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Pfas negli alimenti: ecco a cosa fare attenzione e i rischi per la salute

A causa della migrazione di sostanze tossiche, alcuni cibi possono diventare pericolosamente contaminati. I rischi maggiori derivano da certe padelle vecchie e usurate
Salute4 Settembre 2022 - ore 21:06 Redatto da Redazione Meteo.it
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Le sostanze perfluoroalchiliche, meglio note come Pfas, possono contaminare gli alimenti e causare gravi danni alle salute delle persone. Basta pensare alle padelle in teflon, le comuni antiaderenti, che possono rilasciare sul cibo in cottura queste sostanze nocive. Per questo motivo è importante utilizzare questi oggetti da cucina con grande attenzione: evitare il più possibile le cotture a fiamma alta e smettere di utilizzare le padelle quando queste sono molto usurate o rovinate.

Dove si trovano i Pfas e come evitare rischi

Gli Pfas sono normalmente inseriti in alcuni specifici processi industriali e si possono trovare in oggetti di tappezzeria, rivestimenti, vernici, prodotti per l’igiene personale, detersivi, cere per pavimenti, insetticidi e tanto altro.

Di per sé, la loro presenza non determina un rischio per la salute, ma può accadere che - in specifiche condizioni - queste sostanze possano contaminare i cibi, rappresentando un pericolo anche quando presenti in quantità relativamente piccole.

Infatti, in ambito alimentare può succedere che si verifichi la pericolosa migrazione di Pfas negli alimenti, rendendoli nocivi per chi li mangia. Molti studi sostengono che un'esposizione prolungata a queste sostanze aumenta la possibilità di contrarre varie malattie: diverse forme di cancro, problemi al fegato, ipotiroidismo, depressione delle difese immunitarie eccetera.

Oltre a essere pericolose per la salute, queste sostanze risulterebbero anche particolarmente difficili da smaltire, causando gravi danni ambientali.  
Uno studio recente, pubblicato sulla rivista Science e condotto da ricercatori delle università del Michigan e della Northwestern University, mette in luce una parziale soluzione al problema. È emerso infatti che i Pfas con acido carbossilico si decompongono facilmente e quindi possono essere smaltiti, anche se riscaldati a basse temperature. Questo accade se viene utilizzato come reagente l’idrossido di sodio, aprendo nuove possibilità per uno smaltimento che riduca al minimo l'impatto ambientale.

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