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Isole Faroe, 706 delfini uccisi in una sola giornata: il caso

Più di 700 delfini sono stati abbattuti in una sola giornata nelle Isole Faroe durante una battuta di caccia tradizionale: l'episodio ha suscitato forti polemiche.
Ambiente1 Giugno 2026 - ore 12:20 - Redatto da Meteo.it
Ambiente1 Giugno 2026 - ore 12:20 - Redatto da Meteo.it

Nuova strage di delfini nelle Isole Faroe, dove oltre 700 esemplari sono stati uccisi durante una battuta di caccia tradizionale, un bilancio che rappresenta più di due terzi di tutti i mammiferi marini abbattuti nell’intero anno precedente. L’episodio ha suscitato forti reazioni da parte delle associazioni animaliste e dell’opinione pubblica internazionale.

Massacro di delfini alle Isole Faroe, 706 uccisi in una sola giornata

Nelle Isole Faroe si è verificata una delle più grandi uccisioni di delfini degli ultimi anni. In una sola giornata sono stati abbattuti 706 cetacei durante tre diverse battute di caccia svolte contemporaneamente nell’arcipelago del Nord Atlantico. Il numero degli animali uccisi supera ampiamente quello registrato in molte stagioni precedenti e ha suscitato indignazione a livello internazionale.

Centinaia di delfini sono stati spinti verso la costa e successivamente soppressi dai cacciatori. Le operazioni hanno però mostrato gravi problemi organizzativi: secondo quanto riferito dagli stessi partecipanti, mancavano strumenti adeguati per garantire un abbattimento rapido degli animali.

Questa situazione avrebbe causato sofferenze prolungate e numerosi episodi particolarmente cruenti. Alcuni delfini sarebbero rimasti feriti durante le manovre delle imbarcazioni o contro le rocce lungo il litorale.

Nel frattempo, due attivisti dell’associazione ambientalista Sea Shepherd sono stati fermati dalle autorità locali con l’accusa di aver interferito con le attività di caccia. L’organizzazione nega ogni coinvolgimento e sostiene che i volontari stessero semplicemente raccogliendo testimonianze e immagini dell’accaduto. I due rischiano ora provvedimenti che potrebbero portare al loro allontanamento dalle isole.

Perché esiste ancora la Grindadráp

La caccia ai cetacei nelle Isole Faroe, un arcipelago a governo autonomo che fa parte del Regno di Danimarca, affonda le proprie radici in una tradizione secolare tramandata di generazione in generazione. Le prime testimonianze di questa pratica risalgono al XVI secolo, quando rappresentava una risorsa essenziale per la sopravvivenza delle comunità locali, che dipendevano dalla carne degli animali catturati per il proprio sostentamento. Nel tempo, questa usanza è diventata parte integrante dell’identità culturale dell’arcipelago, assumendo un significato storico e simbolico.

Oggi, però, le condizioni di vita sono profondamente cambiate e molti osservatori ritengono che le motivazioni originarie di questa attività non siano più attuali. Dopo la recente e massiccia cattura di cetacei, sono riemerse forti polemiche riguardo all’elevato numero di animali abbattuti.

Tradizionalmente la carne viene suddivisa tra i partecipanti e le diverse comunità delle isole, ma in questo caso la quantità ottenuta appare superiore alle reali necessità della popolazione. Per questo motivo cresce il timore che una parte del prodotto non venga utilizzata e possa finire smaltita o addirittura dispersa in mare, alimentando ulteriormente le critiche verso questa pratica molto controversa.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Settembre ore 09:11

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