Improvviso riscaldamento stratosferico potrebbe portare a una primavera in ritardo

Il riscaldamento stratosferico improvviso, conosciuto anche con l'acronimo SSW, può arrivare a influenzare (talvolta anche significativamente) il clima terrestre. Sarà così anche stavolta? Porterà a una primavera ritardata?
Cos'è il riscaldamento stratosferico e quali sono le conseguenze
Riscaldamento stratosferico improvviso, stratwarming o SSW (dall'inglese Sudden Stratospheric Warming): possiamo chiamarlo come vogliamo, ma qualunque sia il termine prescelto si tratta di un evento che da tempo crea fermento nel mondo della comunità scientifica. Ma di cosa si tratta esattamente?
È un fenomeno atmosferico che si verifica quando la stratosfera posta sopra al Polo Nord si riscalda rapidamente. Ciò comporta un indebolimento o un'inversione dei venti occidentali che circondano il vortice polare. Se questo evento si propaga verso il basso, si creano dei blocchi atmosferici che consentono all'aria fredda artica di insinuarsi sulle latitudini medie.
Il riscaldamento stratosferico improvviso può portare a ondate di freddo prolungate, nevicate intense e temperature sotto la media in periodi inconsueti. In altre parole si possono avere anomalie termiche con intense ondate di aria fredda anche quando, guardando il calendario, possiamo constatare che la primavera è già iniziata.
Primavera 2026 ritardata?
Le ultime proiezioni mostrano un collasso del Vortice Polare a metà febbraio. Se queste tendenze venissero confermate potremmo assistere a uno stratwarming che potrebbe (seppure marginalmente) interessare anche l'Italia.
Per comprendere bene questo fenomeno possiamo immaginare il vortice polare come una sorta di trottola, che gira vorticosamente mantenendo il freddo polare confinato sull'Artico. Ma cosa accade se questa trottola si sfalda o inverte il senso di rotazione? I venti inizano a soffiare da est verso ovest, aumentando le probabilità di avere una irruzione gelida da nord-est.
Le mappe di anomalie termiche mostrano temperature sotto la media in Francia, Scandinavia, Germania e Regno Unito. Il nostro Paese si troverebbe così a essere "terra di confine" tra l'aria gelida polare e quella atlantica, più temperata. Ciò potrebbe portare a conseguenze significative, seppur meno marcate rispetto ai Paesi del Nord Europa, costringendoci a rimandare l'appuntamento con la primavera di due/tre settimane.
Al momento però il condizionale è d'obbligo: questa tendenza non è ancora confermata, e sarà importante seguire gli sviluppi dei prossimi giorni.






