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Cosa sono le piste ciclabili soft?

Introdotte in Italia dal Decreto rilancio, sono già attive in diverse città. Permettono di avere più chilometri di ciclabili urbane a bassissimo costo, ma lasciano qualche dubbio di sicurezza

{icon.url}13 Novembre 2020 - ore 08:37 Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Wikimedia Commons)

Milano, Torino, Roma, Firenze, Padova e Parma, tanto per citarne alcune: sono numerose le città del nostro paese che negli ultimi mesi hanno visto la comparsa delle cosiddette corsie ciclabili, note in inglese come bike lane oppure, in modo informale, piste ciclabili soft. Ovviamente il loro arrivo proprio in concomitanza con l'emergenza Covid-19 non è affatto un caso, e la loro introduzione è formalmente prevista all'interno del Decreto rilancio dello scorso 19 maggio.

All'interno dell'articolo 229 del provvedimento, accanto al chiacchieratissimo bonus mobilità, si prevede una modifica al Codice della strada con la possibilità di attivare le corsie ciclabili. In sostanza, si tratta di una parte della stessa carreggiata destinata alle automobili che viene delimitata con una linea bianca tratteggiata e contrassegnata con il simbolo del velocipede. La corsia che si viene a creare è idonea a essere percorsa da biciclette e altri mezzi di mobilità dolce e micro-mobilità elettrica, come per esempio i monopattini.

Una corsia ciclabile (foto: Red bike lane/Flickr)

Due caratteristiche delle corsie ciclabili sono da non scordare. Anzitutto, sono sempre a senso unico, e poste sulla parte destra della carreggiata. Vale a dire che le automobili e le biciclette devono sempre procedere nello stesso senso di marcia, e mai contromano. L'altra caratteristica fondamentale è che la linea bianca tratteggiata è valicabile, ossia in generale l'uso dello spazio è promiscuo ed è possibile sia che le automobili invadano la corsia ciclabile, sia che le biciclette escano dalla propria corsia. In pratica, quindi, la bike lane non è definita in modo rigido, ma è un modo per ricordare a tutti i veicoli che su una stessa carreggiata devono coesistere sia le automobili sia le biciclette (e i vari equivalenti), delimitando indicativamente lo spazio destinato alle une e alle altre.

Le differenze rispetto alle piste ciclabili

La classica pista ciclabile, detta in sede propria, è anzitutto una pista, ossia una strada indipendente e riservata. Ciò significa che è fisicamente separata dal resto della carreggiata, di solito da uno spartitraffico invalicabile e largo almeno mezzo metro. Le piste ciclabili hanno anche delle dimensioni minime, con una larghezza di almeno 1,5 metri se a senso unico e di almeno 2,5 metri se a doppio senso. Inoltre, nelle piste ciclabili non è ammesso l'ingresso laterale, ossia le biciclette non possono entrare o uscire dalla pista in qualunque punto, ma solo in corrispondenza di specifici accessi.

Una pista ciclabile (foto: DistelApparath/Pixabay)

Caso intermedio tra la pista ciclabile standard in sede propria e la corsia ciclabile è poi la pista ciclabile con corsia riservata. Questo tipo di pista è ricavata dalla carreggiata stradale ed è a senso unico proprio come la soft, ma a differenza di quest'ultima è separata rispetto alla parte destinata alle automobili da due strisce continue affiancate, una bianca e una gialla. Dunque il limite è invalicabile e l'ingresso laterale non è ammesso al di fuori dei punti ad hoc.

Una pista ciclabile con corsia riservata (foto: Wikimedia Commons)

Riguardo alla corsia ciclabile, invece, è vero che la linea tratteggiata può essere scavalcata in entrambi i versi, ma il Codice della strada prevede che questo possa avvenire solo in caso di necessità. Le automobili, in particolare, possono invadere la pista ciclabile soft solamente se non è impegnata dalle biciclette, e devono dare loro la precedenza.

I pro e i contro delle piste ciclabili soft

Come è facile intuire, la nuova possibilità sancita per legge di realizzare bike lane è dovuta alla necessità di favorire la mobilità dolce nei centri urbani. Da un lato per una questione di lungo corso quale la sostenibilità dei trasporti e la riduzione del traffico e dell'inquinamento urbano. Dall'altro per dare una risposta rapida all'emergenza sanitaria e provare a togliere pressione ai mezzi pubblici.

Al di là dei motivi contingenti, e delle mille ragioni per cui spostarsi in bici su brevi distanze è meglio che prendere l'auto o l'autobus, il grande vantaggio delle corsie ciclabili è quello di poter essere realizzate a un costo irrisorio, potenziando in tempi brevissimi e con spese dell'ordine di qualche migliaio di euro la numerosità e la lunghezza delle strade destinate alle biciclette. Nei piani strategici di diversi comuni, infatti, si vogliono aumentare i chilometri totali di ciclabili del 20% e oltre nel giro di pochi mesi.

Un altro punto a favore delle bike lane, più concettuale e culturale, è il messaggio che viene trasmesso: si toglie spazio alle auto in città per concederlo alle biciclette. Un cambio di paradigma per il quale - di fatto - l'Italia si è ispirata ad altri modelli virtuosi a livello europeo, già attivi da diversi decenni e che paiono aver funzionato più che bene. Costringendo le automobili in una corsia di larghezza inferiore, infatti, pure i limiti di velocità devono essere di solito ritoccati al ribasso, palesando una volta in più come le carreggiate non siano vie a uso esclusivo delle automobili, ma spazi in cui devono coesistere forme diverse di mobilità urbana. La velocità ridotta, naturalmente, è l'elemento essenziale per garantire la sicurezza anche in assenza di robuste infrastrutture di protezione.

Per facilitare ulteriormente gli spostamenti a biciclette e monopattini, è prevista la predisposizione anche delle cosiddette case avanzate: spazi posti prima del semaforo e dedicati specificamente ai veicoli di mobilità soft, così che - in attesa del verde - chi è a bordo dei due ruote muscolari o elettrici possa restare davanti alle automobili e ed evitare di inalare i gas di scarico.

Inoltre, questa volta in senso più pratico, le piste ciclabili soft risolvono l'annoso problema della difficile convivenza di pedoni e biciclette sui marciapiedi. Spesso infatti, in assenza di una corsia dedicata ai velocipedi, i ciclisti e le persone a bordo dei monopattini sono di fatto costretti a muoversi a zig zag tra i pedoni, rappresentando un intralcio reciproco e anche un problema di sicurezza.

(foto: Roberto Monaldo/LaPresse)

Proprio la sicurezza, però, è ritenuta il principale punto critico delle stesse bike lane. Le obiezioni delle associazioni di ciclisti si concentrano infatti sull'idea che "non è sufficiente un po' di vernice sull'asfalto per creare una pista ciclabile", e temono che soprattutto all'inizio gli automobilisti siano restii ad adeguarsi alle nuove regole e alle nuove restrizioni, dunque possano rappresentare un pericolo per le biciclette. Altro punto delicato - condiviso con le piste ciclabili a corsia riservata - potrebbe essere quello del parcheggio selvaggio, ossia che veicoli vari approfittino dello spazio destinato alle biciclette per fare una sosta temporanea. Infine, lascia qualche perplessità il fatto che l'ingresso laterale sia possibile in qualunque punto della corsia.

A oggi comunque le statistiche raccontano di una larga maggioranza di incidenti che coinvolgono le bici in corrispondenza degli incroci, ed è lì che - numeri alla mano - dovrà avvenire il cambiamento culturale più importante.

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