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Barriere architettoniche in Italia: solo 1 capoluogo su 3 ha un piano per eliminarle

A quarant’anni dalla legge istitutiva dei PEBA, l’Italia è ancora molto indietro nell’eliminazione delle barriere fisiche e sensoriali. Lo sostiene l’Associazione Luca Coscioni.
Ambiente20 Marzo 2026 - ore 14:42 - Redatto da Meteo.it
Ambiente20 Marzo 2026 - ore 14:42 - Redatto da Meteo.it

L'Italia non è un Paese per disabili, almeno stando a quanto riportato dall'indagine dell'Associazione Luca Coscioni. Nonostante le leggi che impongono ai Comuni di dotarsi dei Piani per l'eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) siano in vigore da 40 anni, un Ente su tre risulta ancora oggi inaccessibile ai disabili.

Disabili in Italia: un Comune su tre non ha adottato i Peba

Gesti che compiamo quotidianamente, come salire su un autobus, entrare in qualche ufficio pubblico o semplicemente attraversare la strada, possono rappresentare per le persone disabili scogli insormontabili. Per rendere ogni città agevole a tutti anche per coloro che non possono muoversi bene autonomamente, lo Stato italiano aveva imposto ai Comuni di dotarsi dei Peba (Piani per l'eliminazione delle barriere architettoniche) già nel 1986, con la legge 41.

A che punto siamo a quarant'anni di distanza? I risultati che arrivano da un'indagine condotta dall'Associazione Luca Coscioni sono decisamente poco incoraggianti, visto che solo un Comune su tre sembra aver recepito questa norma e avere investito in strumenti che rendano le città accessibili a tutti.

I Piani che individuavano le barriere presenti nel territorio, proponendo soluzioni per il loro abbattimento e classificandole per priorità, sembrano essere stati quasi ignorati dal 66% dei Comuni italiani, che invece continuano a mostrare un ritardo strutturale che di fatto si traduce in problemi insormontabili per le persone affette da disabilità.

Il report

Per comprendere a fondo la situazione, l'Associazione Luca Coscioni ha avviato un osservatorio sui Peba che ha coinvolto tutti i 119 Comuni capoluogo di provincia, con esclusione di Roma dove la competenza è dei Municipi. Per la Capitale l'associazione ha provveduto a inoltrare accesso agli atti ai 15 municipi, ricevendo il benestare solo da 4, che hanno comunque mostrato un mancato adeguamento.

E nel resto d'Italia? A febbraio il monitoraggio mostrava che:

43 Comuni (36,4%) hanno approvato un PEBA con delibera di Consiglio comunale, come previsto dalla normativa. Tra le Regioni con più capoluoghi figurano la Toscana (7 comuni su 11), Emilia-Romagna (5 comuni su 10), Lombardia (5 comuni su 12) e il Piemonte (4 comuni su 8). Milano, Firenze, Venezia, L’Aquila, Potenza, Campobasso e Trento sono tra i capoluoghi di Regione che rientrano in questo computo.

16 Comuni (13,6%) hanno un PEBA non ancora approvato dal Consiglio o hanno adottato strumenti urbanistici alternativi, non previsti dalla normativa.

25 Comuni (21,2%) risultano in fase di redazione del PEBA.

34 Comuni (28,8%) risultano senza PEBA o con informazioni non reperibili/insufficienti. Tra le Regioni con più capoluoghi in questa categoria, ci sono la Sardegna (7 comuni su 12), la Calabria (4 comuni su 5), la Lombardia (4 capoluoghi su 12) e la Sicilia (4 comuni su 9), mentre tra i capoluoghi figurano Napoli, Bari e Cagliari.

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