Pesce chirurgo di Monrovia avvistato nell’Adriatico: le spine taglienti possono ferire

Il pesce chirurgo di Monrovia (Acanthurus monroviae) è stato avvistato per la prima volta anche nel Mar Adriatico, segnando un nuovo capitolo nella diffusione delle specie tropicali nel Mediterraneo.
Originario delle coste atlantiche africane, questo pesce si riconosce per due piccole spine affilate ai lati della coda, simili a bisturi, usate a scopo difensivo. La sua presenza nell’Alto Adriatico rappresenta un ulteriore segnale della tropicalizzazione del Mediterraneo, un fenomeno sempre più evidente anche lungo le coste italiane.
Il primo avvistamento del pesce chirurgo di Monrovia nell’Adriatico
La presenza del pesce chirurgo di Monrovia nell’Adriatico è stata documentata per la prima volta grazie a una nota scientifica pubblicata nel 2025 da un gruppo di ricercatori croati. Le segnalazioni sono arrivate attraverso piattaforme internazionali dedicate al monitoraggio delle specie aliene, confermando che non si tratta di un episodio isolato.
Il primo avvistamento risale al 2 giugno 2024, nei pressi di Kostrena, in Croazia. L’esemplare è stato osservato su un fondale roccioso a una profondità compresa tra i 3 e i 5 metri, mentre si alimentava di alghe. Nelle settimane successive le osservazioni si sono moltiplicate, suggerendo che la specie stia iniziando a stabilirsi in modo sempre più stabile anche nell’Alto Adriatico.
Che cos’è il pesce chirurgo di Monrovia e perché si chiama così
Il nome comune di questa specie deriva da una caratteristica anatomica molto particolare. Il pesce chirurgo di Monrovia possiede infatti due spine caudali affilate, posizionate ai lati della coda, che ricordano piccoli bisturi. È proprio da queste “lame” che nasce il termine “pesce chirurgo”.
Nonostante questo dettaglio possa impressionare, è importante chiarire che Acanthurus monroviae non è una specie aggressiva. Le spine vengono utilizzate solo per difesa e possono provocare ferite se l’animale viene toccato o maneggiato. Per sub, snorkelisti e bagnanti vale quindi la regola più semplice: osservare senza disturbare.
Caratteristiche del pesce chirurgo di Monrovia
Il pesce chirurgo di Monrovia ha il tipico aspetto delle specie appartenenti alla famiglia Acanthuridae. Il corpo è ellittico, compresso lateralmente e ricoperto da piccole scaglie. Può raggiungere i 40-50 centimetri di lunghezza.
Sui fianchi spiccano due macchie gialle ovali in corrispondenza delle spine taglienti. La bocca è piccola e adatta a una dieta prevalentemente erbivora: si nutre soprattutto di alghe che raschia dalle rocce. La coda, a forma di mezzaluna, gli consente di essere un nuotatore agile e veloce.
Da dove arriva Acanthurus monroviae
Il pesce chirurgo di Monrovia è originario delle coste atlantiche dell’Africa occidentale. Il suo ingresso nel Mediterraneo è avvenuto attraverso lo Stretto di Gibilterra, il principale passaggio naturale tra Oceano Atlantico e Mare Mediterraneo.
Le prime segnalazioni nel Mediterraneo risalgono già agli anni Ottanta, lungo le coste della Spagna. In seguito la specie ha continuato a espandersi verso est, comparendo anche nel bacino orientale, fino ad arrivare oggi nell’Alto Adriatico. Questo percorso dimostra come alcune specie tropicali riescano ormai a colonizzare aree un tempo considerate inadatte alla loro sopravvivenza.
Il significato dell’avvistamento: la tropicalizzazione del Mediterraneo
L’arrivo del pesce chirurgo di Monrovia nell’Adriatico non è un caso isolato. Negli ultimi decenni il Mediterraneo sta ospitando un numero crescente di specie tropicali e aliene provenienti sia dall’Atlantico sia dal Mar Rosso. Alla base di questo fenomeno c’è soprattutto la tropicalizzazione del Mediterraneo, favorita dall’aumento delle temperature marine.
In pratica, il riscaldamento delle acque rende il nostro mare sempre più adatto alla sopravvivenza e alla riproduzione di specie abituate a climi più caldi. A questo si aggiungono altri fattori, come il traffico marittimo e le rotte commerciali, che facilitano la dispersione accidentale di organismi marini.
Le altre specie tropicali sempre più presenti nel Mediterraneo
Il pesce chirurgo di Monrovia si aggiunge a una lista sempre più lunga di specie che stanno cambiando il volto del Mediterraneo. Tra queste ci sono il barracuda boccagialla, il pesce coniglio, il pesce palla maculato e il pesce scorpione, oltre ad altri pesci chirurgo segnalati occasionalmente anche in Italia.
La loro presenza è importante non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche ecologico. Monitorare queste specie aiuta infatti i ricercatori a capire come stanno evolvendo gli ecosistemi marini e quali conseguenze potrebbero esserci sulla biodiversità locale, sulla pesca e sugli equilibri naturali del Mare Nostrum.
Il pesce chirurgo di Monrovia è pericoloso?
Nonostante le spine caudali affilate, il pesce chirurgo di Monrovia non deve essere considerato pericoloso per l’uomo. Non attacca volontariamente e utilizza le sue lame naturali esclusivamente per difendersi. Il rischio esiste solo in caso di contatto diretto o manipolazione.
Il vero aspetto preoccupante non è quindi la sua presenza in sé, ma ciò che rappresenta: un ulteriore segnale dei profondi cambiamenti in corso nel Mediterraneo. Il mare sta cambiando rapidamente e con lui anche la composizione delle specie che lo abitano.
Un nuovo abitante con cui il Mediterraneo dovrà convivere
L’avvistamento del pesce chirurgo di Monrovia nell’Adriatico conferma che il Mediterraneo è sempre più esposto all’arrivo e alla stabilizzazione di specie tropicali. Alcune di queste diventeranno probabilmente presenze abituali nei prossimi anni, entrando a far parte del paesaggio marino che conosciamo.
Per questo motivo studiare specie come Acanthurus monroviae è fondamentale: non solo per capire la portata del fenomeno, ma anche per prepararsi agli effetti futuri dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini. Il pesce chirurgo di Monrovia, con le sue due piccole lame ai lati della coda, è l’ennesimo segnale che il Mediterraneo non è più lo stesso.






