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Un 2022 già nello smog: le zone d'Italia più a rischio

È bastata qualche settimana senza pioggia e le polveri sottili hanno subito raggiunto livelli insostenibili: tra limitazioni del traffico e nuove regole, ecco come si tenta di contenere l'inquinamento
Ambiente18 Gennaio 2022 - ore 17:12 - Redatto da Redazione Meteo.it
Ambiente18 Gennaio 2022 - ore 17:12 - Redatto da Redazione Meteo.it
(foto: Unsplash)

L’allarme smog nel nostro paese non cessa, e sono sempre di più le città che da giorni superano i limiti di concentrazione delle sostanze inquinanti, a causa soprattutto della carenza di precipitazioni in grado di "pulire l’aria".

Visto l’aumento di concentrazione delle polveri sottili, la scorsa settimana nel comune di Milano e nel relativo hinterland sono stati bloccati i veicoli con motore benzina euro 1 e i diesel fino a euro 4. Qualche giorno dopo, è arrivato il semaforo rosso anche per una serie di veicoli privati nella città di Roma, a seguito di un’impennata nella concentrazione di particolato Pm10. Stessa sorte è toccata poi a tante altre città italiane, soprattutto nelle regioni del centro e del nord, per cercare di limitare i danni provocati da un inquinamento ambientale fouri controllo.

Il confronto: meno smog ma tanto da fare

Ormai già da anni si parla moltissimo di inquinamento e smog, e in generale le misure prese dai governi per ridurre le emissioni nocive sembrano funzionare. Nelle regioni del nord Italia ormai da oltre vent'anni la qualità dell’aria è in costante miglioramento: sono infatti in deciso calo i valori di ossidi di azoto e di ammoniaca. I risultati che sono stati ottenuti derivano, anzitutto, dalla chiusura delle grandi fabbriche super inquinanti del secolo scorso e poi dall’evoluzione tecnologica che ha azzerato le caldaie a carbone e ridotto notevolmente quelle a gasolio.

Le uniche due polveri sottili che faticano a decrescere sono le particelle tossiche di diametro inferiore o uguale ai 10 micrometri (le Pm10) e quelle entro i 2,5 micrometri (le Pm2,5). Dunque mediamente la qualità dell’aria migliora, anche se la maggior parte dei cittadini pensa l'esatto contrario e ritiene la situazione in peggioramento. La percezione comune è però corretta nel senso che quanto si sta facendo ancora non basta poiché alcune aree della nostra penisola presentano concentrazioni di sostanze inquinanti tra le peggiori d’Europa. È il caso della pianura padana, condannata a convivere con aria poco sana soprattutto per via della conformazione del territorio che la rende un bacino chiuso.

(foto: Pixabay)

Nel corso del 2020 i superamenti dei limiti giornalieri di Pm10 avvenuti nel nostro paese sono stati tantissimi. Su 534 stazioni installate nelle varie regioni, 155 hanno registrato più di 35 volte valori superiori ai 50 microgrammi al metro cubo. Come anticipato, il problema riguarda soprattutto le regioni del centro-nord: 131 di queste stazioni con dati negativi (pari a quasi l’85%) si trovavano tra Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

Anche se non sono ancora disponibili i dati relativi al 2021, le prime analisi sembrano essere in linea con quelle dell’anno precedente, con un peggioramento soprattutto nel mese di dicembre. I dati sono ancora più preoccupanti se si considera che nel corso degli ultimi due anni, a causa della pandemia di Covid-19 e delle conseguenti restrizioni, il numero di veicoli circolanti si è di molto rispetto agli anni precedenti. Eppure, i valori di inquinamento non sono diminuiti.

Inquinamento in pianura padana (foto: Wikimedia Commons)

Negli ultimi giorni, in particolare, si è riacceso l’allarme anche a causa di un anticiclone che ha ridotto drasticamente le precipitazioni causando un aumento delle particele sottili presenti nell’aria. Nella città di Milano i livelli di smog sono oltre soglia da quasi 10 giorni, con valori quasi ovunque oltre i 50 µg/m³. Nei primi giorni del 2022 si sono toccati record anche in Campania, con la stazione Arpa di Napoli che ha registrato un picco di 168 µg/m³ e quella di Aversa che ha toccato addirittura i 240 µg/m³.

Nuovi limiti dell'Oms per un problema globale

Le stime prodotte dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) mostrano che ogni anno circa 7 milioni di persone nel mondo muoiono prematuramente a causa dell’inquinamento atmosferico. Le polveri sottili sono responsabili di una serie di problemi di salute, più o meno gravi, tra cui infezioni respiratorie, danni ai polmoni e circolatori, asma, cardiopatia ischemica e varie forme tumorali.

Proprio per questi motivi l’Oms ha deciso, dopo oltre 15 anni, di modificare le linee guida e le soglie relative all’inquinamento atmosferico. Le sostanze prese in analisi sono 6: polveri sottili (Pm2,5 e Pm10), ozono (O3), biossidi di azoto (NO2) e di zolfo (SO2) e monossido di carbonio (CO). Per tutte queste sostanze viene ridotta la concentrazione massima consentita nell’aria.

(foto: Unsplash)

Questi limiti non sono vincolanti legalmente, ma costituiscono un riferimento per le politiche di governi e autorità, chiamati a cercare di portare i dati al di sotto di queste soglie. Per comprendere quanto sia difficile rispettare queste nuove regole basta pensare che nel 2019 oltre il 90% della popolazione mondiale viveva in aree con concentrazioni di Pm 2,5 oltre soglia. Ci sono, addirittura, città nel mondo dove la concentrazione atmosferica di particelle inquinanti in alcuni periodi dell’anno è fino a 10 volte superiore a quella suggerita: è il caso di Pechino (Cina), Nuova Delhi (India), Città del Messico, Los Angeles e Visalia (Stati Uniti), ma anche tante altre.

Tornando in Italia, facendo riferimento ai dati registrati dalle stazioni nel corso del 2020, con i nuovi limiti imposti dall’Oms il 75% delle stazioni sarebbe al di fuori dei limiti di Pm10, quindi il problema coinvolgerebbe di fatto tutte le zone della nostra penisola. Da questi dati appare evidente quanta strada ci sia ancora da fare per riuscire a ottenere i risultati auspicati, e i primi giorni del 2022 hanno reso il percorso ancora più complesso, con la necessità di introdurre regole più severe.

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