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Quali sono le professioni più richieste nell’era dell’intelligenza artificiale in Italia?

Le professioni più richieste dalle aziende italiane nell'era dell'intelligenza artificiale in un rapporto del Ministero del Lavoro.
Curiosità23 Febbraio 2026 - ore 15:35 - Redatto da Meteo.it
Curiosità23 Febbraio 2026 - ore 15:35 - Redatto da Meteo.it

L'intelligenza artificiale ha portato, anche in Italia, un aumento significativo della domanda per alcune categorie di lavoratori. Ma quali sono le professioni più richieste con l'avvento dell'IA? Un rapporto del Ministero del Lavoro fotografa la nuova situazione, tra lavori più richiesti e figure introvabili.

Cresce il divario tra competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili

Il mondo del lavoro sta rapidamente cambiando: con l'avvento dell'IA e la digitalizzazione dei processi produttivi cresce il divario tra le richieste delle aziende, impegnate nella ricerca di figure con competenze specifiche e un'offerta che non sempre è in grado di rispondere a queste aspettative.

A fotografare lo scenario attuale è il report "Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro” pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Dal documento emerge che per le imprese italiane, la ricerca di personale qualificato con competenze digitali avnzate è sempre più problematica.

A fronte del veloce passaggio verso l'Intelligenza Artificiale, non esisterebbero infatti figure adeguatamente formate per affrontare questo nuovo universo. Il fenomeno, sempre stando al documento, riguarderebbe sia i tradizionali profili Stem (con percorsi di studio nelle discipline di Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) che le specializzazioni tecniche che fino ad ora non erano associate alla rivoluzione digitale.

Quali sono le professioni più richieste (e più difficili da trovare) in Italia?

Tra le professioni che risultano più ricercate (e al tempo stesso più difficili da trovare) dalle aziende italiane spiccano matematici, statistici e addetti all'analisi dei dati, con difficoltà di reperimento che in alcuni casi raggiunge l'80,2%.

Non risulta facile neppure trovare progettisti e amministratori di sistemi e ingegneri delle informazioni, con difficoltà che si attestano rispettivamente al 78,8% e al 74,3%.  

Ecco in dettaglio l'elenco completo delle figure professionali che risultano più difficili da trovare nel nostro Paese:

  • Matematici, statistici, analisti dei dati – 80,2%
  • Progettisti e amministratori di sistemi – 78,8%
  • Ingegneri dell’informazione – 74,3%
  • Manutentori e riparatori di apparati elettronici industriali e di misura – 72,0%
  • Disegnatori industriali – 70,9%
  • Analisti e progettisti di software – 69,0%
  • Tecnici programmatori – 65,4%
  • Tecnici esperti in applicazioni – 62,9%
  • Ingegneri energetici e meccanici – 62,9%
  • Tecnici web – 60,0%
  • Ingegneri industriali e gestionali – 59,7%
  • Specialisti nei rapporti con il mercato – 58,8%

Come anticipato, oltre alla ricerca di fisici, astronomi e ingegneri elettronici (profili Stem), anche quella di personale con competenze digitali integrate sta creando non pochi problemi. In questo caso le maggiori carenze si riscontrano in:

  • tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili – 90,1%
  • tecnici della conduzione di impianti produttivi in continuo – 89,7%
  • periti, valutatori di rischio, liquidatori – 72%

L'IA nella Pubblica Amministrazione

Il documento redatto dal Ministero del Lavoro non si limita a fornire una classifica delle nuove figure professionali richieste nelle aziende, ma da un'idea chiara anche di come l'Intelligenza Artificiale stia cambiando la Pubblica Amministrazione.

Se da un lato nelle imprese l'adozione dell'IA ha fatto registrare una forte impennata negli ultimi anni, la Pubblica Amministrazione sta adeguando le proprie infrastrutture. D'altronde ad oggi il 51,6% della PA italiana utilizza servizi di cloud computing per l'accesso on demand a server fisici o virtuali, data storage e funzionalità di rete.

Anche l'adesione alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, che consente l'interoperabilità tra banche dati pubbliche, ha visto una netta crescita arrivando a coinvolgere oggi ben il 38% delle strutture censite.  

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