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Iran in crisi idrica: avviata la semina delle nuvole per combattere la siccità

In Iran la pioggia manca da mesi: per tentare di alleviare l’emergenza idrica, il governo ha avviato le operazioni di cloud seeding.
Ambiente18 Novembre 2025 - ore 12:13 - Redatto da Meteo.it
Ambiente18 Novembre 2025 - ore 12:13 - Redatto da Meteo.it

L’Iran sta vivendo una grave emergenza idrica: la mancanza di precipitazioni che dura da mesi ha ridotto drasticamente le riserve e molti bacini sono ormai quasi vuoti. Per fronteggiare la situazione, il governo ha avviato le operazioni di “semina delle nuvole”, una tecnica che mira a stimolare artificialmente la formazione della pioggia disperdendo particelle nell’atmosfera. La decisione arriva mentre la siccità continua ad aggravarsi e le infrastrutture idriche del Paese mostrano segni di cedimento.

Iran in crisi idrica, avviata la semina delle nuvole

L’Iran si trova nel mezzo di una crisi idrica senza precedenti: l’assenza prolungata di piogge ha prosciugato gran parte delle riserve e molte dighe risultano ormai quasi esaurite. Per reagire all’emergenza, il governo ha dato il via ai programmi di “cloud seeding”, un metodo che tenta di provocare precipitazioni attraverso la dispersione di particelle nelle nuvole. La scelta arriva mentre la siccità peggiora di settimana in settimana, mettendo sotto pressione un sistema idrico già fortemente compromesso.

Secondo quanto riferiscono media nazionali e agenzie straniere, questa strategia è considerata una misura estrema per provare a ottenere qualche precipitazione in tempi rapidi. Ali Seyedzadeh, responsabile dell’Ufficio nazionale per la gestione delle risorse idriche, ha spiegato alla televisione di Stato che dall’inizio di ottobre sono caduti appena 2,2 millimetri di pioggia, un dato inferiore dell’83% rispetto all’anno precedente e ben sotto le medie storiche. Purtroppo, Seyedzadeh ha aggiunto che le previsioni non indicano alcun miglioramento imminente, lasciando il Paese in una situazione sempre più critica.

Cos'è il cloud seeding

Nel contesto della crescente emergenza siccità, il cloud seeding è diventato una delle tecniche più discusse e utilizzate per tentare di aumentare le precipitazioni. Questa pratica, che consiste nel “seminare” le nuvole con particelle in grado di favorire pioggia o neve, è sperimentata da decenni e ha conquistato un numero crescente di sostenitori. I promotori ne evidenziano i risultati, citando incrementi delle piogge compresi tra il 10% e il 15%.

Secondo la World Meteorological Organization, in condizioni favorevoli, una singola nube può persino generare fino al 25% di precipitazioni in più. Dalla scarsità d’acqua agli effetti dell’inquinamento, fino all’alterazione del clima, il cloud seeding viene impiegato in molte aree del pianeta, anche per intensificare le nevicate. La procedura prevede la dispersione di particelle nelle nuvole tramite aerei, razzi o apparecchi installati al suolo. L’obiettivo è stimolare la formazione di goccioline o cristalli di ghiaccio, così da incrementare le precipitazioni.

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