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Meteo: caldo africano in arrivo, stop al lavoro all’aperto nelle ore più calde. Ecco dove

L’ondata di caldo africano entra nel vivo in Italia: temperature fino a 37-38 gradi, afa in aumento e stop al lavoro all’aperto nelle ore più calde in diverse Regioni. Ecco dove scatta il divieto.
Salute18 Giugno 2026 - ore 16:22 - Redatto da Redazione Meteo.it
Salute18 Giugno 2026 - ore 16:22 - Redatto da Redazione Meteo.it

L’ondata di caldo africano entra nel vivo e l’Italia si prepara a giorni particolarmente difficili sul fronte delle temperature. L’anticiclone nord-africano è in rapida espansione sull’Europa e porterà una fase di caldo intenso, lunga e afosa, con picchi che nel nostro Paese potranno raggiungere i 38 gradi tra domenica 21 giugno e l’inizio della prossima settimana.

Il caldo non sarà soltanto un disagio per le città e per le ore notturne, ma diventa anche un tema di sicurezza sul lavoro. In diverse Regioni italiane sono già in vigore ordinanze che vietano il lavoro all’aperto nelle ore più calde della giornata, in particolare tra le 12.30 e le 16.00, nei giorni in cui il rischio caldo viene classificato come alto.

Lo stop non riguarda indistintamente tutti i lavoratori e non scatta automaticamente ogni giorno: si applica nei territori e nelle giornate in cui le mappe del rischio segnalano condizioni critiche per chi lavora sotto il sole, soprattutto in attività fisicamente intense.

Meteo, caldo africano sull’Italia: quando arriva il picco di 37-38 gradi e dove

La nuova ondata di calore è legata al rafforzamento dell’anticiclone africano, destinato a portare aria molto calda dal Nord Africa verso il Mediterraneo e gran parte dell’Europa. La fase più intensa è attesa tra domenica 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, e i primi giorni della prossima settimana.

Le temperature massime potranno raggiungere valori molto elevati soprattutto al Nord, nelle aree interne del Centro e in Sardegna. Le punte più alte sono previste intorno ai 37-38 gradi, ma il disagio sarà accentuato anche dall’aumento dell’umidità e dell’afa.

A preoccupare non sono soltanto le temperature diurne. Il caldo diventerà progressivamente più pesante anche di notte, con il rischio di diffuse notti tropicali, cioè con minime superiori ai 20 gradi. Questo aspetto può aumentare lo stress fisico perché riduce la possibilità di recupero durante le ore notturne.

Stop al lavoro all’aperto: dove è già previsto

Le ordinanze anti-caldo sono state adottate da diverse Regioni italiane per tutelare chi svolge attività all’aperto in condizioni di esposizione prolungata al sole. Al momento, il divieto risulta previsto in queste Regioni:

  • Lazio
  • Toscana
  • Piemonte
  • Puglia
  • Liguria
  • Emilia-Romagna
  • Lombardia

Il divieto riguarda in genere la fascia oraria 12.30-16.00, ma ogni Regione ha definito una propria durata dell’ordinanza e un proprio perimetro di applicazione. Il punto comune è il riferimento al rischio “alto” indicato dalle mappe Worklimate per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa.

In quali settori scatta il divieto

Lo stop al lavoro all’aperto riguarda soprattutto i settori più esposti allo stress termico. Tra questi rientrano, a seconda delle singole ordinanze regionali:

  • agricoltura;
  • florovivaismo;
  • cantieri edili e attività affini;
  • cave;
  • logistica di piazzale;
  • consegne urbane, in alcune Regioni, anche per rider e lavoratori su bici o mezzi a due ruote.

L’obiettivo non è bloccare genericamente ogni attività, ma prevenire rischi concreti per la salute di chi lavora sotto il sole nelle ore più critiche della giornata. Il caldo intenso, soprattutto se associato a sforzo fisico, umidità elevata e assenza di zone d’ombra, può aumentare il rischio di stress termico, malori e infortuni.

Come funziona lo stop: non vale sempre e ovunque

È importante chiarire un punto: lo stop al lavoro all’aperto non è automatico per tutta l’estate. Le ordinanze scattano solo quando si verificano determinate condizioni.

Il riferimento principale è la piattaforma Worklimate, che segnala il livello di rischio caldo per diversi profili di lavoratori. Le ordinanze richiamano in particolare lo scenario del lavoratore esposto al sole, non acclimatato al caldo, impegnato in attività fisica intensa alle ore 12.00.

