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Allarme jet fuel: le strategie in previsione dei viaggi estivi dei vacanzieri

Le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, che hanno portato al blocco dello Stretto di Hormuz, hanno innescato una crisi energetica grave. Voli estivi a rischio?
Viaggi23 Aprile 2026 - ore 12:38 - Redatto da Meteo.it
Viaggi23 Aprile 2026 - ore 12:38 - Redatto da Meteo.it

L'allarme jet fuel, meglio conosciuto come crisi di carburante per gli aerei, è la nuova minaccia per i viaggi estivi dei vacanzieri. Ma quanto sono davvero a rischio i voli e quali sono le strategie Ue per non rischiare di veder sfumare vacanze a lungo sognate?

Crisi carburante, aerei davvero a rischio?

È ancora allarme rosso per il jet fuel, il carburante degli aerei. Con lo Stretto di Hormuz bloccato dalla guerra, l’Europa riuscirà a resistere, ma solo per un periodo limitato. "Circa sei settimane", ha dichiarato la scorsa settimana il capo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, Fatih Birol, all’Associated Press.

Da giugno, con l’aumento del traffico dovuto all’inizio delle vacanze estive, alcuni voli potrebbero restare a terra. Una previsione condivisa dalla Iata (International Air Transport Association), ma smentita da Bruxelles.

Vacanze estive in aereo a rischio? Le previsioni

Birol ha dipinto un quadro allarmante delle conseguenze globali di quella che ha definito "la più grave crisi energetica mai affrontata" dovuta all’interruzione dei flussi di petrolio, gas e altre materie prime attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha avvertito che, se le forniture di petrolio resteranno bloccate a causa del conflitto, alcuni voli potrebbero essere cancellati a breve.

"Siamo in un momento davvero complicato, con conseguenze rilevanti per l’economia globale", ha detto il direttore esecutivo dell’Aie. "Più andrà avanti, più sarà difficile per la crescita economica e l’inflazione a livello mondiale".

L’impatto si tradurrà in prezzi più alti per benzina, gas ed elettricità. Una preoccupazione simile era già stata espressa la scorsa settimana dall’associazione degli aeroporti europei. Secondo la tesi, se Hormuz non riaprirà entro maggio, la carenza di cherosene potrebbe iniziare a tenere a terra gli aerei.

"La valutazione dell’Aie sul possibile rischio di carenze di carburante per aerei è fonte di seria preoccupazione. Abbiamo anche stimato che entro la fine di maggio potremmo iniziare a registrare alcune cancellazioni in Europa per la mancanza di jet fuel. Questo sta già accadendo in alcune zone dell’Asia" ha affermato Willie Walsh, direttore generale della Iata.

La posizione della Commissione Europea

La Commissione europea non la pensa allo stesso modo. "Stiamo monitorando attentamente, anche in collaborazione con l’Aie, e per ora non ci sono segnali di una carenza sistematica di carburante che possa causare cancellazioni di voli su larga scala", ha fatto sapere una portavoce.

La disponibilità ridotta di jet fuel ha già messo in allerta alcuni aeroporti italiani: a Pasquetta, secondo un bollettino, Brindisi era rimasto senza scorte, mentre altre limitazioni si sono registrate a Reggio Calabria, Bologna e Milano Linate. "Le decisioni dei singoli aeroporti sono di loro esclusiva competenza, ma non vediamo una carenza diffusa e sistematica di carburante" ribadisce Bruxelles.

A rendere meno preoccupante la situazione, secondo l’agenzia Reuters, contribuiscono anche le importazioni record di jet fuel che l’Europa sta effettuando in questi giorni da due mercati alternativi: la Nigeria e, soprattutto, gli Stati Uniti. Sempre secondo Reuters, citando dati Kpler e LSEG, ad aprile le esportazioni di cherosene per aerei dagli Usa verso l’Europa hanno toccato livelli record, oscillando tra 149.000 e 200.000 barili al giorno. Alla corsa per sostituire i volumi del Golfo si è unita anche la Nigeria, che ha spedito in Europa circa 66.000 barili al giorno, segnando anche in questo caso un record storico.

La situazione attuale

L’allarme carburante che ha messo in agitazione le principali compagnie aeree, le direzioni di molti aeroporti e milioni di viaggiatori dopo il calo delle importazioni dal Medio Oriente è finito sul tavolo dei ministri dei Trasporti dei Paesi europei riuniti in videoconferenza.

La questione riguarda la reale disponibilità di jet-fuel in Europa, con una nota positiva: il Portogallo prevede di garantire le forniture di cherosene nei suoi aeroporti fino ad agosto, grazie alla produzione interna di Galp e alle importazioni dal Brasile. Il governo olandese, inoltre, ritiene che in Europa ci sarà carburante per aerei sufficiente per i prossimi cinque mesi, sperando che entro allora Stati Uniti, Israele e Iran raggiungano un accordo.

L’Olanda ha un ruolo chiave grazie ai grandi centri di stoccaggio situati tra Amsterdam, Rotterdam e Anversa, in Belgio. Intanto, la Spagna continua a fare pressione per aumentare le importazioni dagli Stati Uniti e si affida alle raffinerie nazionali come Moeve e Repsol.  

I ministri dei Trasporti dell’Ue stanno valutando le richieste delle compagnie aeree. La preoccupazione è per i vettori che ottengono un diritto di decollo in uno scalo negli orari più ambiti. Se una rotta resta inattiva le norme europee prevedono la redistribuzione degli slot. Il rischio allora è quello dei voli fantasma, come accadde durante il Covid, per mantenere i diritti di partenza negli aeroporti strategici.

Con lo Stretto di Hormuz chiuso, le compagnie chiedono all’Unione Europea di ridurre i viaggi senza però perdere slot e sperano in una sospensione dal "mercato del carbonio", cioè il pagamento per le emissioni inquinanti degli aerei.

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