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23 anni fa il terremoto di Umbria e Marche

Era il 1997. Ci furono 11 vittime, un centinaio di feriti e 80mila sfollati, oltre ai celebri danni alla Basilica di San Francesco ad Assisi
Eventi estremi25 Settembre 2020 - ore 07:57 - Redatto da Redazione Meteo.it
Eventi estremi25 Settembre 2020 - ore 07:57 - Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Ansa)

Erano le 2:33 del mattino del 26 settembre 1997 quando buona parte dell'Italia centrale fu svegliata di soprassalto da una scossa di magnitudo 5,7 con epicentro a Cesi, in provincia di Macerata. Erano passati quasi 17 anni di tregua dal precedente devastante terremoto italiano, quello dell'Irpinia del 1980, che aveva colpito i territori a cavallo tra Campania e Basilicata.

Quello del 26 settembre 1997 non fu un singolo evento, ma uno sciame di migliaia di scosse, iniziate già durante la primavera precedente e poi proseguite fino all'estate del 1998. Ma quei mesi di settembre e ottobre del 1997, e in particolare la giornata del 26 settembre, segnarono per l'Umbria e le Marche un momento di grande sconvolgimento.

Dalla scossa notturna alle settimane successive

Secondo la scala Mercalli, che non misura l'energia sprigionata dal terremoto ma gli effetti provocati sul territorio, il terremoto di Umbria e Marche raggiunse il IX grado, mandando in rovina alcuni edifici e lesionandone molti altri. Nei comuni di Nocera Umbra e Foligno diventarono inagibili 6 abitazioni su 7. E anche molte chiese furono danneggiate, a partire dalla Basilica di San Francesco ad Assisi. Il bilancio delle vittime di quella notte si fermò a due: il crollo di un'abitazione schiacciò sotto le macerie una coppia di anziani coniugi.

Purtroppo, però, non era finita. Il peggio sarebbe arrivato qualche ora più tardi, alle 11:40 della stessa mattina, quando una scossa di magnitudo 6,0 colpì gli stessi territori, con epicentro questa volta nel comune di Foligno. Lesionando in modo ancora più grave gli edifici già danneggiati, e facendo salire il bilancio delle vittime a 10, di cui 4 morte sul colpo mentre stavano eseguendo un sopralluogo nella Basilica di San Francesco, insieme a un nutrito gruppo di tecnici, ingegneri, giornalisti e frati. Proprio quest'ultimo edificio divenne il simbolo dell'evento sismico, sia perché il crollo di una delle volte della Basilica superiore provocò danni al patrimonio artistico, inclusi gli affreschi di Cimabue e di Giotto, sia perché il tutto fu ripreso da una troupe giornalistica di Umbria Tv, dando risonanza mondiale all'accaduto.

La Basilica di San Francesco ad Assisi (foto: Ansa)

A peggiorare ancora le cose, quasi tre settimane più tardi, fu un'ulteriore forte scossa, che il 14 ottobre colpì soprattutto Sellano e Preci (in provincia di Perugia) con una magnitudo pari a 5,6. Oltre a far crollare una parte già lesionata del palazzo del Comune di Foligno (che i vigili del fuoco stavano tentando di mettere in sicurezza), mise ancora più duramente alla prova tutto l'edificato, insieme a una ventina di altre scosse di magnitudo 4 o 5 che si prolungarono anche oltre l'inverno. Si ricordano soprattutto quella di Gualdo Tadino del 26 marzo 1998, particolarmente avvertita dalla popolazione a causa della grande profondità dell'ipocentro, e poi quelle del 3 e 5 aprile successivi.

I bilanci e l'innovazione nella tragedia

Alla fine dello sciame sismico il computo dei decessi era salito a 11, a cui vanno sommati un centinaio di feriti e 80mila persone che persero la casa. I danni riguardarono soprattutto l'Umbria, con i comuni di Foligno, Nocera Umbra, Preci, Sellano, Assisi e Spello. Nelle Marche, invece, i territori più interessati furono quelli più vicini al confine tra le due regioni, fra cui Fabriano, Camerino e Serravalle di Chienti. Ma danni minori furono registrati in un cratere molto più ampio, e tra gli edifici di interesse storico e artistico colpiti vanno menzionati pure la cima del campanile della cattedrale di Foligno, la storica torre di Nocera Umbra e moltissimi edifici tra musei e teatri storici.

Per la ricostruzione, e in particolare per i 33mila interventi preventivati, si prevedeva all'inizio un costo di circa 8 miliardi di euro. Alla fine del 2014, secondo i dati forniti dall'Osservatorio sulla ricostruzione di Regione Umbria, il 97% degli sfollati aveva ripreso possesso delle proprie abitazioni, con una spesa complessiva di poco superiore ai 5 miliardi di euro. Nel mentre molte persone erano state trasferite prima in container in lamiera, quindi in casette di legno. Se da un lato ci furono proteste per la lentezza della ricostruzione, dall'altra gli interventi hanno di fatto ridisegnato buona parte dell'urbanistica dei territori coinvolti.

Altri fondi furono poi necessari per gli edifici storici e il patrimonio artistico: la Basilica di Assisi, per esempio, fu risistemata con 35 milioni di euro. Il palazzo del comune di Foligno fu ricostruito nella parte crollata e restituito alla cittadinanza nel decimo anniversario del sisma.

(foto: Ansa)

Una nota positiva nella tragedia è senz'altro un piccolo primato che il terremoto di Umbria e Marche ha segnato per il nostro Paese. Dal novembre del 1997, poche settimane dopo le scosse più devastanti, l'esercito e il centro operativo del comune di Foligno sperimentarono con successo www.terremoto.org (ora non più attivo), il primo sito internet del mondo per comunicare con i cittadini e con le delegazioni estere in tempo reale all'interno di un contesto emergenziale.

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