Caldo record: bollette elettriche in aumento, Po in secca, centrali in difficoltà e prezzi dell’energia ai massimi

Il caldo anomalo delle ultime settimane è responsabile non solo di un record nei consumi dell'elettricità aggravata dall'utilizzo continuo dei condizionatori, ma anche sull'ambiente che ci circonda. Una situazione pesante in Italia, ma anche in Europa.
Caldo e temperature da record: le conseguenze negative sull'ambiente
Nelle ultime settimane, in Italia ed Europa, si è registrato un aumento importante sui consumi di corrente elettrica con bollette che sfiorano cifre da record per milioni di famiglie.
Non solo, il caldo africano e le temperature elevate stanno creando criticità in diversi settori: dall'agricoltura alla gestione delle acque in diversi Paese dove l'assenza di piogge ha fatto registrare fiumi con pochissima acqua insufficiente a garantire un corretto raffreddamento delle centrali termoelettriche.
Il problema si registra non solo in Italia, ma anche in altri Stati dell'Unione Europea. Basti pensare che in Francia, Ungheria e Romania la poca disponibilità di acqua sta generando difficoltà nella gestione del nucleare.
La conferma arriva dai dati condivisi dal sito del GME, la società pubblica che organizza e gestisce la borsa dell'elettricità, del gas naturale e dei mercati ambientali, che ha comunicato in data lunedì 3 agosto il PUN Index GME ha raggiunto 197,71 euro/MWh di media giornaliera. Si tratta del dato più alto mai registrato dal 23 gennaio 2023. Una pressione che non sembra esaurirsi considerando che il prezzo del mercato per il 5 agosto 2026 è stato fissato a 207,84 euro/MWh il prezzo medio dell’elettricità.
Il boom dei prezzi delle bollette elettriche non riguarda solo il consumo di condizionatori ed auto elettriche, ma anche che diverse centrali a gas raffreddate con l’acqua del Po si sono dovute fermare per la presenza di bassi livelli idrometrici.
Siccità e mancanza di acqua: il Po è sempre più svuotato
Le temperature eccezionali delle ultime settimane, unite alla continue e prolungate ondate di calore, sta causando problemi importanti nella gestione dell'acqua in ambito ambientale. Le centrali che utilizzano l’acqua dei fiumi per il raffreddamento funzionano con alcuni limiti circa la quantità e la temperatura dell’acqua restituita all’ambiente.
Nel momento in cui la portata del fiume scende per l'assenza di piogge o la temperature sale, diventa sempre più complicato mantenere la produzione. Uno scenario che riguarda in modo particolare il bacino del Po dove, a luglio scorso, le Autorità aveva già lanciato l'allarme per siccità.
Attenzione: non si tratta della prima volta, visto che già nel 2022 per l'assenza di piogge e il caldo record il Po si era talmente svuotato da costringere le centrali elettriche a ridurre o addirittura interrompere la produzioni. Lo scorso luglio Terna ha registrato una punta oraria di domanda di 57,985 GW, il massimo del 2026 e circa il 4,6% in più rispetto al picco dell’anno precedente.
Sono dati che confermano, nuovamente, come si consumi sempre di più e come la siccità dei fiumi sia una realtà da affrontare quanto prima. Proprio il fiume Po ha registrato un nuovo record storico per Cremona con il -8.59 metri sullo zero idrometrico battendo così il precedente record del 2022.






