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Torna El Niño: quali scenari tra il 2026 e il 2027

Conclusa la parentesi di La Niña, il Pacifico torna a riscaldarsi: cresce il timore di nuove anomali termiche.
Clima3 Marzo 2026 - ore 12:09 - Redatto da Meteo.it
Clima3 Marzo 2026 - ore 12:09 - Redatto da Meteo.it

Le temperature del pianeta potrebbero registrare a breve un nuovo aumento significativo. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, la probabilità che il fenomeno climatico noto come El Niño si attivi tra luglio e settembre è stimata tra il 50% e il 60%.

Nel frattempo, la Organizzazione Meteorologica Mondiale si appresta a diffondere aggiornamenti ufficiali sull’evoluzione della situazione. Gli esperti spiegano che il possibile passaggio dall’attuale fase fredda, chiamata La Niña, a quella più calda potrebbe amplificare ulteriormente gli effetti del cambiamento climatico.

El Niño verso il ritorno, cosa cambia tra il 2026 e il 2027

L’ultimo episodio di El Niño, sviluppatosi tra il 2023 e il 2024, ha inciso in modo determinante sull’impennata delle temperature globali, contribuendo a rendere il 2023 uno degli anni più caldi mai registrati e il 2024 quello dei primati assoluti. Oggi gli studiosi osservano con attenzione l’evoluzione del biennio in corso.

Carlo Buontempo, alla guida del Copernicus Climate Change Service dell’Unione Europea, ha sottolineato che il 2026 potrebbe trasformarsi in un nuovo anno record qualora il fenomeno dovesse ripresentarsi. Un’ipotesi che preoccupa la comunità scientifica internazionale.

Secondo Tido Semmler del Servizio meteorologico nazionale irlandese, però, se l’eventuale formazione di El Niño avvenisse nella seconda parte dell’anno, le conseguenze più marcate si manifesterebbero nel 2027. L’esperto ricorda infatti che l’atmosfera impiega tempo per reagire pienamente al riscaldamento delle acque del Pacifico.

Non si esclude che il 2026 possa comunque risultare l’anno più caldo di sempre, anche in assenza del fenomeno, a causa della costante crescita delle temperature medie globali. Semmler, intervistato dall’agenzia Agence France-Presse, ha ribadito che il rischio di un nuovo primato aumenterebbe sensibilmente nel 2027 se El Niño si consolidasse nella seconda metà del 2026.

L’ultimo ciclo di La Niña, iniziato nel dicembre 2024, è stato invece debole e di breve durata. Questo fenomeno tende a raffreddare le acque superficiali del Pacifico orientale, producendo effetti opposti rispetto a El Niño e attenuando temporaneamente il riscaldamento globale.

La fase fredda sta ora lasciando spazio a una condizione neutra prevista tra febbraio e aprile 2026. Nonostante l’azione mitigatrice di La Niña, la spinta del cambiamento climatico è stata tale da non impedire al 2025 di posizionarsi tra gli anni più caldi mai osservati.

Cos'è El Niño?

El Niño e La Niña rappresentano le due fasi opposte di un ciclo climatico naturale noto come El Niño-Southern Oscillation (ENSO), che si sviluppa nel Pacifico tropicale, intervallate da una fase definita neutra. L’origine del nome risale all’Ottocento, quando pescatori di Perù ed Ecuador notarono un’anomala corrente calda che, in prossimità del Natale, riduceva drasticamente il pescato e la chiamarono “El Niño”, in riferimento al Bambin Gesù.

In seguito, gli studiosi attribuirono il nome “La Niña” al fenomeno contrario, caratterizzato da un raffreddamento delle stesse aree oceaniche. Durante El Niño gli alisei, che soffiano stabilmente da est verso ovest, si indeboliscono, consentendo alle acque superficiali più calde di espandersi verso il Pacifico centrale e orientale.

Questo accumulo di calore libera grandi quantità di energia nell’atmosfera. Il risultato è un temporaneo aumento delle temperature medie globali. Allo stesso tempo cambiano i regimi dei venti e delle precipitazioni in numerose regioni del pianeta. Si tratta quindi di un meccanismo naturale capace di influenzare il clima su scala mondiale.

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