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Un anno nero per i ghiacciai: il grido delle montagne nel 2025 resta inascoltato - I dati

Il 2025 non è stato un buon anno per i ghiacciai, soprattutto quelli alpini. La crisi climatica sta modificando in maniera costante le nostre montagne: aumentati gli eventi franosi.
Sostenibilità12 Dicembre 2025 - ore 17:00 - Redatto da Meteo.it
Sostenibilità12 Dicembre 2025 - ore 17:00 - Redatto da Meteo.it

Un 2025 disastroso per i ghiacciai. Quello che è stato proclamato come "Anno Internazionale dei Ghiacciai" si è rivelato invece come l’anno che si chiude con un bilancio preoccupante soprattutto sulle Alpi. Dai dati che emergono dal VI report Carovana dei Ghiacciai di Legambiente, presentato a Torino nei giorni scorsi, la montagna non è mai stata così fragile come nel 2025.

Crisi dei ghiacciai: 2025 disastroso per la montagna

Dal report condiviso con CIPRA Italia e con la Fondazione Glaciologica Italiana, emerge un messaggio che non lascia dubbi: l’alta quota ad oggi è una delle prime sentinelle di quello che riguarda la crisi climatica globale. L’equilibrio di ecosistemi e dei nostri territori, che per secoli sono risultati sempre stabili, oggi stanno cambiando a causa dei ghiacciai che arretrano, del permafrost che si degrada e di eventi meteorologici estremi.

Le regioni più colpite: Veneto e Valle d'Aosta

Quest'anno le Alpi sono risultate estremamente instabili, con 40 frane in alta quota. Un numero cresciuto durante l’estate, con agosto, che è risultato il mese più critico. La parità tra crolli di roccia e colate di detriti ci indica come le alte temperature e il degrado del permafrost stanno mutando le modalità con cui la montagna si disgrega.

Le regioni più colpite al momento sono il Veneto con 17 episodi franosi e la Valle d’Aosta con 12. Dal 2018 ad oggi, nelle aree alpine di sette regioni, sono state registrate ben 671 frane importanti. Un dato allarmante, visto anche che in quel territorio vivono più di 276.000 persone ed è un’area caratterizzata dalla presenza di 210.000 edifici e circa 17.300 imprese.

Instabilità meteorologica: i dati

Dati allarmanti arrivano anche in merito all’instabilità meteorologica. L’Osservatorio Città Clima, in riferimento alle regioni alpine, ha fornito un dato di 150 eventi estremi da gennaio a novembre 2025. Un dato dfi nuovo allarmante rispetto all’anno precedente, dove gli eventi erano 146.

Tra i più frequenti ci sono gli allagamenti a causa delle piogge intense, seguono poi i danni causati dal forte vento, le inondazioni e le frane. La regione più colpita è la Lombardia. Una delle maggiori cause che sta determinando la preoccupante situazione dei ghiacciai è l’aumento delle temperature, questo anche grazie al drastico calo delle nevicate. Nel corso di sessant’anni le Alpi hanno perso oltre 170 km² di superficie glaciale.

I ghiacciai più preoccupanti  

Il 2025 è stato anche l’anno in cui i collassi glaciali hanno maggiormente modificato l’equilibrio delle Alpi.  L'evento estremo più importante è avvenuto in Svizzera con il crollo del ghiacciaio di Birch. Una situazione preoccupante riguarda il più grande ghiacciaio delle Alpi: l’Aletsch, che sta vivendo un arretramento costante: ogni anno perde decine di metri.

Situazione preoccupante anche per l’Adamello-Mandrone, il più vasto ghiacciaio italiano, che si abbassa annualmente in maniera significativa. Situazione preoccupante pure in Germania sul massiccio dello Zugspitze: entro il 2030 del ghiacciaio Schneeferner settentrionale, ne rimarrà solo pochissima parte.

Le richieste di Legambiente, CIPRA Italia e Fondazione Glaciologica Italiana

Legambiente, CIPRA Italia e Fondazione Glaciologica Italiana hanno presentato una serie di richieste in modo da tenere sotto controlla la situazione. Tra queste ci sono:

  • La necessità di monitorare l’alta quota, in moto da tutelare le persone che vivono e lavorano nelle aree interessate;
  • Aggiornamento delle carte di pericolosità geomorfologica;
  • Creare un catasto dei ghiacciai e una carta aggiornata del permafrost per l’intero territorio italiano;
  • Sviluppare politiche di mitigazione e adattamento;
  • Comunicazione adeguata grazie a un impegno pubblico per informare i cittadini su come ridurre il rischio;
  • Incentivare un turismo sostenibile.

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