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Allungare la vita di 50 anni: l'obiettivo ambizioso (troppo?) di Bezos: l'intervista

Il fondatore di Amazon investe 3 miliardi di dollari sulla ricerca per ritardare l'invecchiamento cellulare, ma restano parecchie perplessità. Ce ne parla Giulio Cossu, un luminare della Medicina rigenerativa. Senza trascurare dubbi etici e scenari molto pericolosi.
{icon.url}8 Febbraio 2022 - ore 17:39 Redatto da Redazione Meteo.it
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8 Febbraio 2022 - ore 17:39 Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Unsplash)

La nuova sfida di Jeff Bezos, dopo l'ecommerce e lo spazio, è quella di allungare la vita delle persone, "ingannando la morte". Il fondatore di Amazon ha dichiarato infatti all'inizio di quest'anno che investirà 3 miliardi di dollari nella startup Altos Labs, un’azienda che si occupa della lotta all’invecchiamento con lo scopo di allungare l’aspettativa di vita delle persone attraverso soluzioni scientifiche innovative.

Gli esperimenti in laboratorio, da quanto si è appreso, si concentreranno soprattutto nella riprogrammazione cellulare, con l'obiettivo di favorire la salute e la resistenza cellulare per combattere in maniera più efficace le malattie e le lesioni che si manifestano con l’avanzare dell'età. L’obiettivo è già di per sé molto ambizioso, ma Bezos si è spinto molto oltre: ha sostenuto pubblicamente che, secondo i piani di ricerca e sviluppo, sarà possibile allungare la vita delle persone di almeno 50 anni, con un corpo ancora in forma e al meglio delle performance.

Insomma, dalle parole del multimiliardario questo elisir di lunga vita sembrerebbe in grado di determinare un cambiamento radicale nelle aspettative di vita delle persone. Cosa dobbiamo aspettarci davvero nel prossimo futuro? È veramente così vicino questo traguardo? Abbiamo cercato di fare chiarezza sull’argomento, valutando gli elementi che abbiamo a disposizione oggi, con Giulio Cossu, professore di Medicina rigenerativa all’università di Manchester e (tra i molti incarichi) già direttore della divisione di medicina rigenerativa al San Raffaele di Milano.

Allungare la vita con la medicina rigenerativa

Nel corso dei secoli l’aspettativa media di vita è aumentata notevolmente, arrivando in Italia a superare gli 80 anni. Di certo, ha aiutato molto la riduzione della mortalità infantile (anche per una questione strettamente statistica) e una migliore qualità del vivere quotidiano, con una nutrizione più completa ed equilibrata.

(foto: Pixabay)

Il resto l’ha fatto l'innovazione in campo medico, oltre alle scoperte scientifiche che hanno permesso di curare varie patologie che in passato erano molto gravi o addirittura mortali. Come spiega Cossu, "La medicina rigenerativa in generale offre davvero la prospettiva di fare sopravvivere più a lungo, e ha già permesso con successo di riparare organi di bambini con malattie genetiche gravi di vario tipo".

Si tratta di un campo in rapida evoluzione e che si basa sull'utilizzo di cellule staminali (cellule immature) in grado di riparare tessuti compromessi. Grazie all'utilizzo di tecnologie all'avanguardia e di strumenti innovativi, i campi di applicazione sono sempre di più e spaziano tra le più disparate branche cliniche.

Invecchiamento: un ambito molto studiato, ma ancora con pochi risultati concreti

In estrema sintesi, il processo di invecchiamento è correlato alla replicazione cellulare che si associa a un accorciamento dei telomeri, ossia della regione terminale dei cromosomi che contengono il dna, insieme a proteine specifiche. Questa progressiva perdita di materiale genetico determina un peggiore funzionamento delle cellule che, dopo un certo numero di replicazioni, vanno incontro alla cosiddetta senescenza e quindi non sono più in grado di proliferare e svolgere le loro normali funzioni.

A tal proposito Cossu ricorda che "il limite di Hayflic indica il numero di volte in cui una cellula normale umana si può dividere attraverso il processo di mitosi, ed è di fatto prestabilito". Infatti, attraverso esperimenti effettuati decenni fa emerse che le cellule del connettivo, dette fibroblasti, in coltura si dividono un numero definito di volte, e avvicinandosi a questo numero mostrano segni di senescenza. Al contrario le cellule staminali, germinali o tumorali posseggono un enzima, detto telomerasi, che allunga i telomeri a ogni divisione cellulare e renderebbe queste cellule di fatto immortali.

(foto: Pixabay)

Sono ormai molti anni che si cerca di lavorare per regolare questo processo naturale, e già dal dopoguerra si iniziò a coltivare cellule di tante diverse specie per analizzare i processi che determinano questa progressiva perdita di materiale genetico. Col tempo si passò a cellule di mammifero e poi di uomo. Di fatto, si stanno facendo passi in avanti ma siamo ancora ben lontani dalla possibilità di dare concretezza a questi studi, soprattutto perché finora tutto è stato analizzato solo in vitro, e le reali risposte degli organismi umani sono del tutto incerte e influenzate da tanti altri fattori che non possono essere studiati in coltura.

