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La Grande isola di rifiuti di plastica nel Pacifico: per metà è fatta di animali?

A sostenerlo è uno studio pubblicato lo scorso mese: se fosse confermato aprirebbe nuovi scenari riguardo la pulizia degli oceani: “Dobbiamo ancora studiarli prima di decidere se ripulirli”
Ambiente10 Maggio 2022 - ore 13:16 - Redatto da Redazione Meteo.it
Ambiente10 Maggio 2022 - ore 13:16 - Redatto da Redazione Meteo.it

Non è solo un immenso concentrato di rifiuti di plastica che galleggiano, ma anche un habitat in cui vivono numerose creature marine: è la Great Pacific Garbage Patch, la Grande isola di rifiuti di plastica che galleggia nelle acqua dell’Oceano Pacifico. Situata a metà strada tra le Hawaii e la California, si stima che contenga circa 80mila tonnellate di rifiuti di plastica. Un nuovo studio però mostra come questi rifiuti siano solo una parte di quello che affolla quella zona.

Lo studio sulla vita nell’Isola di plastica

Nel 2019 un nuotatore francese, Benoit Lecomte, ha nuotato attraverso un tratto della Great Pacific Garbage Patch per aumentare la consapevolezza dell’inquinamento degli oceani. “Ogni volta che vedevo un pezzo di plastica, vedevo anche vita tutto intorno”, ha raccontato. Alcuni scienziati hanno accompagnato Lecomte nel suo sforzo e hanno registrato la presenza di molti animali che compongono il cosiddetto "neuston", un insieme di organismi che vivono vicino alla superficie dell’acqua. In alcuni punti l’Isola di plastica è risultata essere composta per metà da rifiuti e per metà da animali. I risultati dello studio dei campioni raccolti nel 2019 sono stati pubblicati il mese scorso, come raccontato dal New York Times.

Le implicazioni sulla vita del ripulire l’Isola di plastica

Rebecca Helm, professoressa alla University of North Carolina e coautrice dello studio, ha detto. “Avevo sviluppato l’ipotesi che i vortici oceanici concentrassero gli esseri viventi più piccoli e i rifiuti di plastica in modo simile, ma è stato sorprendente vedere quanti animali abbiamo ritrovato. La densità di esseri viventi presenti è impressionante”. Le scoperte dello studio, se confermate, potrebbero portare a un problema nell’idea di ripulire l’area: “Quando si parla di decidere cosa fare della plastica già presente nell’oceano, penso si debba essere davvero prudenti. Serve studiare ancora l’oceano prima di cercare di manipolarlo, modificarlo, ripulirlo o estrarre minerali”.

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