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Studio tedesco: il bisfenolo A contamina alcuni cibi in scatola

Il Bisfenolo A è stato più volte posto sotto i riflettori. Il suo impiego nella produzione di lattine per cibi danneggerebbe la salute secondo uno studio tedesco.
CLIMA1 Marzo 2022 - ore 16:54 - Redatto da Redazione Meteo.it
CLIMA1 Marzo 2022 - ore 16:54 - Redatto da Redazione Meteo.it

Era il 2015 quando uno studio della EWG, un'associazione di consumatori americani, poneva l'attenzione sulla presenza di BPA negli imballaggi esterni, nei biberon per bambini e nel rivestimento interno delle lattine per alimenti, considerato già allora un pericolo per la salute, perché ritenuto responsabile dell'insorgenza di tumori, disturbi del sistema endocrino e riproduttivo, diabete e malattie cardiache. Cosa è cambiato in quasi vent'anni? Scopriamolo insieme.

Bisfenolo A: la situazione attuale

Dal 2015 a oggi il BPA è scomparso dagli imballaggi esterni e dai biberon per bambini, mentre continua a essere "troppo" presente nelle lattine per cibi in scatola. Questo è quanto sostiene da una ricerca portata avanti dagli uffici investigativi per il controllo alimentare e la salute degli animali di Baden-Wuerttemberg in Germania.

I risultati del monitoraggio - durato otto anni - che ha coinvolto numerosi alimenti confezionati in lattina sono stati resi noti in questi giorni. Lo studio tedesco ha analizzato più di 400 cibi in scatola e, a seconda del tipo di alimento contenuto, sono state rilevate quantità preoccupanti non solo di BPA, ma anche di CdB, ciclo-di-Badge. Si tratta di una sostanza chimica correlata al bisfenolo A da cui vengono prodotte resine epossidiche per rivestimenti.

La ricerca di bisfenoli (quelli interessati dalla ricerca sono in tutto 18, non solo il BPA) e derivati non è stata rilevata nelle lattine contenenti alimenti a base di frutta, verdura, latticini, oli vegetali e latte artificiale per neonati, mentre una forte presenza di CdB è stata trovata nei cibi in lattina a base di pesce, carne, salsiccia ma anche nel latte di cocco e nelle zuppe pronte.

Lattine e cibi europei meno contaminati di quelli asiatici

La ricerca tedesca ha permesso anche di scoprire che le lattine per alimenti prodotte in Europa, i cui cibi erano stati confezionati nei Paesi europei, non presentavano generalmente problemi. A essere più comunemente contaminate erano invece le lattine provenienti da alcuni Paesi asiatici. Sarebbero state evidenziate criticità legate all'impiego di lattine più vecchie, ma anche alla produzione di cibi all'estero secondo i vecchi standard.

Ricordiamo, infatti, che l'Unione Europea è intervenuta con il regolamento della commissione UE 2018/213, con il quale ha parzialmente rettificato la precedente ordinanza 10/2011. Il nuovo regolamento europeo ha introdotto restrizioni anche per il BPA usato in vernici e rivestimenti, prevedendo però la possibilità di utilizzare i materiali e gli oggetti verniciati o rivestiti con BPA immessi legalmente sul mercato prima del 6 settembre 2018, che possono essere impiegati fino ad esaurimento delle scorte.

Bisfenolo A nelle lattine dei cibi in scatola, quali alternative?

L'utilizzo delle speciali resine prodotte con il BPA e impiegate per il rivestimento delle lattine permette di evitare che gli alimenti entrino in contatto direttamente con il metallo, rendendolo resistente alle elevate temperature in fase di sterilizzazione dei cibi. Ma quante di queste resine vengono rilasciate negli alimenti stessi, per poi essere ingerite?

Viste le conseguenze che possono provocare nell'organismo la domanda assume un'importanza notevole. Se eliminiamo il Bisfenolo A dal rivestimento delle lattine, quali sono le alternative? Come già anticipato sono molti i bisfenoli e tra questi ce ne sono alcuni che possono essere impiegati al posto del BPA, come il bisfenolo S o o il bisfenolo F.

Quest'ultimo potrebbe rappresentare un'alternativa all'impiego del BPA nella produzione di materie plastiche. Ma le proprietà tossicologiche del Bisfenolo F dovrebbero ancora essere determinate che presentava livelli di bisfenolo F compresi tra 425 µg/kg e 6200 µg/kg. Non è ancora tuttavia chiaro se si tratti si contenuto naturale o contaminazione di processo.

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