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Stop al gas russo a maggio? Condizionatori, riscaldamenti e non solo: cosa cambia

Se la Russia insisterà a chiedere il pagamento del gas in rubli, a maggio l’Italia potrebbe trovarsi senza gli approvvigionamenti da cui dipende. E così i cittadini potrebbero trovarsi a corto non solo di riscaldamento e condizionamento, ma anche di energia elettrica
Sostenibilità21 Aprile 2022 - ore 10:50 - Redatto da Redazione Meteo.it
Sostenibilità21 Aprile 2022 - ore 10:50 - Redatto da Redazione Meteo.it

Non ci saranno solo i limiti di temperatura per condizionatori e riscaldamento negli uffici pubblici, se le forniture di gas dalla Russia si interromperanno a maggio: a dirlo è Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità per l’energia in Italia. In una intervista al Corriere della Sera Besseghini il capo di Arera ha detto che, se Mosca insisterà per avere il pagamento del gas in rubli, lo stop alle forniture “credo che in effetti potrebbe accadere in maggio”.

Cosa cambia per i cittadini

Se questo dovesse avvenire,”il rischio di non riempire completamente gli stoccaggi potrebbe esserci”. E se non si riuscisse a riempire gli stoccaggi con fornitori alternativi ci troveremmo “quasi certamente in uno scenario di emergenza, quindi scatterebbe un protocollo che prevede dei distacchi di carico e delle prevalenze fra le utenze”. Ma quale sarebbe l’impatto per i cittadini? “Dipende naturalmente dalla profondità del fenomeno“, spiega Besseghini. Il rischio insomma è che i limiti alla temperatura del riscaldamento e dei condizionatori sia applicato anche alle case private (e non solo agli uffici pubblici come è appena successo), oltre a un contingentamento della fornitura di energia elettrica.

I servizi essenziali da preservare

Ci sono una serie di servizi che devono essere preservati in maniera prioritaria, spiega il Corriere: i servizi pubblici, i servizi sanitari e la produzione industriale. “Invece altri consumi elettrici 'non indispensabili' verrebbero in qualche maniera gestiti”, spiega ancora Besseghini. Se lo stop al gas russo avvenisse davvero a maggio, l’Italia avrebbe “almeno dieci settimane” di autonomia. E in assenza di nuove forniture immediate, il rischio è di andare incontro a un inverno all’insegna dei razionamenti.

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