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Caldo in aumento, fino a 500 mila morti premature in più l'anno. Ecco perché secondo lo studio su The Lancet

Un recente studio pubblicato su The Lancet Global Health evidenzia che l’aumento delle temperature globali potrebbe far crescere di molto il numero di morti premature entro il 2050.
Sostenibilità18 Marzo 2026 - ore 16:13 - Redatto da Meteo.it
Sostenibilità18 Marzo 2026 - ore 16:13 - Redatto da Meteo.it

Un recente studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The Lancet Global Health lancia un nuovo allarme sugli effetti del cambiamento climatico sulla salute e sull’economia globale.

Secondo la ricerca, l’aumento delle temperature potrebbe favorire uno stile di vita più sedentario, con conseguenze dirette sul benessere delle persone. Entro il 2050 si stima un incremento significativo delle morti premature, fino a circa 500.000 casi in più ogni anno. Oltre all’impatto sanitario, lo studio evidenzia anche pesanti ripercussioni economiche.

Caldo in aumento, fino a 500mila morti premature l'anno: lo studio

Per elaborare queste stime, gli studiosi hanno esaminato informazioni raccolte tra il 2000 e il 2022 in ben 156 Paesi, confrontando i livelli di attività fisica della popolazione con l’andamento delle temperature medie.

Il punto di partenza dell’analisi si basa su due evidenze già note: da un lato l’effetto del caldo sulla voglia e sulla possibilità di praticare esercizio, dall’altro i benefici fondamentali che il movimento garantisce alla salute.

Temperature troppo elevate, infatti, possono scoraggiare le attività all’aperto e renderle difficili o rischiose. A questo si aggiungono fenomeni sempre più frequenti come eventi climatici estremi e un peggioramento della qualità dell’aria causato da smog e inquinamento.

Tutti questi fattori contribuiscono a ridurre ulteriormente le occasioni di fare attività fisica. Parallelamente, è ormai ampiamente dimostrato che uno stile di vita sedentario rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie croniche non trasmissibili.

I dati disponibili confermano questa tendenza: circa un terzo della popolazione mondiale non segue le raccomandazioni indicate dall’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo queste linee guida, un adulto sano dovrebbe svolgere almeno 150 minuti settimanali di attività moderata oppure 75 minuti di esercizio intenso.

Il mancato rispetto di queste indicazioni ha conseguenze rilevanti sulla salute pubblica. Lo studio evidenzia infatti che l’inattività fisica è associata a una quota significativa dei decessi tra gli adulti. In particolare, circa il 5% di tutte le morti sarebbe collegato proprio alla mancanza di movimento. Questo dato mette in luce quanto sia importante promuovere uno stile di vita attivo.

Caldo in aumento, cosa succederà entro il 2050?

In un contesto in cui il riscaldamento globale continua a intensificarsi il rischio è che sempre meno persone riescano a mantenere uno stile di vita attivo. Questo calo dell’attività fisica avrebbe effetti diretti sia sulla salute sia sulla produttività economica. Secondo le proiezioni, entro il 2050 si potrebbero registrare ogni anno tra 470.000 e 700.000 morti premature legate alla sedentarietà.

Tra le aree maggiormente a rischio figurano l’America centrale, i Caraibi, l’Africa subsahariana orientale e le zone equatoriali del Sud-Est asiatico. Di fronte a questi risultati, gli esperti sottolineano l’urgenza di intervenire sulle cause del cambiamento climatico, in particolare riducendo le emissioni di gas serra.

Allo stesso tempo, invitano a promuovere soluzioni che facilitino l’attività fisica anche in condizioni climatiche difficili. Tra le proposte emergono una pianificazione urbana più attenta al clima e la creazione di spazi attrezzati con temperature controllate.

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