosciuti. Durante le esplorazioni oceaniche può capitare di imbattersi in strutture o organismi difficili da riconoscere, soprattutto quando provengono da ambienti estremi e scarsamente studiati.
Il caso evidenzia anche i limiti delle tecniche standard, come il DNA barcoding, che in questa occasione non è stato sufficiente a fornire una risposta definitiva. Solo un’analisi genetica più completa ha permesso di risolvere il mistero.
Il mistero risolto, ma gli abissi restano pieni di sorprese
L’identificazione della sfera dorata chiude il caso dell’“uovo d’oro” trovato in Alaska, ma non esaurisce le domande sugli organismi che popolano i fondali oceanici. Le profondità marine continuano a nascondere forme di vita poco note e strutture biologiche difficili da interpretare.
Grazie a strumenti sempre più avanzati, come i veicoli sottomarini a controllo remoto e il sequenziamento del DNA, gli scienziati possono oggi studiare con maggiore precisione questi ambienti remoti e risolvere misteri che fino a pochi anni fa sarebbero rimasti senza risposta.






