Il futuro delle energie rinnovabili? Sul fondo del mare

Scoperto a largo delle Isole Canarie un giacimento di minerali necessari a fabbricare pannelli solari e turbine eoliche. E si apre il dibattito sull'opportunità di attuare estrazioni nelle profondità dell'Oceano

| Redatto da Meteo.it

Il futuro delle energie rinnovabili si trova nel fondo del mare? Se lo domandano gli inglesi dopo aver appreso che i ricercatori del Centro oceanografico nazionale hanno scoperto un importante giacimento sottomarino di minerali rari e necessari alla costruzione di dispositivi “green” come pannelli solari e turbine eoliche. Il team di scienziati, guidati dal dottor Bram Murton, ha condotto i propri esperimenti a largo dell'Oceano Atlantico, precisamente a 500 chilometri dalle Isole Canarie. È qui che si trova, a mille metri sotto la superficie del mare, la cosiddetta Tropic Seamount, una montagna alta 3mila metri con un grande altopiano sulla sua sommità.

Fondale marino in 3D

Proprio scandagliando questa superficie per mezzo di sottomarini robotici, il team di ricerca, inglobato nel progetto Marine E-Tech, è riuscito a scoprire uno strato di crosta scuro a grana fine di circa 4 centimetri di spessore. I successivi esami di laboratorio hanno accertato che nel materiale raccolto era presentetellurio, elemento usato per la costruzione di pannelli solari, in concentrazione 50mila volte superiore ai depositi di superficie. La roccia sottomarina conteneva inoltre alcuni rari elementi naturali impiegati per la produzione di turbine eoliche e altri elettrodomestici. Il team di Murton ha calcolato che le 2670 tonnellate di tellurio presenti su questo singolo costone di roccia costituiscano un dodicesimo della fornitura mondiale totale. E se i ricercatori continuano a dirsi dubbiosi sull'opportunità di iniziare un processo di estrazione mineraria in alto mare, c'è già chi è pronto ad aprire il dibattito sulla necessità di sfruttare le risorse sottomarine per creare energia rinnovabile. È tutto sul piatto della bilancia costi-benefici: le operazioni di scavo condotte con grossi macchinari  potrebbero infatti compromettere l'integrità dei fondali oceanici e le forme di vita che vi ci vivono.

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