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Incendi, crisi idrica e razionamento dell’acqua: ora anche il Nord Italia è in difficoltà

La situazione più grave si registra in Piemonte, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza. Difficoltà anche in tutto il bacino del Po, ma non c'è un razionamento generalizzato in tutto il Settentrione.
Sostenibilità6 Agosto 2026 - ore 10:00 - Redatto da Vito
Sostenibilità6 Agosto 2026 - ore 10:00 - Redatto da Vito
Il torrente Orco, affluente del Po, in Piemonte.

La crisi idrica non riguarda più soltanto regioni del Centro e del Sud. Anche diverse zone del Nord Italia stanno affrontando una situazione sempre più delicata, caratterizzata da scarsità di precipitazioni, portate ridotte dei fiumi, difficoltà nell’approvvigionamento di acqua potabile e un elevato rischio di incendi boschivi.

Il quadro più preoccupante si registra in Piemonte, dove il 3 agosto 2026 la Giunta regionale ha dichiarato ufficialmente lo stato di emergenza di rilievo regionale per crisi idrica e incendi boschivi. Il provvedimento consente di attivare misure straordinarie di Protezione civile e procedure più rapide per sostenere i territori colpiti.

Non si tratta, tuttavia, di un razionamento generalizzato dell’acqua in tutto il Nord Italia. Le limitazioni, le interruzioni e il ricorso alle autobotti interessano soprattutto alcuni Comuni e territori più esposti.

Crisi idrica al Nord Italia: perché manca l’acqua

Alla base dell’emergenza ci sono diversi fattori che si sono sommati nel corso della primavera e dell’estate 2026: precipitazioni inferiori alla media, poca neve residua sulle montagne, temperature elevate con una forte riduzione delle portate di fiumi e torrenti.

Nel bacino piemontese del Po, le precipitazioni di giugno sono risultate inferiori del 36% rispetto alla media storica del periodo 1991-2020. Anche la prima parte di luglio ha fatto registrare un deficit di pioggia di circa il 50%.

Secondo ARPA Piemonte, a metà luglio le risorse idriche superficiali disponibili erano inferiori del 37% rispetto alla media del periodo. Il Po, nella sezione di Isola Sant’Antonio, aveva registrato una portata media di 62 metri cubi al secondo, con un deficit del 75% rispetto ai valori storici.

Alla fine di luglio, l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po ha portato la severità idrica dell’intero distretto al livello “alto”, segnalando problemi per l’agricoltura e criticità negli approvvigionamenti di oltre cento Comuni tra Piemonte e Lombardia.

Piemonte in emergenza: autobotti e limitazioni in oltre cento Comuni

Il Piemonte è attualmente la regione settentrionale maggiormente colpita dalla crisi. Oltre 70 Comuni e frazioni sono stati riforniti attraverso autobotti, mentre 106 Comuni hanno emanato ordinanze o avvisi per limitare l’utilizzo dell’acqua potabile. Le disposizioni riguardano generalmente gli usi considerati non essenziali, come l’irrigazione di giardini, il lavaggio delle automobili e il riempimento di piscine.

In alcuni centri le autobotti vengono utilizzate per riempire i serbatoi degli acquedotti e garantire la continuità del servizio alle abitazioni. Non significa necessariamente che i Comuni siano completamente privi di acqua, ma che le sorgenti e le reti locali non riescono più a sostenere normalmente i consumi.

Cosa significa davvero “razionamento dell’acqua”

Il termine razionamento può comprendere misure molto differenti. In alcuni Comuni vengono vietati soltanto gli utilizzi non indispensabili dell’acqua potabile. In altri territori possono essere ridotte le pressioni della rete, introdotte fasce orarie di erogazione oppure utilizzate autobotti per alimentare i serbatoi.

Al momento non risulta una sospensione programmata e generalizzata dell’acqua nel Nord Italia. È quindi più corretto parlare di restrizioni locali, approvvigionamenti di emergenza e limitazioni dei consumi, concentrate soprattutto nelle aree maggiormente colpite dalla siccità.

Fiumi in difficoltà anche in Veneto e Lombardia

La situazione interessa più in generale il bacino del Po e parte della Pianura Padana. Anche in Lombardia sono state segnalate portate dei fiumi inferiori alla media e difficoltà nell’approvvigionamento in alcuni territori. In diversi Comuni tra Piemonte e Lombardia si è reso necessario utilizzare autobotti e autocisterne per assicurare acqua ai serbatoi degli acquedotti.

In Veneto i principali fiumi hanno mostrato, alla fine di luglio, portate sensibilmente inferiori alle medie storiche e in ulteriore diminuzione. La carenza d’acqua sta imponendo una gestione più attenta dei prelievi, soprattutto quelli destinati all’agricoltura.

La riduzione della portata del Po può inoltre favorire la risalita dell’acqua salata dal mare nel Delta, rendendo più difficile utilizzare l’acqua del fiume per l’irrigazione e, nei casi più critici, per gli impianti di potabilizzazione.

Siccità e caldo aumentano il rischio di incendi

La mancanza di pioggia e le temperature elevate rendono la vegetazione più secca e facilmente infiammabile. Il caldo non provoca direttamente gli incendi, ma crea condizioni favorevoli alla loro propagazione.

Secondo ARPA Piemonte, nei primi giorni di luglio erano già stati interessati dalle fiamme circa 993 ettari di territorio, comprese alcune aree protette. Le elevate temperature e i forti venti avevano contribuito ad aumentare il pericolo di incendi boschivi.

Proprio la contemporanea presenza di crisi idrica e incendi ha spinto la Regione Piemonte a dichiarare lo stato di emergenza, così da poter coordinare più rapidamente gli interventi e utilizzare risorse straordinarie.

I temporali estivi possono risolvere la siccità?

Qualche temporale può abbassare temporaneamente le temperature e migliorare la situazione di singoli torrenti, ma difficilmente riesce a risolvere una crisi idrica accumulata durante diversi mesi.

Le piogge estive sono spesso intense e localizzate: una parte dell’acqua scorre rapidamente sulla superficie senza penetrare in profondità nel terreno e senza ricaricare in modo sufficiente falde, laghi e bacini. Per ottenere un recupero significativo servirebbero precipitazioni più diffuse, regolari e prolungate.

Cosa può succedere nelle prossime settimane

L’evoluzione della crisi dipenderà soprattutto dalle precipitazioni e dalla durata delle temperature elevate. In assenza di piogge abbondanti e diffuse potrebbero aumentare:

  • le ordinanze comunali per limitare gli usi non essenziali;
  • i tagli ai prelievi destinati all’irrigazione;
  • il ricorso alle autobotti nei piccoli acquedotti;
  • il rischio di incendi boschivi;
  • i danni alle coltivazioni e agli allevamenti.

La situazione viene monitorata dalle Regioni, dalle ARPA e dall’Autorità di bacino del fiume Po.

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