Pericolo tsunami nel Mediterraneo: ecco cosa non può ignorare anche l'Italia

Il Mar Mediterraneo viene spesso considerato un mare tranquillo e meno pericoloso rispetto agli oceani più esposti a tsunami e violente mareggiate, come il Pacifico e l’Indiano. Tuttavia questa convinzione non corrisponde del tutto alla realtà, perché la storia dimostra che anche le sue coste possono essere colpite da fenomeni marini distruttivi. In passato diverse aree della Francia meridionale e dell’Italia hanno subito gravi danni provocati da onde anomale e improvvise. Secondo gli studiosi, i moderni modelli scientifici indicano che eventi simili potrebbero verificarsi ancora in futuro.
Pericolo tsunami nel Mediterraneo, perché l'Italia non può ignorare il rischio maremoto
Un’approfondita analisi pubblicata da The Conversation ha riportato l’attenzione sul rischio tsunami nel Mar Mediterraneo, fenomeno spesso sottovalutato ma considerato reale dagli esperti. Lo studio, coordinato da Frédéric Leone insieme ad altri ricercatori, evidenzia che il Mediterraneo è l’area con il secondo più alto numero di tsunami registrati nella storia dopo l’Oceano Pacifico.
Secondo le stime diffuse dall’UNESCO, nei prossimi trent’anni esiste una probabilità molto elevata che onde anomale alte almeno un metro colpiscano le coste mediterranee. Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la rapidità con cui questi eventi possono verificarsi. Se un maremoto originato lungo le coste africane impiega circa un’ora e mezza per raggiungere la Francia, uno tsunami provocato da terremoti o frane sottomarine nel Mar Ligure potrebbe arrivare sulle coste in meno di dieci minuti.
Dal 2012 in Francia è attivo il Centre d’alerte aux tsunamis, che riesce a inviare segnalazioni di emergenza in tempi molto rapidi attraverso sistemi digitali come FR-Alert. Tuttavia gli studiosi avvertono che questi strumenti risultano meno efficaci quando il fenomeno si sviluppa vicino alla costa, perché l’onda può arrivare prima dell’allarme ufficiale. Per questo motivo diventa fondamentale che la popolazione impari a riconoscere i principali segnali di pericolo, come forti scosse di terremoto o l’improvviso ritiro del livello del mare.
I precedenti storici
Nel suo studio, il professor Frédéric Leone ricorda alcuni eventi che dimostrano quanto il rischio tsunami nel Mar Mediterraneo sia concreto. Tra gli episodi più significativi viene citato il terremoto di Boumerdès, avvenuto in Algeria nel 2003, quando un maremoto raggiunse la costa francese in poco più di un’ora causando forti correnti marine, abbassamenti improvvisi del livello del mare e danni a numerose imbarcazioni nei porti turistici della Riviera.
Ancora più drammatico fu il disastro avvenuto a Nizza nel 1979, provocato dal cedimento sottomarino di una parte del cantiere del nuovo porto commerciale. In quell’occasione l’onda si formò molto vicino alla costa e colpì rapidamente città come Antibes, Cannes e Nizza, causando vittime e sorprendendo completamente la popolazione.






