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Cinghiali nelle città e sulle spiagge: i branchi sono spinti dalla siccità secondo Coldiretti

I fiumi in secca permettono ai branchi di cinghiali di spostarsi facilmente verso città e spiagge in cerca di acqua e cibo. Coldiretti ha lanciato l'allarme per i numerosi danni che provocano e per la mancanza di sicurezza dei cittadini
Ambiente15 Luglio 2022 - ore 15:04 - Redatto da Redazione Meteo.it
Ambiente15 Luglio 2022 - ore 15:04 - Redatto da Redazione Meteo.it

Cinghiali nelle città e nelle spiagge a caccia di cibo e acqua. E' questo il nuovo fenomeno a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi per colpa della siccità. A sottolinearlo è stata Coldiretti che ha specificato come veri e propri branchi di animali si siano spinti sempre più vicino ai centri urbani a causa di fiumi e torrenti in secca.

Cinghiali e siccità, cosa è cambiato nell'ultimo periodo: il fenomeno studiato da Coldiretti

Secondo quanto si apprende nella nota stampa emanata da Coldiretti, a causa della siccità che assedia le campagne, 2.3 milioni di cinghiali si sono spinti nelle città e persino sulle spiagge a caccia di cibo tra di rifiuti, dopo aver fatto piazza pulita di quel che rimane delle varie coltivazioni. La mancanza di pioggia - tanto che le precipitazioni sono dimezzate nel 2022 - e il caldo record hanno fatto seccare i raccolti e reso asciutti i torrenti portando i branchi di cinghiali sempre più verso i centri urbani e i litorali e hanno causato così nuovi problemi in diverse zone d'Italia.

Va inoltre sottolineato come la siccità abbia contribuito doppiamente allo spostamento dei cinghiali. In primis perché ha spinto i branchi a cercare cibo e acqua altrove, in seconda battuta perché i bassi livelli dei fiumi hanno permesso e permettono tutt'ora agli animali di attraversarli con molta più facilità rispetto agli anni passati. I cinghiali possono cioè spostarsi con estrema facilità senza incontrare troppi ostacoli naturali e percorrere fino a 40 chilometri alla volta producendo ingenti danni sia per gli agricoltori che per i cittadini delle varie città e i turisti delle zone costiere.

Oltre ai danni ai raccolti vanno stimati i danni per la sicurezza stradale degli automobilisti, i danni nelle varie città dove raccoglitori della spazzatura vengono rotti e rovinati dai branchi in cerca di cibo e danni al decoro urbano. Si deve aggiungere, infine, anche l'aumento della mancanza di sicurezza avvertita dai cittadini che, uscendo per strada, anche solo per recarsi al lavoro, si ritrovano a far i conti con gli animali che scorrazzano liberi in pieno centro.

In occasione della prima alleanza tra il mondo agricolo e il mondo venatorio e della gestione faunistica siglata a Roma, con la nascita dell’Associazione Agrivenatoria Biodiversitalia firmata a Palazzo Rospigliosi, Coldiretti ha dunque deciso di lanciare l'allarme.

I dati raccolti da Coldiretti: tutti i danni causati dai cinghiali

Secondo i dati raccolti da Coldiretti i cinghiali stanno distruggendo i raccolti, ma sono inoltre in aumento le aggressioni ad altri animali. Ai branchi che girano liberi tra campagne e città si deve attribuire la colpa dell'aumento degli incidenti stradali con morti e feriti e dell'aumento dei rischi per la salute visto che spargono spazzatura un po' ovunque.

Come se tutto ciò non bastasse bisogna aggiungere ancora che i branchi di cinghiali sono diventati anche il principale vettore della peste suina. Gli allevatori del Piemonte, della Liguria, ma anche quelli del Lazio sono stati costretti ad abbattere migliaia di capi, mettendo a rischio la norcineria nazionale. Si tratta di un settore di punta dell’agroalimentare made in Italy grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione. Il fatturato di questa filiera vale da solo circa 20 miliardi.

Si tratta di una vera e propria emergenza con cui far subito i conti. Come? Otto italiani su dieci, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, pensano che vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero. Anche perché un italiano adulto su quattro si è trovato faccia a faccia con questi animali e l'incontro, inaspettato, non è stato affatto piacevole.

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