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Cos'è la "bancarotta idrica globale", il nuovo concetto introdotto dalle Nazioni Unite?

"Bancarotta idrica globale" è il termine usato dall'Onu nell'ultimo report sulle risorse idriche. Ma di cosa si tratta? E perché richiede interventi urgenti?
Sostenibilità22 Gennaio 2026 - ore 12:45 - Redatto da Meteo.it
Sostenibilità22 Gennaio 2026 - ore 12:45 - Redatto da Meteo.it

I cambiamenti climatici in atto hanno portato all'esigenza di coniare nuovi termini, che descrivano situazioni legate alla particolare situazione che stiamo vivendo. Uno di questi è stato introdotto dalle Nazioni Unite ed è "bancarotta idrica globale". Ma di cosa si tratta?

Il mondo è in "bancarotta idrica"

Il nuovo termine non è certo rassicurante e sta a indicare una situazione in cui l'impiego dell'acqua da parte dell'uomo supera stabilmente la capacità dei sistemi naturali di rinnovarla. In altre parole stiamo consumando più acqua di quanta ne viene prodotta, e gli effetti si stanno facendo sentire sulle persone, sull'ambiente, sull'agricoltura e sull'economia mondiale.

Mentre negli ultimi anni l'"oro blu" continuava a scorrere dai nostri rubinetti, a irrigare i campi e ad alimentare le fabbriche, qualcosa si è incrinato. Dietro a quella apparente normalità si celava l'incapacità delle falde acquifere di produrre altrettanto liquido e di compensare quello che il mondo consumava.

Il rapporto Onu che parla di "bancarotta idrica"

Mentre molte regioni vivevano al di sopra delle loro possibilità idrogeologiche, le falde acquifere si sono progressivamente abbassate, i laghi non sono più riusciti a recuperare i livelli storici e anche le zone umide tendono a scomparire.

Si tratta di segnali univoci di quello squilibrio idrico di fondo che negli ultimi anni è apparso sempre più evidente, e che emerge chiaramente nel rapporto Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post.Crisis Era, pubblicato dall'United Nations University - Institute for Water, Environment and Heath dell'Onu.

L'autore principale dello studio, il professor Kaveh Madani, parla di limite strutturale delle riserve liquide e di una impossibilità di ritorno alla normalità dei sistemi idrici. Molti Paesi non solo esauriscono in fretta il "reddito" annuo di acqua a disposizione, ma vanno poi a intaccare anche quelle riserve, costituite da falde profonde, ghiacciai e zone umide, che dovrebbero rappresentare il "risparmio" globale accumulato negli anni passati.

Il risultato è sotto i nostri occhi: il 70% delle falde acquifere mostra un declino di lungo periodo e più della metà dei laghi nel mondo ha perso volume nell'ultimo trentennio, mentre decine di grandi corsi d'acqua non riescono più a raggiungere il mare per buona parte dell'anno.

A oggi circa il 75% della popolazione mondiale vive in Paesi considerati insicuri dal punto di vista idrico e oltre 4 miliardi di persone sono chiamate a fare i conti con gravi scarsità d'acqua per almeno un mese all'anno.

Tutto ciò, stando a quanto riportato dall'Onu, necessita di un intervento che non possiamo più definire "gestione della crisi" ma piuttosto "gestione della bancarotta idrica". Se da un lato è ormai impossibile tornare alla normalità, dall'altra è indispensabile mettere in atto strategie che consentano di evitare ulteriori irreversibili perdite.

Perché siamo finiti in riserva rossa di acqua?

L'acqua non basta più e a far finire l'oro blu in riserva rossa non sono state solo le piogge scarse o gli eventi estremi sempre più frequenti. Alla base di questa nuova situazione ci sono anche un sovrasfruttamento cronico, il degrado del suolo, l'inquinamento, la deforestazione e il riscaldamento globale.

La qualità sempre peggiore delle risorse a disposizione porta a una situazione in cui, anche laddove l'acqua sembra presente, la quota di liquido effettivamente utilizzabile si è notevolmente ridotta.

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