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Orsa F36, la Cassazione respinge il ricorso della Provincia di Trento: abbattimento illegittimo

Le Sezioni Unite confermano la decisione del Consiglio di Stato: il provvedimento con cui era stato disposto l’abbattimento dell’orsa F36 non rispettava i requisiti richiesti per una misura così estrema.
Ambiente7 Luglio 2026 - ore 12:05 - Redatto da Redazione Meteo.it
Ambiente7 Luglio 2026 - ore 12:05 - Redatto da Redazione Meteo.it
Foto d'archivio di un orso in Trentino.

La vicenda giudiziaria dell’orsa F36 si chiude con una decisione destinata a pesare nel dibattito sulla gestione dei grandi carnivori in Trentino. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Provincia autonoma di Trento contro la sentenza del Consiglio di Stato che aveva annullato il decreto di abbattimento dell’animale.

La pronuncia non riguarda le cause della morte dell’orsa, già ritrovata senza vita nel settembre 2023, ma la legittimità del provvedimento amministrativo con cui era stata autorizzata la sua rimozione mediante abbattimento. Con il rigetto del ricorso, l’annullamento stabilito dal Consiglio di Stato diventa definitivo.

Cosa ha deciso la Cassazione sul caso dell’orsa F36

La Cassazione ha confermato che il Consiglio di Stato aveva esercitato correttamente il proprio ruolo, limitandosi a verificare la legittimità dell’azione amministrativa senza sostituirsi alle valutazioni della Provincia autonoma di Trento.

Il punto centrale riguarda la qualità dell’istruttoria svolta prima di disporre una misura così grave. I giudici amministrativi avevano rilevato criticità nella ricostruzione dei fatti e nella qualificazione del comportamento attribuito all’orsa F36.

In sostanza, per disporre l’abbattimento di un animale appartenente a una specie particolarmente protetta non basta richiamare genericamente la sicurezza pubblica: occorre dimostrare, caso per caso, l’effettiva pericolosità dell’esemplare e l’assenza di alternative praticabili.

Il decreto di abbattimento dell’orsa F36

Il decreto era stato firmato il 7 settembre 2023, dopo alcuni episodi. Successivamente il Tar di Trento aveva sospeso l’abbattimento, mentre la vicenda è poi arrivata davanti al Consiglio di Stato.

La sentenza del 13 novembre 2024 aveva annullato il provvedimento, sottolineando che la rimozione di un orso dall’ambiente naturale, attraverso captivazione permanente o abbattimento, deve essere valutata in base alla situazione concreta e sostenuta da motivazioni solide, dati attendibili e criteri tecnico-scientifici.

La Cassazione ha ora respinto il ricorso della Provincia, confermando la correttezza di quel controllo di legittimità.

Abbattimento solo come extrema ratio

Uno degli aspetti più rilevanti della decisione riguarda il principio di proporzionalità previsto dalla Direttiva Habitat. L’abbattimento di un esemplare protetto può essere adottato soltanto come extrema ratio, cioè quando sia accertato che non esistano altre soluzioni valide e meno invasive. La sola indisponibilità di strutture per la captivazione non può trasformarsi automaticamente in una ragione sufficiente per autorizzare l’uccisione dell’animale.

La tutela della sicurezza delle persone resta una priorità, ma deve basarsi su un accertamento concreto della pericolosità dell’orso e su un percorso decisionale completo, coerente e adeguatamente motivato.

Il caso dell’incontro con gli escursionisti

Nel riesaminare la vicenda, i giudici hanno ritenuto rilevante anche il comportamento tenuto dalle persone coinvolte nell’incontro con F36 del luglio 2023.

Secondo quanto ricostruito nel procedimento, non sarebbero state seguite le indicazioni diffuse dalla stessa amministrazione provinciale per affrontare un incontro con un orso. Questo elemento, insieme agli altri dati dell’istruttoria, avrebbe dovuto essere valutato con maggiore attenzione prima di arrivare a una decisione irreversibile.

Cosa cambia per la gestione degli orsi in Trentino

La decisione non impedisce in assoluto alla Provincia autonoma di Trento di intervenire nei confronti di orsi ritenuti realmente pericolosi. Ribadisce però che ogni provvedimento deve fondarsi su elementi concreti, valutazioni scientifiche rigorose e alternative effettivamente considerate.

Il clima di allarme, la pressione mediatica o le difficoltà organizzative non possono sostituire l’istruttoria necessaria per derogare alla tutela di una specie protetta.

Per il Trentino e per le aree interessate dalla presenza dell’orso bruno, la pronuncia rappresenta quindi un richiamo alla prevenzione, alla corretta informazione dei frequentatori della montagna e a strumenti di gestione che tengano insieme sicurezza pubblica, tutela della fauna e rispetto delle norme europee.

Orsa F36, una vicenda chiusa sul piano giudiziario

L’orsa F36 era stata trovata morta il 27 settembre 2023 nel territorio di Sella Giudicarie, prima della conclusione del contenzioso. La pronuncia della Cassazione non interviene sul decesso dell’animale, ma chiude definitivamente la questione relativa al decreto di abbattimento.

Resta così confermato un principio preciso: davanti a una specie protetta, una misura irreversibile come l’abbattimento deve essere l’ultima soluzione possibile e deve poggiare su un’istruttoria completa, proporzionata e fondata su fatti accertati.

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