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Siccità, l'Unicef: entro marzo 6,8 milioni di persone a rischio in Etiopia

La siccità in Etiopia è in questo momento la seconda più grave emergenza umanitaria mondiale. L'Unicef lancia l'allarme: 6,8 milioni di persone a rischio entro marzo. Moltissimi i bambini.
{icon.url}4 Febbraio 2022 - ore 19:49 Redatto da Redazione Meteo.it
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4 Febbraio 2022 - ore 19:49 Redatto da Redazione Meteo.it

La siccità colpisce in Italia e crea danni in un inverno caldo e con pochissime piogge. In un'altra parte del mondo, l'Etiopia, la stessa parola "siccità" può avere proprio in questo momento, un altro senso, più drammatico, molto più drammatico. Può voler dire morte, perché manca l'acqua, o comunque bisogno di assistenza umanitaria per milioni di persone. Tra questi moltissimi sono bambini. Tutto questo entro il mese prossimo.

La situazione in Etiopia è infatti tra le prime dieci emergenze a livello globale, la seconda dopo l'Afghanistan (più in basso trovate l'elenco completo) secondo l'Emergency Watchlist del 2022 dell'International rescue committee. L'allarme appena lanciato dall'Unicef è drammatico: entro marzo in Etiopia ci saranno 6,8 milioni di persone a rischio per la siccità. A scatenare questa tragedia ci sono anche i cambiamenti del clima.

Africa, dove l'emergenza è normalità

Quando parliamo di Africa, il termine emergenza assume i contorni paradossali di normalità. Anche l'allarme siccità nel corno d'Africa non è una novità, la situazione perdura dal 2016. Adesso però la situazione sembra essere giunta a un punto cruciale e le ultime tre stagioni in cui non è caduta una sola goccia d'acqua hanno colpito le regioni pianeggianti etiopi in maniera determinante.

Le conseguenze dell'impatto della siccità sono racchiuse nelle parole di Gianfranco Rotigliano, rappresentante Unicef in Europa, che ha puntato il dito sulle conseguenze di questa "anomala normalità", che inevitabilmente finirà per presentare il conto ai bambini.

L'Unicef ha infatti stimato che saranno 850.000 i bambini che soffriranno per malnutrizione per conflitti esistenti, mentre già si registrano i dati di famiglie con figli che lottano per sopravvivere, con forti sfollamenti dalle zone colpite.

L’escalation del conflitto nella regione settentrionale del Tigray e nelle vicine regioni di Afar e Amhara, unito alla siccità dovuta al passaggio de “La Niña” (evento climatico che ha ridotto le precipitazioni), aggravato dalla pandemia da Covid-19 e dalla recessione economica, hanno contribuito a creare una situazione di allarme in Etiopia.

L'acqua scarseggia, e quella poca che scorre tra le zolle di terra spaccate dal sole torrido è contaminata. Questo provoca gravi disturbi intestinali che a oggi sono tra le principali cause di morte dei bambini al di sotto dei 5 anni.

L'impegno Unicef: costruire pozzi e fornire assistenza umanitaria in Etiopia

L'Unicef, in collaborazione con le autorità locali, sta portando avanti un progetto volto alla costruzione e al ripristino di pozzi esistenti e di sistemi idrici, al trasporto d'emergenza di acqua e al trattamento di bambini malnutriti, nonché alla fornitura di istruzione d'emergenza.

Sono quasi 26 milioni gli etiopi che oggi dipendono dagli aiuti umanitari, nonostante che i conflitti interni rendano particolarmente complessi gli aiuti. Una situazione difficile in un Paese dove solo l'1,2% della popolazione ha ricevuto il ciclo vaccinale completo contro il Covid-19.

I 10 Paesi in emergenza a livello globale di Emergency Watchlist

  • Afghanistan: gli effetti dell'emirato islamico dei Talebani che ha preso il controllo del Paese nell'agosto 2021 hanno portato alla sospensione dei finanziamenti non umanitari da parte dei donatori internazionali e al congelamento di miliardi di dollari in beni. La situazione vede un rischio povertà per il 97% della popolazione entro la metà del 2022, chiusura strutture sanitarie e grave rischio di epidemie.
  • Etiopia, esposta appunto all'impatto del cambiamento climatico che va a sommarsi ai conflitti in atto e alla bassa copertura vaccinale che rende la popolazione altamente vulnerabile al Covid. L'effetto La Niña potrebbe esacerbare le condizioni in un paese in cui il cambiamento climatico ha aumentato il dramma siccità.
  • Yemen, che per molti anni ha occupato la vetta nella lista. La sua "miglior posizione" non è tuttavia dovuta a un miglioramento delle condizioni, ma piuttosto all'aggravarsi della crisi in altri Paesi. Persistono infatti il collasso economico e la distruzione della sanità, dell'istruzione e di altri sistemi critici a causa di anni di guerra.
  • Nigeria, dove 12 anni di conflitti hanno decisamente lasciato il segno, creando aree inaccessibili in cui i gruppi armati stanno creando una crisi umanitaria senza precedenti. A peggiorare la situazione il cambiamento climatico, con forti impatti su agricoltori e pastori, tra i quali i conflitti si fanno sempre più violenti.
  • Sud Sudan, dove gli aiuti umanitari sono ostacolati dai conflitti in corso, portando la popolazione ad un'insicurezza alimentare che registra i peggiori livelli degli ultimi dieci anni.
  • Repubblica Democratica del Congo, messo a dura prova dai continui conflitti e dagli effetti delle epidemie di Ebola.
  • Myanmar, dilaniato dal golpe del febbraio 2021 che hanno portato a significativi sfollamenti e necessità umanitarie in tutto il Paese.
  • Somalia, dove alle tensioni politiche si sommano gli shock ambientali. La siccità rischia di aggravare una situazione di insicurezza alimentare e malnutrizione.
  • Siria, che si trova ad affrontare la peggior crisi economica dall'inizio della guerra, con un'inflazione in rapida crescita e l'insicurezza alimentare a livelli record. A questo va ad aggiungersi la carenza d'acqua nel nord della Siria, che potrebbe mettere a rischio la salute e i sistemi idrici già compromessi.
  • Sudan, dove gli sforzi di pace con i gruppi armati potrebbero essere compromessi dall'incertezza politica scaturita dal colpo di Stato dell'ottobre 2021. Crisi economica, shock ambientali e pandemia da Covid-19 stanno facendo innalzare l'inflazione, attualmente alle stelle.
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