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Il Mar Mediterraneo è sempre più caldo: anomalie termiche di oltre 5°C

Nel Mar Mediterraneo sono state registrate temperature anomale al di sopra della norma stagionale: gli studiosi preoccupati per gli effetti devastanti sull'ecosistema marino.
Sostenibilità1 Luglio 2025 - ore 11:15 - Redatto da Meteo.it
Sostenibilità1 Luglio 2025 - ore 11:15 - Redatto da Meteo.it

Il Mar Mediterraneo sta attraversando un periodo di caldo anomalo, con temperature della superficie marina ben al di sopra della norma stagionale. Stando alle rilevazioni di Copernicus, il programma europeo dedicato al monitoraggio ambientale, in alcune zone si registrano scostamenti termici superiori ai 5°C rispetto ai valori abituali per questo periodo dell’anno. Gli scienziati classificano questo evento come ondata di calore marina, o Marine Heatwave, un fenomeno sempre più frequente e intensificato dagli effetti del riscaldamento globale.

Caldo anomalo, il Mar Mediterraneo registra temperature fino a 5°C sopra la media

Nel bacino del Mediterraneo occidentale, in particolare nelle acque del Mar delle Baleari e del Mar Tirreno, si sono registrate temperature record. Questo surriscaldamento della superficie marina ha effetti significativi, non solo sull’ambiente marino ma anche sul clima terrestre. L’eccesso di calore immagazzinato dal mare viene infatti rilasciato nell’atmosfera, contribuendo ad aumentare le temperature anche sulle aree costiere e urbane. Il risultato è un incremento dell’umidità relativa e un clima più afoso, con notti in cui le temperature minime restano stabilmente sopra i 20°C, le cosiddette "notti tropicali".

Tuttavia, l’impatto non si limita alle condizioni atmosferiche. Gli ecosistemi marini subiscono forti pressioni a causa di queste anomalie termiche. Il riscaldamento dell’acqua stimola, ad esempio, la crescita incontrollata di alghe, provoca morie tra le specie bentoniche (quelle che vivono sul fondale) e favorisce l’arrivo e la diffusione di specie esotiche, provenienti da ambienti tropicali, che possono alterare gli equilibri ecologici locali. Nell’Adriatico, si ripresenta inoltre il rischio della formazione di mucillagini, sostanze viscose che compromettono la qualità delle acque e la balneabilità delle coste.

Dal punto di vista meteorologico, ci si attende una maggiore instabilità durante la stagione estiva. Le acque più calde, infatti, funzionano come un accumulo di energia che può alimentare fenomeni intensi come temporali di forte intensità, grandinate e raffiche di vento improvvise (downburst), specialmente nel Nord Italia e nelle aree interne del Centro-Sud. Il Mediterraneo, in queste condizioni, può trasformarsi in un vero e proprio "carburante" per eventi atmosferici estremi, in presenza di perturbazioni provenienti dall’Atlantico.

Questo scenario rappresenta un segnale evidente della crisi climatica in atto. Le anomalie nelle temperature marine non sono episodi isolati, ma sintomi di un sistema climatico che sta diventando sempre più instabile. Senza un intervento deciso, che preveda politiche di adattamento e una riduzione consistente delle emissioni di gas serra, il rischio è quello di dover fronteggiare con crescente frequenza eventi estremi, con gravi ripercussioni sull’ambiente e sulla quotidianità delle persone.

Perché le acque del Mediterraneo sono sempre più calde?

Il Mediterraneo si sta riscaldando a un ritmo più veloce rispetto agli oceani: negli ultimi decenni l’aumento medio della temperatura ha raggiunto circa +0,4 °C ogni dieci anni, contro i +0,2 °C registrati nelle acque oceaniche. Questa maggiore vulnerabilità è legata principalmente alla sua conformazione geografica: è un mare relativamente poco profondo e con un ricambio idrico limitato, ostacolato sia dallo stretto di Gibilterra, che lo collega all’Atlantico, sia dal canale di Suez, che lo mette in comunicazione con il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.

Diversi altri elementi lo rendono un’area critica sotto osservazione. All’innalzamento delle temperature marine, già dannoso per molte specie locali, si aggiunge il fenomeno dell’acidificazione: il mare, infatti, assorbe una parte dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera, trasformandola in acido carbonico (H₂CO₃). Questo processo altera il pH dell’acqua, rendendola più acida e mettendo in difficoltà organismi marini come molluschi e coralli, che incontrano ostacoli nella formazione di gusci e scheletri calcarei.

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