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Stelle cadenti di novembre, ecco come vedere le Leonidi

I resti della cometa Temple-Tuttle sono visibili tra il 6 e il 30 novembre, con il picco di attività martedì 17. Quest'anno le Leonidi potrebbero essere poco numerose ma ben visibili, perché la Luna non interferirà

{icon.url}6 Novembre 2020 - ore 08:23 Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Hugo Kemmel/Unsplash)

Mentre nel cielo di novembre va esaurendosi la finestra di visibilità delle Orionidi, fa la sua comparsa un altro degli sciami meteorici più celebri dell'autunno: quello delle Leonidi. La comparsa è puntuale ogni novembre, e il picco dell'attività è sempre intorno al giorno 17. Dunque la notte tra lunedì 16 e martedì 17 novembre e quella tra martedì 17 e mercoledì 18 novembre dovrebbero essere le due migliori occasioni di osservazione. In realtà, come tutti gli sciami, le Leonidi hanno una lunga coda iniziale e finale di osservabilità, tanto che quest'anno sarà possibile vederle già da venerdì 6 novembre e poi fino alla fine del mese.

La porzione del cielo verso cui rivolgere lo sguardo è suggerita dal nome stesso dello sciame: le Leonidi, infatti, si chiamano così perché sembrano provenire dalla costellazione del Leone (Leo per gli astronomi, e in latino). Questa è una delle costellazioni più luminose di tutto il cielo, compresa tra il Cancro e la Vergine, e si trova lungo la traiettoria apparentemente percorsa dal Sole. Non è caso, è uno dei segni zodiacali.

Per estrema precisione, il punto da cui si irradiano le Leonidi si trova 2 gradi a nord rispetto alla stella Algieba, che è la stella gamma (γ) della costellazione, ossia la terza più luminosa di tutte.

La costellazione del Leone, con Algieba come stella gamma (γ) (foto: Wikimedia Commons)

L'origine astronomica delle Leonidi

Come è facile immaginare, le Leonidi derivano dai detriti lasciati da una cometa. Nello specifico si tratta di 55P/Tempel-Tuttle, o più semplicemente Tempel-Tuttle, un corpo celeste dal moto periodico che appartiene alla stella famiglia della cometa di Halley e che ha un'orbita che interseca quasi esattamente quella della Terra.

In particolare, il punto di intersezione tra le due orbite corrisponde al 17 novembre del moto di rivoluzione terrestre intorno al Sole, e dunque ogni anno puntualmente possiamo osservare sopra le nostre teste i detriti lasciati dalla cometa.

Tempel-Tuttle, a sua volta, ha un periodo di rivoluzione intorno al Sole di 33,2 anni, quindi una volta ogni trentennio ripassa per il punto che a noi interessa e ripopola la zona spaziale di detriti freschi. Infatti è proprio di circa trent'anni la periodicità con cui le Leonidi mostrano un grande picco di attività. Nei picchi del 1833, del 1866 e del 1966 si arrivarono a contare fino a 2mila stelle cadenti al minuto, mentre in quello più recente - avvenuto a livello astronomico nel 1998, e come spettacolo notturno tra il 1999 e il 2001 - l'attività fu un po' più fiacca. Non si tratta comunque di una regolarità assoluta dal punto di vista dell'osservazione terrestre, perché entrano in gioco altri fattori. Tuttavia, dato che siamo a vent'anni dall'ultimo picco, dovremo attendere ancora diversi anni prima che ci sia il prossimo. Per il 2020 si prevede un'attività relativamente modesta, "blanda" secondo l'Unione astrofili italiani, pari a qualche meteora l'ora nelle nottate più intense, con punte di 10-15.

Le Leonidi nel 1999 (foto: Wikimedia Commons)

Lo sciame delle stelle cadenti delle Leonidi si contraddistingue per il movimento rapido, tanto che i detriti si muovono rispetto all'orbita terrestre a oltre 70 chilometri al secondo. Rispetto ad altri sciami meteorici, poi, le Leonidi sono particolarmente brillanti.

Le Leonidi nel 2020

Anche se dal punto di vista della quantità il 2020 non sarà un anno spettacolare, potrebbe esserlo per la qualità. Abbiamo infatti la fortuna che il picco dello sciame meteorico coincida quasi perfettamente con la Luna nuova, ossia con il momento in cui la Luna è completamente in ombra e dunque ha il suo minimo di luminosità. Ciò significa che il cielo sarà particolarmente buio e che, salvo condizioni meteorologiche sfavorevoli come nubi o nebbia, saremo nella configurazione ideale di osservazione. Qualche complicazione all'atto pratico potrebbe arrivare dalle limitazioni alla circolazione dovute alle misure anti-coronavirus, ma questa è un'altra questione.

Il novilunio sarà in particolare domenica 15 novembre alle 6:09 del mattino, quindi tra le due notti clou già indicate potrebbe essere preferibile in linea di principio la prima (16-17) proprio perché più vicina alla Luna nuova. Tuttavia, sarà una questione quasi irrilevante: in entrambe le sere già prima delle 20:00 infatti la Luna sgombererà il campo, lasciando la notte quasi tutta indisturbata. Per poter osservare le Leonidi a un'altezza sufficiente sopra l'orizzonte sarà necessario attendere circa la mezzanotte, quando nelle giornate centrali di novembre la Luna sarà ampiamente tramontata.

Un'immagine scattata in Spagna delle Leonidi nel 1999 (foto: Epa Photo/Ansa)

Sempre all'inizio di novembre sono potenzialmente visibili anche gli sciami delle Tauridi Nord e delle Tauridi Sud, che occasionalmente producono grossi e luminosi bolidi. Le Tauridi sono visibili tra l'1 e il 25 novembre nei pressi dell'ammasso delle Pleiadi, nella costellazione del Toro, con picchi il 5 e il 12 novembre, ma restano comunque a bassa frequenza e non particolarmente spettacolari.

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