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Onu: entro 5 anni un sistema di allerta precoce degli eventi climatici estremi

L'Onu annuncia entro 5 anni un sistema globale di allerta precoce contro alluvioni, tsunami e ondate di calore o siccità.
Clima24 Marzo 2022 - ore 12:20 - Redatto da Redazione Meteo.it
Clima24 Marzo 2022 - ore 12:20 - Redatto da Redazione Meteo.it

L'Omm, Organizzazione meteorologica mondiale, e l'Onu hanno presentato un piano ambizioso in arrivo nei prossimi 5 anni. Si tratta di un sistema globale di allerta precoce contro eventi climatici di ogni tipo. La presentazione si terrà il prossimo novembre in occasione della COP27 in Egitto.

Onu: entro 5 anni anticipare tempeste, inondazioni, ondate di calore o siccità

I dati parlano chiaro: negli ultimi 50 anni si è verificato un disastro climatico al giorno. La situazione è però degenerata negli ultimi anni a causa del riscaldamento globale e dell'inquinamento che ha fatto aumentare di ben 5 volte il presentarsi di eventi climatici estremi rispetto al passato. Stando all'indagine di CittàClima di Legambiente solo nel periodo tra il 2020 e 2021 questi eventi climatici sono aumentati del 17%. Per questo l'Onu ha annunciato il progetto di un sistema di allerta globale che punta ad anticipare l'arrivo di alluvioni, tsunami e ondate di calore e siccità in tutto il mondo.

"Lo sconvolgimento climatico causato dall’uomo sta ora danneggiando ogni regione", ha detto Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite. "Ogni incremento del riscaldamento globale aumenterà ulteriormente la frequenza e l’intensità degli eventi climatici estremi".

E' fondamentale puntare sui sistemi di early warning per salvare vite umane

Non solo, Antonio Guterres ha aggiunto: "Dobbiamo investire ugualmente nell’adattamento e nella resilienza. Questo include le informazioni che ci permettono di anticipare tempeste, ondate di calore, inondazioni e siccità”.

E' fondamentale puntare sui sistemi di early warning che consentono di salvare molte più vite umane rispetto al passato. I Paesi più a rischio da questo punto di vista sono anche quelli più poveri: in Africa, dove il 60% della popolazione non ha alcuna protezione, ma anche in microstati insulari e in altri Paesi meno sviluppati.

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