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Allarme El Niño: l’ONU avverte, rischio climatico su scala mondiale

Il possibile ritorno di El Niño è confermato da fonti autorevoli come WMO e NOAA. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, c’è circa l’80% di probabilità che il fenomeno si sviluppi tra giugno e agosto 2026, con possibilità di proseguire almeno fino a novembre.
Clima5 Giugno 2026 - ore 13:18 - Redatto da Meteo.it
Clima5 Giugno 2026 - ore 13:18 - Redatto da Meteo.it

L’ONU lancia un nuovo avvertimento sul clima globale. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, agenzia specializzata delle Nazioni Unite, cresce la probabilità che El Niño torni a svilupparsi nei prossimi mesi, con possibili effetti sulle temperature, sulle precipitazioni e sugli eventi estremi in diverse aree del pianeta.

L’ultimo aggiornamento della WMO indica una probabilità di circa 80% che un episodio di El Niño si sviluppi nel periodo giugno-agosto 2026. Le probabilità che il fenomeno prosegua almeno fino a novembre sono invece vicine o superiori al 90%. Resta ancora incertezza sull’intensità massima, ma diversi modelli climatici suggeriscono la possibilità di un evento almeno moderato, con il rischio che possa diventare anche forte.

Cos’è El Niño e perché preoccupa

El Niño è un fenomeno climatico naturale legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Questo cambiamento può alterare la circolazione atmosferica e influenzare il clima in molte zone del mondo.

Gli effetti non sono uguali ovunque: in alcune aree El Niño può favorire siccità e ondate di calore, in altre piogge più intense, alluvioni o stagioni meteorologiche anomale. Proprio per questo la WMO invita governi, servizi meteorologici e sistemi di protezione civile a rafforzare le previsioni stagionali e gli strumenti di allerta precoce.

ONU e WMO: rischio caldo estremo e fenomeni più intensi

Il possibile ritorno di El Niño arriva in un contesto già segnato dal riscaldamento globale. La WMO sottolinea che il fenomeno può contribuire ad aumentare ulteriormente le temperature medie globali e ad accentuare alcuni eventi estremi.

Secondo quanto riportato anche da Reuters, l’ONU ha invitato i Paesi a prepararsi a possibili impatti legati a caldo intenso, siccità, piogge abbondanti e stress per agricoltura, risorse idriche ed economie locali. Il rischio maggiore riguarda soprattutto le aree più vulnerabili, dove eventi climatici anomali possono avere conseguenze pesanti sulla sicurezza alimentare e sulla gestione dell’acqua.

NOAA conferma: El Niño probabile nei prossimi mesi

Anche il Climate Prediction Center della NOAA, il centro statunitense per il monitoraggio climatico, conferma una tendenza simile. Nell’ultimo aggiornamento ENSO, la NOAA segnala che El Niño è probabile già tra maggio e luglio 2026, con una probabilità dell’82%, e potrebbe proseguire durante l’inverno dell’emisfero boreale 2026-2027.

Si tratta quindi di un segnale condiviso da più centri internazionali: il Pacifico equatoriale sta mostrando condizioni sempre più favorevoli allo sviluppo di El Niño, anche se sarà necessario attendere i prossimi aggiornamenti per capire quanto sarà intenso e quali aree verranno colpite con maggiore forza.

Quali potrebbero essere gli effetti nel mondo

Gli effetti di El Niño possono variare molto da regione a regione. In generale, il fenomeno può modificare gli equilibri climatici globali, influenzando piogge, temperature, monsoni, siccità e attività ciclonica.

In alcune zone dell’Asia, dell’Australia, dell’America centrale e meridionale, El Niño è spesso associato a condizioni più secche o più calde. In altre aree, invece, può aumentare il rischio di precipitazioni intense e alluvioni. Non si tratta di una previsione identica per ogni Paese, ma di un segnale climatico globale che può avere ricadute importanti a livello regionale.

E per l’Italia cosa significa?

Per l’Italia non esiste un collegamento automatico e diretto tra El Niño e una singola fase meteorologica. Il clima europeo dipende da molti fattori, tra cui la posizione dell’anticiclone, le correnti atlantiche, il Mediterraneo e le configurazioni atmosferiche stagionali.

Tuttavia, un El Niño significativo può inserirsi in un quadro climatico globale già molto caldo, aumentando la probabilità di anomalie termiche su larga scala. Per il Mediterraneo, quindi, l’attenzione resta alta soprattutto in vista dell’estate e dell’autunno, periodi in cui temperature del mare elevate e configurazioni atmosferiche persistenti possono favorire fasi di caldo intenso o fenomeni estremi localizzati.

Non è panico, ma prevenzione

L’allarme dell’ONU non va letto come una previsione catastrofica immediata, ma come un invito alla prevenzione. El Niño è un fenomeno naturale conosciuto e monitorato, ma oggi si manifesta in un mondo più caldo rispetto al passato. Questo può amplificare alcuni effetti e rendere più importanti le strategie di adattamento.

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