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Lingua blu, la strage di ovini in Sardegna è a quota mille focolai

I focolai in Sardegna sono già ufficialmente almeno 981. Ecco cos’è la malattia, che non contagia l’uomo, e l’allarme di Coldiretti per le campagne sarde “in ginocchio”
Ambiente12 Settembre 2024 - ore 15:30 - Redatto da Meteo.it
Ambiente12 Settembre 2024 - ore 15:30 - Redatto da Meteo.it

La soglia psicologica di mille focolai è stata toccata con almeno 981. Lo rivela l'ultimo report dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna. Come riporta l’Ansa, nell'isola i focolai di lingua blu continuano ad aumentare dopo la precedente cifra di 666.

Nella maggiora parte dei casi si tratta di contagi dovuti alla circolazione del virus sierotipo 3 (BTV3) della blue tongue che sta colpendo il centro sud dell'Isola, dall'Oristanese al Sulcis e dal Campidano al Sarrabus, nel sud est della Sardegna. La diffusione maggiore della malattia della lingua blu, che fa strage di ovini, è nell'Oristanese seguito dal Nuorese con 234.

Cos’è la lingua blu?

La febbre catarrale dei piccoli ruminanti è una malattia infettiva, non contagiosa per l'uomo, dei ruminanti. È conosciuta anche con il nome bluetongue (termine inglese), ma anche come il nome di febbre catarrale degli ovini, e appunto come lingua blu. Il nome deriva dalla cianosi della mucosa linguale osservata negli animali colpiti in modo più grave.

Lingua blu: l’allarme di Coldiretti

Le aziende interessate sono 253. Coldiretti conferma l’allarme, parlando di campagne sarde "in ginocchio" e di aziende di allevamento "allo stremo" per un'epidemia che ha raggiunto "proporzioni allarmanti, colpendo indistintamente aziende pastorali dal nord al sud dell'isola".

"I focolai nelle settimane si sono moltiplicati, con centinaia di casi confermati e molti altri in fase di accertamento", spiega l'organizzazione agricola che ha lanciato un appello alle istituzioni affinché vengano "messe in campo tutte le azioni necessarie per arginare l'epidemia e sostenere le aziende colpite, al fine di evitare ulteriori danni economici e salvaguardare il futuro della pastorizia nell'isola".

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