È bene sempre tenere presente che anche la storia recente è piena di notizie fuorvianti relative a ipotetiche cure miracolose o scoperte scientifiche in grado di rivoluzione i princìpi della medicina. "È il caso della criogenia per congelare i corpi e impedire l’invecchiamento delle cellule", ricorda Cossu, "oppure - in tutt'altro ambito - delle bistecche con cellule muscolari realizzate in laboratorio. A oggi non abbiamo a disposizione alcuna evidenza scientifica per questi due processi". Nessun animale, per esempio, è mai stato congelato e dimostrato essere ancora vivo dopo essere stato scongelato. D’altro canto, le colture di cellule muscolari funzionano in 2d ma in 3d solo in dimensioni microscopiche, perché in strutture più grandi la mancanza di vasi priverebbe le cellule dell’ossigeno necessario per vivere: "Si fa fatica a immaginare come possano trasformarsi in bistecche nei nostri piatti a prezzi non astronomici. Eppure, se ne è parlato già molto a lungo".

"Ci sono sfide più importanti da considerare"

Ma veniamo alla notizia del nuovo maxi-finanziamento: "Anzitutto il progetto di Jeff Bezos così come è stato raccontato sui media è piuttosto nebuloso, in quanto non si capisce esattamente che cosa si intenda fare con quei soldi. Probabilmente le ricerche si concentreranno sul tentativo di allungare i telomeri, ma sono solo ipotesi. Inoltre, all’interno del progetto si dice siano coinvolti dei premi Nobel, ma non è chiaro né chi siano né in che modo sostengano la ricerca né che cosa ne pensino a riguardo".

Insomma, le incertezze sull'impostazione di queste ricerche sono tante, e quelle scientifiche rappresentano solo uno degli aspetti su cui occorre riflettere per valutare le prospettive dell’investimento del multimiliardario Jeff Bezos.

(foto: Unsplash)

"Non sono in grado di giudicare in modo preciso quanto sia attendibile la prospettiva di Bezos", chiarisce Cossu, "ma di certo bisogna considerare anche il tema economico ed etico: di sicuro ci sono persone molto ricche disposte a diventare clienti di queste iniziative, quindi non è difficile pensare che le eventuali terapie allunga-vita rimangano destinate solo a pochi facoltosi. Sappiamo già che terapie geniche, che hanno salvato la vita di bambini colpevoli solo di essere nati con un errore in un gene, rischiano di non essere somministrate per il problema dei costi elevati e dei limitati guadagni di chi le produce. Per non parlare del fatto che chi ha commesso due 'errori', come nascere con un gene sbagliato e anche dalla parte sbagliata del pianeta, queste terapie non le avrà a disposizione almeno nel prossimo futuro. E questo dovrebbe fare riflettere".

Inoltre, se il sogno di potere allungare la vita delle persone di 50 anni di sicuro è molto allettante, probabilmente ci sono altre sfide più attuali e facili da realizzare che bisognerebbe affrontare con urgenza per migliorare la vita delle persone: "Diminuire l’inquinamento ed eliminare sostanze cancerogene dall’ambiente ridurrebbe l’insorgenza di molte malattie e quindi determinerebbe un beneficio per le persone, sia in termini di qualità della vita sia per longevità", puntualizza Cossu. "E poi, per esempio, è importante investire soldi anche per migliorare alcuni aspetti dell’alimentazione e sviluppare la ricerca in tanti altri ambiti. Basterebbero budget ben più modesti".

In altri termini, avrebbe ben poco senso prestare scarsa attenzione al nostro corpo e ai nostri organi con uno stile di vita poco sano mantenuto per decenni, per poi cercare di risolvere i guai che si manifestano confidando in terapie miracolose che azzerino tutti gli errori fatti in passato. "Non siamo automobili a cui fare il tagliando", chiosa Cossu, "se ci siamo rovinati il fegato o altri organi non si può puntare tutto su una eventuale nuova terapia molecolare di cui potremmo un giorno disporre, così come non possiamo immaginare di tenere in vita le persone a ogni costo (il famoso accanimento terapeutico) quando si tratta solo di una lenta e spesso dolorosa agonia". Più che uno scenario utopico, questo allungamento della vita sarebbe una distopia: pochi ricchi anzianissimi tenuti in vita per chissà quanto e schiere di giovani a fare da galoppini.

"La cosa più importante su cui concentrarsi credo sia mantenere un equilibrio nella nostra quotidianità e un corretto stile di vita", conclude Cossu. "E se poi un giorno si riusciranno a individuare anche strumenti molecolari in grado di recare un beneficio ai nostri organi, preservandone una normale funzione,  tanto meglio".

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