Crisi climatica, chi è più a rischio? Chi soffre maggiormente gli effetti degli eventi estremi

Ondate di calore, alluvioni e siccità non colpiscono tutti allo stesso modo. Anche all’interno di un singolo paese, vulnerabilità demografiche e differenze socioeconomiche amplificano gli effetti del cambiamento climatico. Tra mortalità, perdite economiche e nuove dinamiche migratorie, la sfida è creare politiche in grado di ridurre le disuguaglianze e rafforzare la resilienza.
Vulnerabilità climatica: le disuguaglianze esistono anche nello stesso Paese
Anche se spesso sentiamo dire che l'impatto del cambiamento climatico ha differenze sproporzionate tra Sud e Nord globale, le disuguaglianze nella vulnerabilità climatica si trovano anche all’interno di ogni Paese.
Gruppi di popolazione e aree geografiche diverse subiscono gli effetti del clima in modi molto differenti e neppure i Paesi europei più ricchi sono al riparo. In Italia, l’elevata mortalità è probabilmente dovuta a una combinazione di fattori: la posizione nell’hotspot climatico del Mediterraneo, che si riscalda più velocemente di altre zone d’Europa, l’alta percentuale di popolazione anziana, le città densamente abitate e la presenza di edifici datati, con poco isolamento e ventilazione scarsa.
Gli anziani sono particolarmente sensibili alle temperature estreme, e la mortalità legata al caldo è strettamente legata anche alle disuguaglianze socioeconomiche. Un’ondata di calore, soprattutto se intensa e prolungata nel tempo, non produce gli stessi effetti su chi vive in una casa ben isolata e climatizzata e chi, invece, abita all’ultimo piano di un edificio senza protezioni dal caldo. Chi ha un reddito basso spesso fatica ad accedere a case adeguate e può vivere in abitazioni sovraffollate o poco ventilate, che offrono scarsa protezione dal calore intenso.
Bussola dell'equità climatica, il "misuratore" delle politiche climatiche
Con le ondate di calore in Europa sempre più forti, lunghe e frequenti, servono risposte efficaci che includano non solo il potenziamento dei sistemi sanitari per gestire l’aumento dei ricoveri, ma anche la certezza che campagne di salute pubblica, centri di raffrescamento e spazi verdi urbani raggiungano le persone più vulnerabili.
Ma soprattutto serve uno strumento che, prima che una situazione si trasformi in emergenza, sia in grado di portare l'attenzione di amministrazioni, associazioni e comunità sulle politiche climatiche, per capire se proteggono davvero tutti oppure finiscono per lasciare indietro chi vive in una situazione di maggiore fragilità.
Da questa necessità è nata la Bussola dell'equità climatica, uno strumento realizzato per ActionAid Italia con il supporto della European Climate Foundation. Il punto di partenza è chiaro: la vulnerabilità climatica non è legata solo all’età o allo stato di salute di una persona, ma nasce dall’insieme di fattori come reddito, qualità della casa, accesso ai servizi, discriminazioni, condizioni di lavoro, isolamento sociale e contesto territoriale.
Crisi climatica, un'emergenza non uguale per tutti
Chi corre più rischi? Non c’è una risposta definitiva e non esiste una classifica valida ovunque. La stessa persona può essere molto vulnerabile a un pericolo e allo stesso tempo relativamente al sicuro da un altro. L'unica cosa certa è, come afferma anche Claudia Mazzanti di ActionAid Italia, che impatta certamente persone e comunità che per loro natura o condizioni esterne vivono già in condizioni di maggiore difficoltà.
Innanzitutto, ci sono le persone anziane, per cui la mobilità ridotta, l’isolamento sociale e la dipendenza dall’assistenza possono rendere molto più difficile affrontare un’ondata di calore o un’evacuazione.
Anche i bambini, maggiormente dipendenti dagli adulti e più sensibili, possono soffrire maggiormente lo stress termico e alcune patologie respiratorie.
Tra i soggetti maggiormente esposti ci sono anche le famiglie a basso reddito, che spesso vivono in abitazioni meno efficienti con il nuovo clima e possono avere un accesso limitato ai servizi sanitari o semplicemente non disporre delle risorse necessarie per installare un climatizzatore, mettere in sicurezza la casa o trasferirsi temporaneamente dopo un evento estremo.
Rischi più alti anche per le persone senza fissa dimora, quelle con disabilità, chi vive nelle zone rurali più isolate, le persone con background migratorio o rifugiate, chi affronta problemi di salute mentale e i lavoratori precari o "informali". La questione tocca in modo molto concreto anche chi lavora all’aperto, che è esposto direttamente a caldo estremo e ad altri eventi meteorologici senza adeguate protezioni.
Può anche accadere che uno stesso soggetto viva contemporaneamente due o più situazioni "a rischio". Pensiamo ad esempio a una persona anziana, che vive in un quartiere con poco verde e dispone di un reddito basso: definirla semplicemente "persona anziana" non basterebbe a evidenziare i pericoli che corre in caso di eventi estremi prolungati nel tempo. Ed è proprio qui che entra in gioco la Bussola dell'equità climatica, una lente che si propone di mettere in evidenza qualcosa che fino a questo momento è rimasto "invisibile" agli occhi di chi ha voce in capitolo.
Dalla teoria alla pratica: come usare la bussola dell'equità climatica?
Sulla base della Bussola, un'amministrazione dovrebbe costruire, ad esempio, un Profilo di vulnerabilità del territorio, che non tenga conto solo di quanti anziani vivono nel Comune, ma anche dei quartieri in cui si trovano, dell'esposizione al caldo, della presenza di servizi e di altre persone che vivono in famiglia con loro.
Il compito della Bussola dell'equità climatica è quello di accompagnare la progettazione e la revisione dei piani climatici, delle strategie urbane e degli interventi specifici, permettendo alle Amministrazioni e agli organi interessati di verificare che tutte le differenze sociali siano davvero state considerate.
Ovviamente servono anche i dati disaggregati, che forniscano un quadro generale della popolazione per età, genere, condizioni economiche e territorio, accompagnati da una capacità di ascolto della comunità, perché il sapere climatico non è solo quello che si trova nei modelli e nelle mappe, ma anche (e soprattutto) quello fornito dalle persone che vivono ogni giorno questa nuova realtà.
Nessun modello potrà mai dirci i disagi di chi vive in una casa che in estate diventa rovente o di chi è costretto a lavorare otto ore sotto il sole cocente, o ancora di chi sa che, quando arriva un temporale violento e improvviso, una determinata strada diventa impraticabile. La bussola insiste proprio sul fatto che siano le persone maggiormente esposte a poter accedere alle informazioni e agli spazi decisionali.






