Ghiacciai a rischio, una mappa mostra quanto tempo potrebbe restare

La recente e totale scomparsa del ghiacciaio elvetico Bella Tola nei pressi di Saint-Luc ha confermato le stime scientifiche che ne prevedevano la fine entro la fine del decennio. Per estendere questa analisi agli oltre duecentomila corpi glaciali del globo è nata la piattaforma digitale Global Glacier Extinction Explorer, frutto di un progetto condotto dall'ETH di Zurigo insieme alla Vrije Universiteit Brussel. Interagendo con una mappa interattiva, lo strumento consente di consultare dimensioni, altitudine e l'anno stimato di estinzione di ogni massa glaciale al variare delle temperature globali.
Ghiacciai a rischio, una mappa mostra quanto tempo potrebbe restare
Le proiezioni offrono un quadro numerico impressionante: con un incremento termico contenuto entro un grado e mezzo, la sparizione annuale dei ghiacciai toccherà l'apice attorno al 2041 sfiorando le duemila unità all'anno, ma qualora le temperature dovessero invece salire fino a quattro gradi, il momento di massima estinzione slitterà verso metà secolo raddoppiando l'impatto con ben quattromila masse glaciali dissolte in un solo anno. Successivamente a questi picchi il ritmo delle perdite tenderà a rallentare, unicamente perché le masse più delicate saranno già state completamente cancellate dal pianeta. Infatti, entro la fine del secolo, la conservazione raggiungerà circa il cinquanta per cento dei ghiacciai nello scenario più mite, scenderà al venti per cento con due gradi e mezzo in più e si ridurrà a meno del dieci per cento nell'ipotesi peggiore.
L'efficacia della mappa interattiva risiede proprio nella capacità di mostrare visivamente come frazioni di grado cambino in modo radicale la sopravvivenza o la scomparsa di specifici ambienti naturali, trasformando dati statistici complessi in una vivida percezione della trasformazione geografica globale. L'arco alpino europeo rappresenta una delle aree maggiormente vulnerabili a causa dell'elevata presenza di piccole masse glaciali che rispondono istantaneamente al rialzo termico, tanto che oltre la metà di esse rischierà di sparire del tutto nei prossimi vent'anni raggiungendo il picco massimo prima del 2040, mentre per diverse formazioni ridotte il processo potrebbe essere già in fase avanzata. Proiettando le stime dell'ateneo di Bruxelles verso il 2100, la situazione alpina si rivela drammatica: in presenza di un riscaldamento pari a 2,7 gradi sopravviverebbero appena centodieci ghiacciai su tutto il territorio delle Alpi europee, mentre con la soglia limite dei quattro gradi di aumento la sopravvivenza verrebbe ridotta a un’esigua ventina di siti glaciali residui.
Ecco il sito che fornisce la mappa.
Mappa dei ghiacciai, come funziona?
A monte dell'interfaccia interattiva vi è un'analisi scientifica divulgata su Nature Climate Change basata sull'elaborazione dei dati del Randolph Glacier Inventory 6.0, un archivio comprensivo di oltre duecentomila corpi glaciali. Il destino di ciascuna massa solida è stato delineato incrociando i risultati di tre differenti algoritmi previsionali, GloGEM, OGGM e PyGEM, con vari scenari di evoluzione climatica globale. Per determinare l'estinzione ufficiale di un ghiacciaio, la comunità scientifica ha fissato parametri ben precisi, ovvero la contrazione dell'estensione al di sotto dello 0,01 di chilometro quadrato o l'abbattimento di oltre il novantanove per cento della massa originaria. Viene così calcolata la tempistica stimata di dissoluzione insieme al margine di variabilità delle proiezioni, pur mantenendo un approccio flessibile data l'impossibilità di stabilire l'anno esatto per ogni singolo sito a causa delle mutevoli variabili geomorfologiche e meteorologiche locali.
Tra i vincoli metodologici risalta la gestione dei dati storici: il software analizza le strutture nell'assetto rilevato nel 2000 senza tracciare la successiva divisione in blocchi minori, continuando a calcolare un ghiacciaio frammentato come un unico elemento strutturale. Inoltre, poiché l'affidabilità dei censimenti diminuisce per i nuclei ghiacciati di dimensioni infinitesimali, gli stessi studiosi raccomandano di interpretare con prudenza il totale numerico delle entità, prediligendo parametri quantitativi più stabili quali la misura dell'estensione superficiale e la stima del volume complessivo.






