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Le città del futuro? Molto più calde e meno umide

Nei prossimi anni il riscaldamento globale si farà sentire soprattutto a livello dei grandi centri urbani, sempre più aridi e roventi. Dai nuovi modelli scientifici emergono previsioni peggiori di quanto si pensasse
Clima12 Febbraio 2021 - ore 07:42 - Redatto da Redazione Meteo.it
Clima12 Febbraio 2021 - ore 07:42 - Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Matteo Bazzi/Ansa)

Anche se l'accordo di Parigi contro il riscaldamento globale avrà successo e si riuscirà a contenere l'aumento delle temperature mondiali entro i 2°C, le grandi città sono destinate a un futuro molto più bollente e secco. È proprio nei centri urbani, infatti, che il cambiamento climatico si farà sentire con gli effetti più evidenti e macroscopici, in un trend che - secondo gli scienziati - pare ormai inevitabile da qui al 2100.

Ciò non significa che agire sia ormai inutile, anzi: occorrerà infatti attivarsi su più fronti contemporaneamente. Da un lato servirà proseguire e aumentare gli sforzi internazionali e mondiali per contenere le emissioni di gas climalteranti, e dall'altro serviranno iniziative ad hoc per le aree metropolitane, fra cui anzitutto un copioso aumento delle aree verdi e della vegetazione in generale. Altrimenti molte città, già nel giro di qualche decennio, rischiano di diventare letteralmente invivibili durante la stagione calda.

Le nuove evidenze scientifiche

Ad avere aperto al mondo gli occhi di fronte a una prospettiva non certo rincuorante è stato all'inizio di quest'anno un importante studio scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, comparso in particolare il 4 gennaio nella sezione Climate change. A firmare il lavoro è stato un nutrito gruppo internazionale di ricercatori al lavoro tra Stati Uniti, Canada e Singapore, che si sono occupati di correggere i modelli matematici dell'evoluzione climatica tenendo conto delle peculiarità proprie delle aree urbane.

Partiamo dai risultati. Ciò che lo studio ha fatto emergere è che in città l'impennata delle temperature dovute al clima che cambia dovrebbe essere tra gli 1,9°C e i 4,4°C superiore rispetto alle aree rurali circostanti. Il che significa, ammettendo un riscaldamento globale contenuto (con un pizzico di ottimismo) entro 1,5°C, che ci si può aspettare temperature urbane medie tra i 3,4°C e i 5,9°C più alte di quelle attuali. Questa forchetta dipenderà da quanto saranno virtuose le politiche anti-emissioni, e include tutte le possibilità dallo scenario più ottimista fino a quello più disastroso.

(foto: Angelo Carconi/Ansa)

Molte città - anche italiane - d'estate sono bollenti già in questi anni, e un ulteriore incremento delle temperature di questa portata renderebbe i mesi estivi ancora più difficili da sopportare. Come se non bastasse, gli scienziati hanno sottolineato come queste temperature così alte si debbano necessariamente accompagnare a un aumento dell'evaporazione dell'acqua, fino a determinare condizioni di aridità e siccità molto più spiccate di quelle attuali. E l'ulteriore effetto conseguente sarà probabilmente una diminuzione sensibile dell'umidità urbana, che determinerebbe a sua volta un effetto di desertificazione e instaurerebbe un circolo vizioso dovuto alla diminuzione della vegetazione. Le uniche città a essere risparmiate da questo effetto saranno probabilmente quelle che si affacciano sul mare o sui grandi laghi: la presenza di un enorme bacino d'acqua, infatti, garantirebbe il mantenimento di un tasso di umidità paragonabile a quello odierno.

Naturalmente questi dati e queste conclusioni non sono effetto di stime spannometriche. I ricercatori hanno utilizzato le proiezioni future ottenute attraverso 26 diversi modelli climatici, e hanno perfezionato i risultati precedenti includendo una serie di variabili fisiche e climatiche che tengono conto delle peculiarità delle aree urbane. In termini temporali, ci si è spinti in avanti fino al 2100, che è il termine a cui le proiezioni quantitative si riferiscono.

Basandosi su grandi quantità di dati già disponibili per tutti i continenti, è stato trovato un sorprendente accordo tra le proiezioni anche usando approcci di modellazione diversi. Ciò confermerebbe, secondo gli scienziati, la robustezza delle previsioni fatte, nonostante si tratti del primo studio in assoluto che valuta l'impatto del riscaldamento globale su una scala spaziale così raffinata da mostrare le differenze tra città e zone rurali.

(foto: Claudio Peri/Ansa)

La città non è un territorio qualunque

Ma come mai queste valutazioni sono arrivate solo ora? Come ha spiegato il leader del gruppo di ricerca Lei Zhao dell'università dell'Illinois al quotidiano britannico The Guardian, in passato le città non sono mai state correttamente rappresentate. In sostanza, quello che si è sempre fatto è stato considerare le aree urbane come una qualsiasi altra area all'interno di un territorio, assumendo per ipotesi che il clima cittadino cambi di pari passo con quello delle aree circostanti.

In realtà, però, le città hanno alcune particolarità che non possono essere trascurate: la presenza di un'alta densità abitativa, la vegetazione solitamente molto scarsa, le enormi distese di cemento e asfalto (di colore grigio scuro) che assorbono calore, la formazione di canyon urbani lungo le strade, creati dagli edifici più alti posizionati ai lati uno di seguito all'altro. L'effetto che si crea è quello ben noto delle isole di calore, che oggi possono essere simulate con precisione attraverso modelli numerici e computazionali sempre più accurati.

Tutti in città

A rendere ancora più complessa la situazione, questa volta secondo le proiezioni socio-demografiche, è la sempre più alta concentrazione di persone nelle aree urbane, e il corrispondente spopolamento di quelle rurali. In termini di estensione superficiale, le città occupano circa il 3% delle terre emerse mondiali, eppure già oggi ospitano la metà circa della popolazione. Già entro i prossimi trent'anni, secondo le stime ritenute più verosimili, la frazione dell'umanità domiciliata in città sarà il 70%, in un trend che potrebbe proseguire pure nei decenni successivi.

(foto: Angelo Carconi/Ansa)

Questo addensarsi delle città cozza con il principale bisogno che le aree urbane stesse dovranno soddisfare: l'aumento delle aree verdi. Quello che occorre per mitigare l'effetto del riscaldamento, e per portare l'aumento effettivo delle temperature cittadine verso i 3°C anziché verso i 6°C, è ridurre l'effetto delle isole di calore. Ciò significa smantellare i canyon urbani con spazi aperti e interruzioni delle file di edifici, ridurre la quantità di aree asfaltate a vantaggio di quelle occupate dalla vegetazione, aumentare il numero di alberi distribuiti in ogni isolato e naturalmente decrescere la densità abitativa.

Tra le strategie di mitigazione ci sono anche altri approcci che spaziano dall'aumento della quota di energia rinnovabile alle tecniche di costruzione che sfruttano nuovi materiali e tecnologie per ridurre l'impatto ambientale, dalla gestione più oculata delle aree urbane alle scelte architettoniche che evitano i punti di accumulo del calore. Insomma, la pianificazione urbana dei prossimi decenni dovrà tenere conto di città certamente più calde e più aride, ed escogitare tutti gli stratagemmi possibili per convivere al meglio con queste condizioni e allo stesso tempo mitigarle quanto più possibile. O, almeno, questo è ciò che suggeriscono le evidenze scientifiche.

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