Quando il livello indicato è “alto”, nelle Regioni che hanno emanato l’ordinanza può scattare il divieto di svolgere attività all’aperto in condizioni di esposizione prolungata al sole nella fascia 12.30-16.00.

Le Regioni interessate e le date delle ordinanze

Nel Lazio l’ordinanza resta valida fino al 15 settembre 2026 e riguarda, tra gli altri, agricoltura, florovivaismo, cantieri edili, cave, logistica di piazzale e consegne urbane con mezzi a due ruote.

In Toscana lo stop è previsto fino al 31 agosto 2026 e si applica al lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave.

In Piemonte l’ordinanza è valida dal 30 maggio al 31 agosto 2026 e riguarda lavoratori subordinati, autonomi e soggetti equiparati impegnati in attività con sforzo fisico intenso ed esposizione al sole, nei settori più a rischio.

In Puglia l’ordinanza ha efficacia immediata e resta valida fino al 15 settembre 2026, con divieto nella fascia 12.30-16.00 nei giorni di rischio alto indicato da Worklimate.

In Liguria il provvedimento è stato anticipato rispetto allo scorso anno ed è previsto fino al 31 agosto 2026, con stop nelle ore più a rischio per chi lavora all’aperto nei settori più esposti.

In Emilia-Romagna il divieto è in vigore dal 3 giugno al 15 settembre 2026 e comprende agricoltura, florovivaismo, cantieri edili, piazzali della logistica, cave e consegne merci con mezzi a pedalata anche assistita.

In Lombardia l’ordinanza è valida dal 10 giugno al 23 settembre 2026 e riguarda attività lavorative all’aperto tra le 12.30 e le 16.00 in aziende agricole e florovivaistiche, cantieri edili all’aperto e cave, sempre nei giorni con rischio alto.

Perché il caldo africano aumenta il rischio sul lavoro

Il caldo previsto nei prossimi giorni non sarà solo intenso, ma anche persistente. La durata dell’ondata è uno degli elementi più delicati: più giorni consecutivi con temperature elevate, notti calde e afa in aumento possono mettere sotto pressione l’organismo.

Chi lavora all’aperto è particolarmente esposto perché somma diversi fattori di rischio: radiazione solare diretta, sforzo fisico, abbigliamento da lavoro, utilizzo di attrezzature, superfici calde e ridotta possibilità di recupero. In queste condizioni, le ore centrali della giornata diventano le più critiche.

Per questo le ordinanze regionali puntano alla riorganizzazione degli orari, spostando le attività più pesanti nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio, quando possibile.

Attenzione anche ai temporali di calore

Il dominio dell’anticiclone africano garantirà in prevalenza sole e stabilità, ma il caldo umido potrà favorire anche lo sviluppo di temporali di calore. Le aree più esposte saranno soprattutto i rilievi alpini e appenninici, con possibili sconfinamenti verso le pianure del Nord.

Particolare attenzione è richiesta nella giornata di venerdì, quando non si escludono episodi temporaleschi localmente intensi su Piemonte e Lombardia, con possibili raffiche di vento e grandinate. Si tratta di fenomeni tipici delle fasi molto calde e instabili, quando l’accumulo di energia nei bassi strati dell’atmosfera può alimentare temporali improvvisi.

Quanto durerà l’ondata di caldo

Al momento non si intravede una fine rapida della fiammata africana. Dopo il picco atteso tra domenica e martedì, il caldo potrebbe proseguire anche nei giorni successivi, con temperature sopra la media e afa in aumento.

Le anomalie saranno più marcate al Centro-Nord e in Sardegna, con valori anche di molti gradi superiori alla norma del periodo. Il caldo si farà sentire anche in montagna, con lo zero termico destinato a salire fino a quote molto elevate, intorno ai 4500 metri.

Cosa devono fare imprese e lavoratori

Nei giorni più caldi, le imprese devono verificare il livello di rischio previsto per la propria area e organizzare le attività in modo da ridurre l’esposizione nelle ore centrali. La prevenzione passa da misure semplici ma fondamentali: turni rimodulati, pause più frequenti, acqua a disposizione, zone d’ombra, informazione dei lavoratori e attenzione ai soggetti più vulnerabili.

Per i lavoratori è importante segnalare subito eventuali sintomi di malessere, come stanchezza intensa, crampi, vertigini, nausea, confusione, mal di testa o sensazione di svenimento. Con temperature elevate, sottovalutare i primi segnali può essere rischioso.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Luglio ore 03:43

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